Suburra – La Serie, un racconto di formazione criminale

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Abbiamo avuto il privilegio di vedere tutta la prima stagione di Suburra – La Serie, prima produzione di Netflix Italia.
Con lo stesso format già testato prima con Romanzo Criminale e poi Gomorra, Suburra amplia, allarga gli orizzonti narrativi, partendo come prequel del film, per inserire eventi inediti, nuovi personaggi e delineare i confini di una Roma in perenne lotta tra famiglie criminali.
Il concept di base è semplice: Samurai, uno dei pochi rimasti della Banda della Magliana, amministra gran parte degli illeciti romani, anche politici e amministratiti. Per ottenere più potere decide di far entrare la Mafia a Roma, favorendo un giro di affari tra Stato e Chiesa per quanto riguarda alcuni terreni di Ostia, città situata sul litorale romano, zona sotto il controllo della famiglia degli Adami, di cui fa parte anche Aureliano (Alessandro Borghi), il futuro Numero 8 della controparte cinematografica. Di contro a questa famiglia ci sono sempre loro, i rom, gli zingari, la famiglia degli Anacleti che vogliono una fetta della torta, come dell’accordo, per confermare e ampliare il loro potere nella Capitale. Tra questi seguiremo le vicende del giovane Spadino (Giacomo Ferrara), in conflitto con la propria famiglia esattamente come Aureliano. Un terzo che avrà problemi con il proprio padre sarà Gabriele, detto Lele (Eduardo Valdarini) figlio di un commissario di polizia che avrà mani in pasta nel giro di droga e prostituzione romana.

Quando questi tre si troveranno assieme per un caso fortuito, stringeranno una strana alleanza, che li porteranno ad essere il quarto incomodo nella trattativa delle tre fazioni criminali. Ad osservare tutto e tutti, la Chiesa, in questo caso rappresentata da Sara Monaschi (Claudia Gerini) e lo Stato, le vicende politiche viste dagli occhi dell’onorevole Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro).

Esattamente, cos’è Suburra – La Serie? Sono volti, colpi di arma da fuoco, sangue e loschi giri di affari. Ciò che ha reso il successo di serie tv quali Romanzo Criminale e Gomorra è stato proprio inserire il racconto in una contestualizzazione urbana ben precisa, motivo per cui torna un romanaccio ben distinto, come lo stretto dialetto dei zingari. Questo impercettibile elemento arricchisce di sfumature ogni personaggio, calandolo perfettamente nei propri panni. In special modo nella sfida interna di questi tre ragazzi che si sentono fuori dal mondo, in una realtà che gli sta stretta e con delle figure di riferimento, padri e fratelli al loro comando, che non li vedono.

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Suburra – La serie non cerca una rivoluzione nel genere, elemento che potrebbe anche essere di critica, ma in quest’ottica no, perché non parliamo di SKY ma di Netflix, della prima produzione nostrana e ancor più di rivoluzionare tutto, avevamo bisogno di una conferma. Con Romanzo Criminale e Gomorra venduti anche all’estero, si è cercata con onestà, una strada di successo, una strada per cui sembra abbiamo ritrovato la voglia di raccontare cere storie di genere e per cui, evidentemente, siamo apprezzati al di fuori del nostro Paese.

Di Suburra – La Serie ci rimangono le risate e mimiche isteriche di Spadino, gli occhi sbarrati di gioia e di rabbia di Aureliano, sicuramente il personaggio più riuscito anche in vista della sua evoluzione in Numero 8, con tanto di poster attaccato in camera quasi a presagirne un mutamento tutto palle e poco cervello, ma è proprio questo l’elemento che ci ha fatto innamorare di questo personaggio nella controparte cinematografica.

Al netto di quello che abbiamo visto, c’è da augurarsi una bella accelerata e un pizzico di coraggio in più in nella, si spera, seconda stagione.
Le carte in tavola sono state date e questa produzione ha degli ottimi assi in mano.
Scavare della psiche del male in questa storia di formazione affascinerà sicuramente ogni tipo di spettatore affamato di grandi storie.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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