Super Dark Times, tempi oscuri in una società opprimente

super dark times posterL’adolescenza è senza dubbio il periodo più importante di ogni essere umano, in un’età che va dai 14 ai 18/19 anni, molti teenager sono soggetti a forti cambiamenti; fisici, psicologici, di qualsiasi natura ed entità, dove il bullismo, la scoperta del sesso, dalle droghe leggere, delle relazioni sociali fanno da temi principali per molti adolescenti che crescono con le loro paure, insicurezza, delusioni, incuranti dei pericoli del mondo circostante.

L’opera prima del regista Kevin Philips, Super Dark Times, è la summa di tutto quello che è accaduto post massacro della Columbine High School avvenuto nel 1999, nella società americana e di tutto quello che sentiamo ogni giorno nei telegiornali e nei fatti di cronaca nera. Dopo essere stato ben accolto al Festival di Cannes nel 2015 con il cortometraggio Too Cool For School, il regista torna nel mondo dei giovani per raccontare una storia nera di turbamenti e inquietudini adolescenziali. Zach (Owen Philips) e Josh (Charlie Tahan) sono due migliori amici, cresciuti nelle periferie suburbane di New York, negli anni 90s, trascorrono le loro giornate alla ricerca del primo amore, dei fumetti, dei film, dei videogame, della popolarità tra i loro coetanei. Tutto però cambia quando a seguito di un’incidente, un loro compagno perde accidentalmente la vita. I giovani elaborano il dolore in maniera differente e quella che sembrava una solida e innocente amicizia finisce col trasformarsi in un incubo fatto di impulsi ed istinti omicidi.

Super Dark Times, fa parte di quel filone dei teen movie indipendenti di cui probabilmente Donnie Darko ne è e ne resta il capostipite per eccellenza. Pur non toccando tematiche fantastiche come il cult di Richard Kelly, il film non si discosta di molto dai generis (Mean Creek), criticando quello specchio di società troppe volte ignorato (vedi anche l’acclamato horror It Follows di David Robert Mitchell) dai grandi e dove ci si trova a dover fare i conti solo successivamente, quando la tragedia è ormai avvenuta.
Kevin Philips dirige con un tono “Super” cupo e dark, senza risparmiarsi sulle sequenze di violenza e sulla crudeltà delle immagini, riuscendo comunque a creare una perfetta alchimia tra i protagonisti, dove a spiccare è senza dubbio l’inquieto e disturbato Josh (Tahan, già visto in pellicole quali Io sono Leggenda), vero one man show del film, personaggio disturbato e ben interpretato, tra i vari tic e gesti infantili di una naturalezza impressionante. C’è grande cura anche nei dettagli ed omaggi ai grandi cult, quali appunto Donnie Darko (nel film ci sono spesso accostamenti con inquadrature sul Presidente in carica come nel film di Kelly), o la katana (un altro possibile omaggio/citazione a Tarantino e al suo Kill Bill), o i classici occhiali da sole Ray-Ban wayfarer, altro oggetto che fece la fortuna di Tom Cruise nel lontano 1983 nel film di Paul Brickman Risky Business e che abbiamo anche rivisto di recente nella seconda stagione di Stranger Things. Da lodare sono anche le sequenze oniriche, davvero ben curate, che Josh a seguito dell’incidente comincia ad avere, contribuendo ad accrescere il senso di paranoia nel protagonista.

Super Dark Times è un film destinato a diventare un piccolo cult underground tra i neofiti del genere, anche se con elementi già visti più volte sul piccolo e grande schermo (vedi anche la recente serie tv Netflix, The End of the F***ing World) riesce comunque a contraddistinguersi dalla massa per le sue atmosfere thriller a tinte horror, per la perdita dell’innocenza, ma soprattutto la scoperta della morte che ad oggi resta ancora la grande paura dell’uomo moderno.

super dark times 1

Alessio Italiano

Alessio Italiano

"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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