TFF35: I tempi maturi di Darkest Hour – L’ora più buia

Già dato per vincitore ai prossimi Oscar nella categoria Migliore Attore Protagonista, Gary Oldman veste i panni di Winston Churchill nel Darkest Hour – L’ora più buia di Joe Wright (Anna Karenina, Espiazione, Orgoglio e Pregiudizio). Film di maniera ed eleganti idee registiche per quello che è un claustrofobico racconto di smarrimento, paura, incertezza nel Regno Unito che si affaccia sugli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

L’anno è il 1940, Hitler ha già ridotto gran parte dell’Europa a uno spettro di se stessa e Churchill viene nominato Primo Ministro per fronteggiare la più grande minaccia della recente storia britannica. Norvegia, Francia, Belgio, Polonia e altre nazioni sono già sotto scacco nazista, le città bombardate, milioni di persone uccise o in fuga dalle loro case, centinaia di migliaia di giovani al fronte son già morti e molti ancora periranno di lì a poco. Che fare? Questo il grosso interrogativo per il Palazzo di Westminster. Provare a intavolare trattative di pace col folle tedesco? Preparare un’offensiva o attuare un piano di difesa in caso di attacco?

Ore di sonno perse, pasti saltati, il dubbio sul non sapere che scelta prendere, il peso sulle spalle per quella che è per certo una decisione che per sempre cambierà la Storia, ecco gli affanni di Churchill, il quale tuttavia non rinuncia mai ai suoi sigari (meglio a stomaco vuoto, di prima mattina), al whiskey e ai consigli di sua moglie Clementine (inevitabilmente un po’ nell’ombra di un gigantesco Gary Oldman, ma anche la performance di Kristin Scott Thomas è solidissima).

darkest hour l'ora più buia

Tempi maturi quelli di Darkest Hour – L’ora più buia per parlare di un momento storicamente drammatico che ha scongiurato un dispendio ancor più gravoso di perdite umane e che ha, con ogni probabilità, impedito la vittoria del Nazismo (clamorosa, comica e inquietante la telefonata di Churchill, nel suo cesso privato, con Franklin Delano Roosevelt, l’allora Presidente degli Stati Uniti d’America). Tutto il film copre un arco cronologico di poche settimane (maggio 1940), ma la quantità di avvenimenti lo fanno sembrare un periodo ancora più lungo. I giorni sono scanditi chiaramente, quasi uno per uno, eppure si smarrisce completamente la concezione del tempo a forza di stare rinchiusi in corridoi strettissimi, nei quartieri generali del Regno Unito, nella metropolitana londinese, nelle sfarzose camere della residenza del protagonista o in quelle ancor più lussuose di re Giorgio VI (padre dell’attuale regina Elisabetta, qui interpretato da Ben Mendelsohn).

Claustrofobico e solenne, Darkest Hour – L’ora più buia riesce anche a essere paradossalmente divertente, esattamente come Winston Churchill, buffo nelle sue ossessioni (guai a non usare l’interlinea doppia quando si batte per lui qualcosa sulla macchina da scrivere!) e comico nel suo biascicare le parole tanto dal renderle spesso incomprensibili. Visionato durante la 35ma edizione del Torino Film Festival, che si avvia lentamente alla sua chiusura.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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