Da Metropolis a Blade Runner 2049: la sublimazione del rigore geometrico

La stupefacente struttura urbana che il Blade Runner 2049 di Villeneuve ci ha riproposto – qualora ve ne fosse stato il bisogno – ha ampliato l’immaginario dell’agglomerato urbano distopico con cui già il suo predecessore ci aveva incantato. Mai come all’interno dell’universo narrativo di Blade Runner, infatti, lo spettatore aveva potuto quasi toccare con mano i maxi schermi, le vetture, i palazzi di un’ambientazione futuribile. Oggi che il cineasta canadese ce ne rammenta i caratteri salienti – aggiornandoli di più di trent’anni, ça va sans dire – pare quantomeno interessante, prima che utile, tentare di capire quali siano i suoi predecessori più influenti proprio a livello scenografico, di ambientazione e di gestione dello spazio.

Impossibile allora non pensare a Metropolis di Fritz Lang. Dramma sociale più ancora che parabola distopica, Metropolis resiste al tempo per contenuti sempre attuali, ahi noi, e per la già citata capacità di aver ipotizzato una struttura urbana coerente, che ha poi influenzato buona parte del cinema di fantascienza moderno e contemporaneo. Dai propri grattacieli arroccati nella parte alta di Metropolis, un’élite capitalista governa sulla popolazione quasi totalmente costituita da operai, è il 2026. Mentre lo scienziato che ha progettato le macchine da lavoro della città sta per realizzare un prototipo di uomo-androide in grado di lavorare illimitatamente, il figlio dell’imprenditore/dittatore di Metropolis visita i luoghi di sfruttamento della massa proletaria: arringati da una presenza femminile profetica (Maria, non a caso) stanno preparando una rivolta tanto rischiosa quanto salvifica.

La pellicola di Lang delinea da queste premesse un immaginario di modernità estrema, fortemente caratterizzato da certi temi espressionisti ricorrenti e da una capacità unica di curare l’inquadratura. Metropolis è dunque la sublimazione del rigore geometrico, dell’ordine degli oggetti in scena e della messa in quadro ampia, fatta di campi lunghi e totali. Lo spettatore ha allora chiaro ogni spazio e di conseguenza tutti gli oggetti che ne fanno parte, ed è qui che risiede la migliore qualità del film.

Un progetto scenografico difficilmente decodificabile per l’occhio dello spettatore del 1927 viene qui realizzato con una tale premura da riuscire a rendere visibile e credibile un’idea spaziale assai complessa: i palazzi avveniristici, le strade a mezz’aria, le enormi macchine che trucidano gli operai sbadati; e ancora l’androide che sostituirà Maria per sabotare la rivolta (massima espressione di modernità) affiancato per contrasto al giardino arcadico in cui risiede il figlio del magnate dittatore (luogo di massima perfezione naturale).

Espressionista nei contenuti ma non nella forma, il cineasta austriaco si contrappone dunque ai giochi di luci ed ombre, di ambigui vedo-non vedo tipici dei suoi omologhi coevi (Murnau, Wiene), preoccupandosi invece di mostrare il più possibile e senza alcun potenziale fraintendimento che aggiunga complessità ad altra complessità. Ne risulta un effetto di ordine e di pulizia che l’inquadratura espressionista non aveva mai reso in precedenza. Ecco che il lavoro sull’ambiente della metropoli distopica di Ridley Scott prima e poi di Denis Villeneuve ha la possibilità di poggiarsi su un pilastro incredibilmente anticipatore, precursore delle città del futuro poi ipotizzate da innumerevoli prodotti cinematografici.

Ma se gli aspetti formali di Metropolis troveranno eredi più o meno degni, difficilmente rivedremo tematizzate con un simile slancio dirompente le questioni legate alla meccanizzazione, allo sfruttamento, alle disuguaglianze sociali: Fritz Lang realizza un’opera dal forte impatto politico, capace di rimanere attuale nei decenni proprio per mezzo del suo sguardo pioniere, unito poi a suggestioni visive (le stesse che ispireranno la fantascienza sopra detta) e tematiche (Maria come rappresentante di una fede fonte di salvezza) che fanno di una grande pellicola un capolavoro senza tempo.

Alessandro Fiesoli

Alessandro Fiesoli

"The deer has to be taken with one shot. I try to tell people that - they don't listen".
("Il cacciatore", 1978)
Alessandro Fiesoli

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