Corpo e Anima: esseri viventi, amore, carne avariata e disfunzioni varie

Orso d’Oro alla 67ma edizione della Berlinale, Corpo e Anima è arrivato nelle sale italiane grazie alla Movies Inspired (Good Time, Free Fire, High-Rise tra i titoli del loro catalogo). Nuovo lavoro della regista ungherese Ildikó Enyedi, il film sarà probabilmente nella cinquina degli Oscar come Miglior Film Straniero assieme a Loveless, Foxtrot, The Insult e The Square. Se non altro è un augurio che si può fare.

In un mattatoio di bovini s’incontrano il direttore del personale Endre (Géza Morcsányi, attore 65enne al suo esordio cinematografico) e Mária (Alexandra Borbély), addetta al controllo qualità carne. Due corpi, due anime, due solitudini, due tipi di affetto. Personalità spigolose, inizialmente incompatibili, che in virtù di una trovata narrativa virante al “fantastico” si ritrovano nei medesimi sogni arborei e cervidi. Due animali circondati da carcasse animali, corpi svuotati da interiora, ripuliti, fatti a pezzi, controllati, classificati, prezzati, venduti. Peso e valore le due coordinate di mercato.

Lei è totalmente fuori dal tempo, un concentrato di nervosismo impalpabile, di schematismi cinetici e mentali, gesti riprodotti in serie. Lui, con un penzolante braccio paralizzato, è il ritratto di un uomo appassito, scheletrico come un albero che ha superato le sue migliori stagioni, senza più desideri se non il tirare a campare. Tra i due c’è un divario di sensibilità, di esperienze, di capacità di stare al mondo, ma c’è anche una voragine generazionale: lui potrebbe essere il padre di lei (nel mondo vero, non quello del cinema, l’attore è del 1952 e l’attrice del 1986, trentaquattro anni di differenza).

Corpo e Anima è una storia di personaggi capaci di rinunciare alle immagini che di sé hanno voluto creare, di cambiare, di adattarsi per poter sopravvivere a se stessi. Due individui dominati dai propri sogni, che sotto le spoglie “bestiali” di un cervo e una cerva si ritrovano nel medesimo materiale onirico. Un coacervo (si perdoni l’irresistibile utilizzo di un sostantivo tanto desueto) di desideri celati durante la fase di veglia.

Ciò che sbalordisce di Corpo e Anima, nonché motivo per cui il film sta ottenendo un notevole successo internazionale, è di come un’idea tanto semplice (due persone che s’incontrano in uno stesso sogno, quasi una trovata alla Woody Allen) sia anche tanto brillante e in grado, da sola, di trascinare una vicenda come milioni d’altre, cioè l’inizio di una relazione tra un uomo e una donna. Un sogno prolungato che termina proprio quando è lì lì per prendere forma. Corpi come involucri per contenere anime, anime imprigionate dentro corpi. L’amore.

Nell’intervista di Vero Cinema ad Anna Biller in occasione della release in home-video del suo The Love Witch, la regista ha detto “È interessante che un tema come l’amore sia assente dal cinema di oggi a tal punto da far sorprendere gli spettatori quando invece viene mostrato sul grande schermo”. Tutt’altro film questo Corpo e Anima, ma in comune c’è una medesima concezione di cosa possa essere una love story quando viene privata della componente edulcorata che è invece tipica delle zuccherine commedie sentimentali hollywoodiane (e italiane). L’amore può essere una forma d’estasi difficile da ottenere subito, ma raggiungibile. Un atto d’illuminazione e presa di coscienza, non necessariamente qualcosa che deve durare in eterno a tutti i costi. Un attimo racchiuso nel tempo e nello spazio. L’unione di due corpi e di due anime.

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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