RomaFF12: Detroit, Vero Cinema di azione, reazione e dolore

detroit poster

In modo quasi del tutto inaspettato, Detroit distrugge e spacca intestino, fegato e polmoni, ma quanto cinema grandioso c’è dentro l’ultimo film di Kathryn Bigelow.
Storia realmente accaduta, metà anni ’60, una settimana di scontri ad opera di giovani movimenti di neri che, vedendosi ulteriormente calpestare i loro diritti umani, in special modo dalla polizia dei bianchi, mettono a ferro e fuoco la cittadina di Detroit. La polizia, forte del suo distintivo, abuserà del suo potere, uccidendo e perseguitando ogni ragazzo di colore lontanamente sospettato di aver rubato anche solo un pacchetto di gomme da masticare. Un evento di cronaca in particolare, vedrà una violenta azione della polizia, irrompere in un edificio, uccidere tre ragazzi neri senza un apparente motivo, per il solo sospetto che nell’edificio ci fosse un cecchino (ad oggi, mai trovato, come nello stabile, privo di qualunque arma da fuoco).
La mano della Bigelow è meno geometrica, prende la camera a mano e con una forza dirompente trasforma quelle risse, quella violenza, quei corpi di colore più volte picchiati gratuitamente, in una forma di linguaggio cinematografico di fattura e qualità elevatissima.
A denti stretti e con un senso di perenne nausea la Bigelow si muove, racconta la sua storia dalle risse cittadine fino nello stabile dove si è perpetuato il massacro, uno spazio piccolo, angusto, lercio e pregno di sudore e sangue degli oppressi e oppressori. Tutto il film è narrato quasi fosse un documentario serratissimo, senza lasciare un momento di respiro allo spettatore. I quasi 140 minuti vengono sparati direttamente in vena, con un documento audiovisivo che non cerca la faziosità, ma usa la denuncia per parlarci del sempre presente problema di razza, che non si presenta dal colore della pelle, ma da chi impugna l’arma verso il proprio obiettivo. Un gioco di potere e di rispetto che lascia attoniti e pietrificati. Uno thriller urbano atipico, quasi oltre il semplice film, catalogabile tra un documento audiovisivo e un’esperienza al limite della sopportazione, se riuscirete a guardarlo fino alla fine, troverete in ogni dettaglio, anche più macabro, una forma di cinema purissima, dalla velocità con cui la Bigelow ti inserisce dentro la storia, fino alla forza con cui il capitano della Polizia di Detroit aspira il bastoncino di nicotina che ha tra le dita.
Difficilmente ci sbilanciamo in momenti pieni quali i Festival cinematografici ma Detroit è stata un’esperienza cinematografica totale, disgustosamente vera.

Detroit kathryn bigelow

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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