La Battaglia dei Sessi, predicare bene e razzolare male

la battaglia dei sessi locandina1973, una partita di tennis tra la campionessa femminile Billie Jean King e il tre volte campione del mondo della categoria maschile Bobby Riggs, si sfidano in una partita che entrerà nella storia del tennis. Oltre ai meriti agonistici, la King cercava di rivendicare una parità di diritti delle donne, dentro e fuori il campo.

Non è assolutamente brutto l’ultimo film diretto dalla coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris (quelli di Little Miss Sunshine, per intenderci), ma c’è un enorme problema che rende poco credibile la ‘missione’ della morale del film, ovvero storpiare volutamente i fatti reali per arrivare a raccontare un fine fazioso, in questo caso, quello femminista, ma non nell’ottica della parità, ma da quel lato odioso ed estremista che vuole le donneal comando di un modo ipocritca, ancora oggi governato da uomini burocrati, cottorri, boriosi, maiali e tanti altri appellativi che forse, sono sempre troppo esagerati.

Nelle intenzioni e nelle parole di tutti i protagonisti c’è proprio la grande contraddizione di dipingere un periodo storico dove la donna era un oggetto umiliata costantemente dall’uomo. La realtà descritta e mostrata si tratta di una comunità prettamente maschile, dove le donne non hanno (o non vogliono?) mettere bocca in nessuna questione. La Giovanna D’Arco del momento sarà Billie Jean King che partendo da una richiesta economica, rivendicherà i propri diritti, negherà l’interesse per i soldi, per poi aggraparsi costantemente a questi, quando aderiranno ad una lega femminile di loro invenzione.
Il peggior lavoro, su due aspetti molto importanti è stato fatto sul personaggio di Bobby Riggs il quale viene costantemente emarginato da una superficie psicologica: in questa realtà falsa solo le donne hanno motivazioni, gli uomini si muovono solo dove punta il loro pene o il loro ego. Insomma, sembra un film scritto da Federica Sciarelli.

Bobby Riggs invece, con le sue dipendenze dal gioco d’azzardo e le scommesse, risulta un personaggio molto più complesso e quasi tenero nella sua interezza, senza nulla togliere alla parentesi omosessuale di Billie Jean che si inserisce in un racconto e in una società ancor bigotta che difficilmente accettava tali diversità. Purtroppo in questo film, Riggs viene descritto come un maiale viscido e schifoso, interessato solo all’aspetto economico e della pubblicità che porterà questa partita (ma anche la Billie Jean era interessata ai soldi, ma perchè solo Riggs viene dipinto come viscido opportunista? Boh). Nella realtà, Riggs e la Billie Jean erano grandi amici e la partita, oltre all’agonismo, era un favore reciproco che si sarebbero fatti, ognuno per i propri motivi. Erano e sono sempre stati ottimi amici, tanto che sul letto di morte, Riggs (deceduto nel 1995) ha voluto solo la sua famiglia e la sua unica amica, Billie Jean King.

Ha quindi senso storpiare pesantemente una storia per trasformare pesantemente personaggi solo per raggiungere fini che si perdono per strada tra morali che si contraddicono? Per noi no, ma lasciamo a ognuno la propria interpretazione e considerazione finale.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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