Venezia74: Piazza Vittorio, il Microcosmo cittadino di Abel Ferrara

Piazza Vittorio, documentario di Abel Ferrara presentato fuori concorso alla 74ª Edizione del Festival di Venezia si presenta come un porto franco per un incontro multiculturale, etnico e plurilinguistico. Un nostalgico e romantico sguardo ad un’arteria centrale di Roma, Il rione Esquilino, alle spalle di Termini, principale snodo ferroviario che collega nord e sud, piazza Vittorio si mostra come un piccolo microcosmo situato all’interno della capitale. L’intenzione del regista è di fotografare la piazza prima e dopo la fase “globalizzazione”, riflettendo lo sguardo dei romani attraverso una prospettiva passata e presente attraverso intervalli di ricordi, aneddoti, interviste, momenti rubati e filmati di repertorio in bianco e nero, quando quello luogo era ricoperto da baracchi del mercato rionale.

Attualmente quelle capanne di legno e lamiera hanno lascito il posto al pullulare delle più svariate realtà immigratorie, nazionali e internazionali; questo ambiente è raccontato attraverso lo sguardo dell’immigrazione di ieri ed oggi, attraverso ricordi di anziani che dal nord o dal sud dell’Italia emigrarono nella capitale oltre quarant’anni fa, così adesso, la loro storia si intreccia a quella di altri individui che come loro hanno abbandonato la propria terra natale per una prospettiva di vita migliore; insieme ai nativi romani vivono congolesi, romeni e cinesi, americani e peruviani.

Notiamo differenze importanti tra gli immigrati di vent’anni fa rispetto a quelli di oggi; dove i primi si sono integrati all’interno del tessuto sociale della città, facendo proprie le caratteristiche linguistiche dialettali e usi e costumi grazie al forte senso di apertura che questa città ha dimostrato. Al contrario, ci spossiamo scontrare con culture molto più forti e incisive che rifiutano il processo di integrazione a favore delle proprie usanze e tradizioni che custodiscono con gelosia. È il caso della comunità latinoamericana che si ritrova sul Colle Oppio per festeggiare l’inizio di un nuovo ciclo Maya con danze, canti e momenti conviviali; è il caso di culture presenti e vive all’interno di questa collettività capitolina che conserva lingua e costumi natii alle nuove generazioni.

piazza vittorio abel ferrara 1

Piazza Vittorio è a metà strada tra il documentario e l’opera di denuncia e si mostra agli occhi della collettività capitolina con una nomea per l’attuale degrado tangibile; ma se Piazza Vittorio fosse in questo stato catatonico già da anni antecedenti l’arrivo dei negozi cinesi? Come cambierebbe la percezione della piazza stessa?
Lo stesso Abel Ferrara, in qualità di “immigrato” italo-americano, incentra questa narrazione sul confronto obiettivo del tema dell’immigrazione e della multiculturalità che ha alterato il volto di questa piazza romana; ma è attraverso il degrado che giungiamo alla conclusione che questo microcosmo nel corso di decenni è rimasto immobile e invariato nel tempo.

Il documentario a low budget, è realizzato con apparecchiature leggere e maneggevoli, senza utilizzo di apparecchi di illuminazione, così come la troupe ridotta all’essenziale lavora in modalità smart all’interno del territorio cittadino. Abel Ferrara non si cura dello stile ma di rendere diretto e accessibile a tutti il messaggio; utilizzando la filosofia del “buona la prima”, il regista non si cura della corretta esposizione o dei soggetti messi a fuoco così come la sua intromissione nel campo visivo. A tratti assume i caratteri del filmino familiare dove per alcuni istanti protagonisti del documentario diventano la giovane moglie e la piccola figlia in momenti di vita quotidiana.
Inoltre, il regista oltre a coinvolgere coppie di anziani, ristoratori del quartiere e giovani ragazzi africani che in cambio di qualche decina d’euro rispondono alle domande intimiste, così come per il coinvolgimento di colleghi e amici suoi “vicini di casa”: il romano Matteo Garrone e l’attore Willem De Foe che potremmo incontrare fare spesa lungo via Merulana.

Ferrara attraverso un reportage giornalistico si pone come mediatore, intercettando le differenti realtà culturali per sottoporle alla lente d’ingrandimento della sua telecamere per guardare, osservare e catturare realtà, sensazioni e riportarle senza filtri e senza una posizione ben definita, verso uno spettatore ignaro di questo microcosmo.

piazza vittorio abel ferrara 2

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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