TFF35: Redacted e la profezia di Brian De Palma

Sulla locandina ufficiale della 35ma edizione del Torino Film Festival campeggiano lo sguardo magnetico di Kim Novak e il muso del suo gatto Cagliostro dal film Una strega in Paradiso (1958), ma – escluse le proiezioni a tema “felino” – la retrospettiva che ha entusiasmato i cinefili giunti nel capoluogo piemontese per il TFF è solo una: quella dedicata alla carriera di Brian De Palma.

Tra gli ultimi titoli del regista, Redacted (2007) è certamente quello che più ha scosso l’opinione pubblica dopo essere stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove De Palma vinse il Leone d’Argento, ed essere approdato nelle sale americane. La storia è questa: nell’aprile del 2006 a Samarra (Iraq) un gruppo di commilitoni trascorre il suo tempo a regolare il flusso di persone e autoveicoli che passano per un checkpoint, a fare umorismo da caserma, sfogliare riviste pornografiche, leggere romanzi come Death Speaks di William Somerset Maugham, giocare a poker con carte raffiguranti donnine nude, rievocare aneddoti di guerra, fare gli spacconi e, soprattutto, filmare ogni cosa che capiti loro. Ci si droga e si beve parecchio e va a finire che una ragazzina minorenne venga stuprata e uccisa. C’è chi vuole insabbiare tutto, c’è chi vorrebbe portare alla luce la verità. Come spesso accade, almeno nei film, le indagini non portano da nessuna parte.

Basato su fatti realmente avvenuti, Redacted è, sì, una critica alla politica estera americana, ma sarebbe riduttivo limitarsi a questo aspetto o a quello riconducibile agli orrori che la guerra genera da millenni. American Sniper, Good Kill, War Machine, tra i più recenti, sono tutti film che hanno voluto mandare un messaggio chiaro: gli USA non vogliono esportare nessuna democrazia in Medio Oriente, solo fare affari, e a rimetterci la pelle o, nel migliore dei casi, la sanità mentale sono i soldati inviati a combattere e la popolazione locale dei luoghi dove le truppe statunitensi sono stanziate.

Per dirla in parole povere, utilizzare un film per puntare il dito contro un sistema sbagliato come quello che governa gli Stati Uniti equivale a combattere una battaglia ad armi impari. La guerra è un business da miliardi di dollari, non potrà mai essere fermato. Redacted, pertanto, non mira solamente a questo e il film di De Palma, se riletto prospettivamente assieme alle opere precedenti del regista, diventa una riflessione sia sul cinema sia sul presente, con toni quasi profetici.

Il film stesso è un collage di filmati provenienti da economiche videocamere usate dai soldati, telecamere a circuito chiuso, registrazioni a bassissima qualità di attentati e decapitazioni, spicciolo giornalismo dal fronte con tanto di reportage creati artatamente, videoclip incorporati in pagine web. Persino la ripresa di uno scorpione trascinato via da un nugolo di formiche sembra uscire, identica, da Il Mucchio Selvaggio (1969) di Sam Peckinpah (un omaggio?).

Redacted è cinema che “si fa” cinema, di fatto De Palma destruttura gli usi e le consuetudini su cosa voglia dire girare un film e crea l’illusione che il suo lungometraggio si sia come girato da solo, frutto quasi esclusivo del reperimento di filmati e del loro montaggio. Così non è. Soprattutto, non è una novità. Si prenda Hi, Mom! (1970), il cui protagonista interpretato da un giovane Robert De Niro si apposta alla finestra per filmare in maniera amatoriale gente che si spoglia o impegnata in amplessi. Nulla di poi tanto diverso dai militari di Redacted che filmano se stessi e che si compiacciono nel parlare di fronte a una videocamera, costruendo verità e ripercorrendo eventi mai avvenuti. Inconsapevolmente, De Palma ha inconsapevolmente anticipato un’era in cui tutto viene filmato, rivissuto, rivisto, condiviso col mondo? Come se per essere vivi davvero bisognasse apparire su uno schermo? Redacted si erge dalle macerie di un mondo allo sbando e finisce con l’edificare una verità non corrispondente alla realtà.

D’altronde, le sue storie hanno spesso e volentieri narrato dello sconfinamento della finzione nella realtà e viceversa. Non è quello che è sembrato succedere per davvero nell’arco degli ultimi dieci anni? Un clown è alla Casa Bianca, un altro folle con un altrettanto bizzarro taglio di capelli minaccia di far saltare testate atomiche, la superficie terrestre è messa a dura prova dai cambiamenti climatici causati dall’Uomo, ogni aspetto della vita sta venendo digitalizzato (a partire dal sesso), ci sono troppi esseri umani che mai potranno trovare un impiego, il terrorismo è uno strumento usato per tenere sotto scacco e paura intere nazioni, l’aria è sempre più avvelenata dall’inquinamento e così via. Eppure, mentre siamo chini sugli smartphone o sui pc, tutto sembra così finto, astratto, virtuale, inesistente. Nessuna sconfitta e nessuna vittoria per il genere umano, semplice constatazione di una realtà oggettiva.

E mentre il TFF35 omaggia uno dei più amati registi viventi, gli appassionati di cinema attendono il suo prossimo film: il thriller Domino, in uscita nel 2018. E dire che qualche anno fa, dopo la tiepida accoglienza riservata al suo Passion e forse con un po’ di stanchezza sulle spalle dopo quasi cinquant’anni di cinema, De Palma aveva pure scherzato sul volersi ritirare e godersi una meritata pensione. Sarà stato il documentario su di lui diretto da Noah Baumbach e Jake Paltrow a fargli cambiare idea?

The American Dream is only a dream and our people need to wake up

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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