iZombie son tornati!

izombieDa alcuni anni a questa parte, la mania degli zombie è dilagata a più non posso, riconoscendo in George A. Romero una certa paternità del “genere”, siamo passandi dalle ambientazioni apocalittiche di 28 Giorni Dopo (regia di Danny Boyle) e World War Z (Marc Foster, 2013; trasposizione cinematografica del romanzo di Max Brooks, World War Z. La guerra mondiale degli zombi, titolo molto esplicativo), a film più scanzonati che ironizzano sul fenomeno dello zombismo come il british L’Alba dei Morti Dementi (Edgar Wright, 2004) o Benvenuti a Zombieland (debutto del regista Ruben Fleischer, 2009).

Tuttavia, il mondo della serialità non può restare indietro a questo fenomeno entrato prepotentemente all’interno dell’immaginario letterario e cinematografico contemporaneo, affidando alla figura dello zombi un ruolo preminente e da protagonista; basti pensare a The Walking Dead, Santa Clarita Diet (serie originale Netflix con protagonista Drew Berrymore e Timothy Olyphant) o al nostro specifico caso iZOMBIE.
Solo dieci anni fa, ci eravamo abituati a vedere la città di Seattle invasa da vampiri e licantropi nella celebre saga Twilight mentre adesso è diventata la capitale della patria degli zombie.
Ormai giunta alla terza serialità, iZOMBIE ha ottenuto un’accoglienza positiva da parte della critica tanto da garantirsi un seguito che la CW trasmetterà a partire dal prossimo 26 febbraio; mentre in Italia le previsioni di messa in onda prevedono la sua uscita non prima della stagione autunnale 2018, sul canale Premium Action.

Questi zombie, come avevamo già visto nel film Warm Bodies, sono creature non-morte che godono – in parte – del libero arbitrio, che permette loro di provare ancora emozioni e sensazioni molto simili a quelle umane; basta che la fame di cervelli non prenda il sopravvento perché in quel caso si rischia di perdere definitivamente qualsiasi relazione con il mondo circostante e la realtà, raggiungendo, così, la modalità zombie completa (occhi rossi sangue, forza sovrumana e azioni incontrollate).
Facciamo un breve refresh generale sulla trama: Olivia Moore (Rose McIver), giovane e promettente studentessa di medicina, durante un party finito male si ritrova vittima degli eventi;  si sveglia dentro un sacco per cadaveri e con un’incontrollabile fame di cervelli. La trasformazione in un morto vivente la porterà non solo ad un look dark gothic ma anche a mutare i rapporti con le persone che la circondano: la famiglia, lo storico fidanzato Major Lilywhite (Robert Burckley già conosciuto per One Tree Hill), gli amici come Peyton Charles (Aly Michalka) e il lavoro. Per ovviare al suo appetito animalesco si fa assumere come medico legale della polizia dal dottor Ravi Chakrabarti che presto diventerà suo complice e inizierà vari test nel tentativo di indentificare una cura a questa “malattia”.

Tuttavia, la dieta riccamente proteica di Liv, per gli amici, le frutterà il titolo di sensitiva grazie ai flaschback nelle vite altrui; si ritrova, così, ad affiancare il detective Clive Babineaux per risolvere casi di omicidi e aiutarlo a guadagnarsi il rispetto dei propri colleghi.

Però ogni pranzo di Liv, è una costate e momentanea incognita, “Di chi ho mangiato il cervello? E da quale personalità sarò sopraffatta?”

“Curiosità sullo zombismo:
sapere che sei sotto l’effetto del cervello di un altro,
non sempre ti frena dall’agire secondo i tuoi impulsi.”

Ben presto la polizia si troverà a indagare su un gran numero di sparizioni, perpetrate da un gruppo di spacciatori di Utopium (nuova droga sul mercato) di cui è a capo Blaine “DeBeers” (David Anders, interprete in Alias); il quale inizierà un commercio di cervelli riservata ad una clientela d’élite e ben presto Liv saprà di non essere più sola!

La trama si infittisce sempre più quando entra in gioco prima l’FBI e poi la Max Rager, multinazionale che commercializza una bevanda energetica, la quale insieme ad un taglio particolare di Utopium ha provocato la deflagrazione dello zombismo. Da qui in poi la trama di base si concentrerà sul contenere tale fenomeno al fine di evitare un’apocalisse zombie.

Tuttavia, non può non mancare l’elemento amoroso nella trama di iZOMBIE, che mette in discussione la possibilità di una relazione tra umano e zombi e dei possibili effetti che può provocare un rapporto carnale al membro della coppia sano. Nel corso delle tre stagioni, Liv avrà varie fiamme che si susseguono tra cui il musicista Lowell Tracey (Bradley James, re Artù nella serie Merlin e che presto vedremo nella seconda stagione de I Medici nei panni di Giuliano de’ Medici), il misterioso poliziotto Drake Holloway (Grey Finley, protagonista in La Vita Segreta di una Teenager Americana) e per finire in bellezza con l’introverso soldato Chase Graves (Jason Dohring, il Logan Echolls di Veronica Mars).

La serialità, in oggetto, è frutto di un parziale adattamento dell’omonima serie a fumetti ideata da Chris Roberson e Michael Allred; questo aspetto emerge prepotentemente dal prodotto televisivo non solo per la sigla stessa di iZOMBIE ma anche dai vari intermezzi che scandiscono le varie sotto parti di ogni singolo episodio. La natura cartacea del fumetto è ripresa con insistenza dal modello televisivo, attraverso una simulazione visiva del formato; l’impaginazione a gabbia si uniforma ad un sistema animato, che trae ispirazione dal taglio orientale dove ogni episodio può essere paragonato ad un volume tankōbon di una serie, contenente al suo interno differenti capitoli. I margini dei nostri televisori, dei nostri computer o dei nostri mobile devices diventano così i margini neri, che potremmo avere nel formato cartaceo, entro i quali si sviluppa la vignetta.

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Già dalla sigla animata iniziale si percepisce questa forte interconnessione ibrida tra fumetto e serie tv; dove il susseguirsi di 9 quadranti, accompagnati dai riquadri narrativi rappresentano una sorta di riassunto generale che sottolinea le linea guida intrapresa dalla trama.

L’aspetto fumettistico di iZOMBIE rispecchia uno stile realistico dove vengono rispettati i canoni classici legati alle proporzioni ideali dei personaggi, fedeli alla realtà, insieme ad un utilizzo delle ombreggiature realizzate per mezzo di campiture nere.
Inoltre, l’inizio di ogni capitolo è introdotto da una vignetta collegata ad una didascalia che lentamente inizia a dissolversi per entrare gradualmente all’interno della scena animata.

Un altro elemento che non può mancare è rappresentato dalle scene rapide, molto descrittive che mostrano Liv alle prese con i fornelli per cucinarsi qualche stravagante pietanza a base di cervello; questo momento richiama quelle vignette d’azione che, in termini di messa in scena, vengono rese attraverso delle accelerazioni e isolando questo momento dal resto della narrazione. Viene, in questo modo, riprodotto quel gusto tipico del programma televisivo culinario sullo stile della Prova del Cuoco, con inquadrature in plongée, tagli sulle mani e sulle varie fasi di preparazione fino all’impiattamento finale.

Inoltre, non può mancare nell’alimentazione di ogni zombi una nota piccante che contribuisce a rendere la vivanda più apprezzabile; già i giovani alieni di Roswell prediligevano la salsa tabasco e pure qui si rivela l’ideale per rinvivire le membra morte delle nostre creature scolorite.

In iZOMBIE si ha uno studio attento e misurato tra differenti codici e formati; dal formato fumettistico a quello televisivo della messa in scena dove si ha non solo un sapiente uso delle zoomate o delle accelerazioni dei frame ma anche il lettering ha la funzione di integrare e rendere omogeneo l’aspetto visivo basandosi su quello testuale.

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Assolutamente spassoso e divertente è la resa che Rose McIver dà del suo personaggio quando è sotto l’influsso di un altro cervello; da qui è possibile vedere la grande versatilità di questa attrice che di volta in volta la vediamo come stalker, come patriota, come salutista, come giustiziere, come mago o dominatrice. I suoi atteggiamenti, le sue movenze e le sue patologie si adattano di volta in volta facendo di Liv ora una psicopatica ora una psicotica.

iZOMBIE è un prodotto televisivo mediamente riuscito che nella sua ibridazione di generi narrativi crea un pacchetto ben confezionato e senza troppe pretese, mettendo in scena la giusta dose di dramma e di comicità. Assolutamente un piatto da provare, per chi ancora non si sia avvicinato a questa cucina stravagante

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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