Chasing Trane – The John Coltrane Documentary, intervista al regista John Scheinfeld

Una delle persone più disponibili, professionali, gentili conosciute e intervistate tramite Vero Cinema è stata sicuramente John Scheinfeld, regista di documentari come U.S.A. contro John Lennon e molti altri su uomini di spettacolo quali Frank Sinatra, Bob Hope, Dean Martin, Bing Crosby, Ricky Nelson. L’abbiamo contattato per fargli qualche domanda sul suo ultimo lavoro: Chasing Trane – The John Coltrane Documentary. Jazz, spiritualità, Giappone, i Doors, filmati perduti e riportati alla luce. Una conversazione illuminante su cosa voglia dire essere un documentarista.

Quando hai iniziato a lavorare a questo documentario?

Nel 2014 il produttore Spencer Proffer mi ha proposto di fare un documentario su John Coltrane. Devo confessare che prima di Chasing Trane non ero ossessionato dalla sua musica. Come molte altre persone, inizialmente conoscevo solo album come My Favorite Things oppure A Love Supreme. Man mano che ho letto biografie su di lui, ho cominciato a pensare che si trattasse di una storia veramente unica. John Coltrane ha rappresentato l’antitesi all’idea dell’artista che conduce una vita dissoluta e finisce col morire giovane. Ha avuto anche lui i suoi problemi all’inizio della carriera, ma con grande forza di volontà e duro lavoro ha saputo sconfiggere i suoi demoni e iniziare un percorso musicale che l’ha portato alla grandezza. Una storia che ancora oggi può ispirare il prossimo. Sapevo di doverla raccontare a tutti i costi!

Ravi Coltrane, il figlio di John, è tra le persone intervistate in “Chasing Trane”. Non solo ha raccolto l’eredità paterna ed è diventato un ottimo suonatore di sax, ma ha collaborato anche in veste di consulente per il documentario. 

Sì, dopo aver scritto Chasing Trane ho voluto incontrare Ravi per descrivergli il tipo di film che volevo fare. Ci siamo incontrati per una colazione a Los Angeles e dopo aver ascoltato le mie idee, ha subito detto di essere entusiasta e mi ha dato il pieno supporto. Questo ha significato molto anche per via di tutte le foto, i filmini, gli oggetti appartenuti a suo padre che ci ha imprestato per le riprese. Ravi ha dato una mano anche durante il montaggio del documentario, dandoci dei preziosi consigli prima che venisse proiettato in prima mondiale al festival di Telluride nel 2016.

Per decenni i fan di Coltrane hanno atteso di vedere i filmini di famiglia che John e sua moglie Alice avevano girato a metà anni ’60. Fatta eccezione per qualche frammento apparso in precedenti documentari, quasi tutti questi filmati sono rimasti inediti fino a oggi. Com’è stato riscoprirli?

Il nostro obiettivo è stato quello di fare un documentario per tutti, non solo per i fan di Coltrane. Abbiamo voluto creare un ritratto d’artista in tutta la sua genialità e complessità. Una volta deciso come narrare la storia si è trattato di andare alla ricerca di tutti quegli elementi audio-visivi necessari per raccontare la sua vita. Quindi foto, interviste, filmati da concerti, registrazioni e via dicendo. Fortunatamente, Alice e John Coltrane avevano girato molti filmini in Super8 a cui Ravi ci ha dato accesso. Io e l’editor Peter Lynch li abbiamo proiettati e abbiamo deciso quali parti sarebbero state le più giuste per Chasing Trane. Guardare filmini di famiglia è sempre strano perché sono così personali, intimi, ma allo stesso tempo è proprio questo il motivo per cui sono così importanti per i documentari.

Tra questi filmati ce n’è uno girato all’interno del famoso Van Gelder Studio durante una session. Ci sono Coltrane, Jones, Garrison, Tyner. Il quartetto storico insomma.

Sì, si tratta di un filmato fatto dal bassista Art Davis durante la registrazione dell’album Ascension. Non solo non è mai stato visto da nessuno, ma neppure il figlio di Davis sapeva della sua esistenza. L’abbiamo ritrovato assieme a delle cianfrusaglie nel suo garage, nessuno l’aveva mai più proiettato negli ultimi cinquant’anni!

Una delle interviste più interessanti del tuo documentario è quella a John Densmore, il batterista dei Doors. La musica di quella band è sempre stata influenzata da Coltrane, lo si può sentire soprattutto nelle improvvisazioni concertistiche durante il tour del 1970. Com’è nata questa collaborazione?

Ci siamo conosciuti attraverso un amico in comune molti anni fa. Quando ho iniziato a lavorare a Chasing Trane lui mi ha detto non solo di essere un appassionato di Coltrane, ma anche di averlo visto più volte in concerto. Ho capito che lui avrebbe potuto descrivere benissimo agli spettatori l’esperienza di sentirlo suonare dal vivo. Sapevo di avere bisogno del suo contributo. Lui ha accettato di farsi intervistare e assieme abbiamo fatto diversi Q&A sul documentario qui a Los Angeles.

John Scheinfeld e John Densmore

Tutti i fan di Coltrane hanno aspettato e sperato per anni di vedere Denzel Washington interpretare il musicista in un biopic che però non è mai stato realizzato. L’attore ha comunque contribuito al tuo documentario come voce narrante.

Coltrane non ha mai concesso interviste televisive e l’audio di quelle fatte alla radio o dai giornalisti non era sufficientemente di buona qualità per essere usato in Chasing Trane. Tuttavia ha lasciato molte dichiarazioni alla stampa scritta, giornali e riviste, durante la sua carriera e credo che abbia sempre scelto le sue parole con cura. Perciò ho utilizzato quelle che per me sono maggiormente rappresentative della sua persona e le ho fatte recitare da Denzel Washington, il quale non ha esitato un istante ed è entrato a far parte del progetto subito dopo aver visto il primo montaggio provvisorio. La scelta è ricaduta su di lui non solo per la somiglianza con Coltrane e per essere ovviamente una delle più grandi star del cinema, ma anche perché è un attore che incarna quella sensazione di forza per la quale gli amici di Coltrane ricordano il musicista. Due persone molto simili tra loro Denzel Washington e John Coltrane.

I titoli di testa di “Chasing Trane” mi hanno ricordato alcuni album postumi del musicista: “Transition”, “Sun Ship”, “Om”, “Cosmic Music”, “Stellar Regions”, “Interstellar Space”. Come avete sviluppato l’idea di questo incipit a tema spaziale e stellare?

Grazie per averlo notato! Volevo che l’opening di Chasing Trane non assomigliasse a nessun altro e che catalizzasse l’attenzione degli spettatori immediatamente. John Coltrane non solo ha registrato gli album che hai menzionato, ma tutta la sua carriera ed esistenza è stata votata al viaggio spirituale, al trovare significati nell’universo. Ho cercato di spiegare le mie idee al nostro talentuoso graphic artist, Douglas Martin, e lui ha creato tutto ciò che vedi nei titoli di testa.

Una delle parti conclusive di “Chasing Trane” è quella riguardante il tour in Giappone che Coltrane e la sua band fecero nel 1966. Fu un momento chiave nella sua carriera e tu sei riuscito a recuperare delle informazioni e delle fotografie completamente inedite.

Quando ho fatto le prime ricerche sulla sua vita mi è stato subito chiaro che lui sia stato particolarmente legato all’esperienza del tour in Giappone e alle persone che lì conobbe, le quali manifestarono nei suoi confronti un interesse e un rispetto unici. Per raccontare questo capitolo della sua vita ci siamo rivolti a Yasuhiro Fujioka, il più grande collezionista di materiale riguardante John Coltrane. “Fuji”, così lo chiamano tutti, vive a Osaka e ci ha messi in contatto con una persona della Nagasaki Broadcasting Company dove, sepolte in archivio, c’erano circa venti foto di Coltrane in visita all’Hypocenter Park, un memoriale costruito per ricordare le vittime della bomba atomica. Poi una sera è successo qualcosa che non ci aspettavamo. Sempre tramite “Fuji” abbiamo conosciuto Seiki Yukimoto e Toshio Takabayashi, i quali hanno portato con sé un album fotografico pieno di foto di John Coltrane in Giappone. Furono scattate nel 1966 da un ragazzo, Kazuo Arai, che accompagnò il sassofonista durante i diciassette giorni di quel tour in Giappone. Sono circa 350 foto scattate in stanze d’hotel, dentro vagoni dei treni, aerei, dietro le quinte dei concerti, per strada. Senza l’ausilio di questo materiale fotografico non avremmo mai potuto ricreare l’esperienza di quello che è stato l’ultimo vero e proprio tour che Coltrane riuscì a fare prima di morire, circa un anno dopo, nel 1967.

(Intervista a John Scheinfeld, regista di “Chasing Trane – The John Coltrane Documentary”, condotta da Simone Tarditi nel novembre del 2017)

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
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-Jim Morrison
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