TFF35: Le risate amare di Morto Stalin, se ne fa un altro

Quella di Stalin è una serata nel segno della goliardia assieme ai compagni Nikita Khrushchev (Steve Buscemi), Georgy Malenkov (Jeffrey Tambor), Lavrentiy Beria (Simon Russell Beale) e Vyacheslav Molotov (Michael Palin). Battute oscene, barzellette mediocri, qualche vecchio western hollywoodiano proiettato in salotto, il reperimento della registrazione di un concerto di musica classica passato alla radio e infine l’infarto accompagnato dalla morte. Il panico. Come sostituire il leader? Complotti, sotterfugi, pugnalate alle spalle. È la Russia del 1953, momento chiave nella Storia del secolo scorso.

Il funerale sfarzoso, al limite del coreografato, e le guerre intestine per spartirsi il potere dopo l’improvvisa morte di Baffone sono i due poli narrativi attorno cui gravitano le sotto-trame e gli episodi secondari di Morto Stalin, se ne fa un altro. La pellicola di Armando Iannucci è stata una delle grandi sorprese della 35ma edizione del Torino Film Festival.

È giusto mettere alla berlina un’intera epoca e ridurre le purghe staliniane a del materiale da commedia? La vera impresa dei realizzatori dev’essere stata concepire l’idea di un divertimento bonificato dall’orrore. Sì, perché nonostante le fucilazioni di massa, i pestaggi, gl’interrogatori, i gulag siberiani, le torture fine a se stesse, la perversione delle anime e il sopruso della forza, tutto quel che viene mostrato in Morto Stalin, se ne fa un altro fa paradossalmente morire dal ridere.

morto stalin se ne fa un altro

Il film, che al TFF ha vinto il premio Fipresci e che ha conquistato stampa e pubblico, lascia che sia lo spettatore a immaginare cosa realmente sia stato il terrore messo in atto dal regime stalinista. Che sia giusto o meno ridere di quei tempi non costituisce un problema per chi ha realizzato Morto Stalin, se ne fa un altro, ma inevitabilmente chi guarda il film può porsi tale quesito.

Il punto è anche un altro, la Storia insegna che tutto passa, ci si dimentica in fretta di tragici avvenimenti o, se non altro, ci s’impara a convivere perché tollerare quel che è successo in passato è l’unico modo per sopravvivere. Lezioni imparate? Non sempre. Errori commessi in maniera identica a distanza di decenni? Molto frequente.

Già Mel Brooks aveva preso di mira criminali come Hitler, prima di lui Chaplin, qui in Italia si è fatta della comicità intelligente con Fascisti su Marte del geniale Corrado Guzzanti. Pertanto, con più ferocia o meno cattiveria, tutti i leader del mondo possono essere allegramente presi per i fondelli. Ancora, tra i vari titoli, lo sberleffo al capo nordcoreano Kim Jong-un di The Interview con Seth Rogen e James Franco. Si chiama satira e si può intuire il livello di QI dei politici a seconda di come reagiscono alle imitazioni o vignette che di loro vengono fatte. Ovviamente, qui nel Bel Paese il livello è rasoterra. Scherzare coi morti (Stalin, Hitler, Mussolini, …) non è necessariamente più semplice o più corretto, piuttosto la domanda dovrebbe essere: se il pubblico può ridere su qualcosa, può farlo con tutto? To be continued.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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