Innamorarsi di un brutto film: The Cloverfield Paradox

the cloverfield paradox vero cinemaCerto, J.J. Abrams non ama rendere le cose facili alle persone che lo circondano, tanto meno a noi che organizziamo un calendario quotidiano di pubblicazioni che difficilmente ci ritroviamo a modificare, proprio salvo casi eccezionali.
Ed eccoci qui, con un caso eccezionale, l’aver reso disponibile a tutti i paesi che usufruiscono del servizio Netflix, il terzo film del franchise Cloverfield, dal titolo The Cloverfield Paradox con un annuncio a sorpresa durante l’ultimo Super Bowl conclusosi da poche ore. Dopo mesi di rumor e di nessun materiale ufficiale, nel giro di appena due minuti, rivelazione del titolo ufficiale, primo spot e annuncio finale: il film è già pronto, già montato e in attesa di essere visto. Dove? Su Netflix. Quando? Da ora.

Dietro queste manovre di marketing, facilmente puntiamo il dito in un nome in particolare che figura anche qui tra i produttori: J.J. Abrams. Non ne siamo sicuri ma possiamo ricondurre facilmente queste scelte di segretezza alle sue tipiche manovre di depistaggio. Rendiamoci conto che nel 2008, quando produsse Cloverfield, riuscì in un’impresa titanica, quale non far trapelare neanche un minimo di notizia o immagine riguardo il mostro che, attaccando la città, avrebbe messo in fuga i protagonisti del film, riprendendo tutto con una handycam (abbiamo riflettuto sul valore della memoria digitale quando abbiamo visto Blair Witch).

Poi, a sorpresa dopo anni di silenzio, nel giro di appena due o tre mesi, venne annunciato e poi portato subito al cinema 10 Cloverfield Lane, titolo apprezzatissimo che rendeva l’operazione di questo nato franchise, interessante e audace: creare una sorta di serialità cinematografica, mantenendo un nome base per tutti i film – Cloverfield – e raccontando diverse storie che gravitassero attorno alla più sfrontata fantascienza. L’operazione riuscì, il progetto prese piede per davvero, i fan attendevano un terzo capitolo.

The Cloverfield Paradox dunque arriva così, di colpo, con un grande carico di aspettative sulle spalle.
Bisogna essere onesti, dicendo subito che tra tutti e tre i film, questo è quello più mediocre, senza una vera e propria idea originale, ma nella sua realizzazione approssimativa, è un prodotto che nuovamente mescola le carte del franchise (o universo cinematografico), difatti già dal promo mostrato, questo capitolo si pone come tassello essenziale per capire gli eventi del primo capitolo, ad oggi quello che ha continuato a vivere di un alone di mistero che mai è riuscito a dare tutte le risposte.
Premessa che viene totalmente tradita, rileggendo quegli eventi quasi non curandosi di alcuni dettagli imprescindibili. Oppure, semplicemente, il film amplia una narrazione fatta di misteri e ipotesi che nel lontano 2008, potevamo solo argomentare tirando a conclusioni strampalate. Questo fatto però, pone un altro focus su tutta la natura produttiva della serie: se con 10 Cloverfield Lane l’idea era appunto di assistere a tanti diversi film, che raccontassero tante e diverse storie senza nessuna connessione narrativa, questo film cerca di ampliare questa visione, mostrandoci come sia alta la possibilità che tutti e tre i film usciti finora siano narrati tutto nello stesso universo, in diverse frazioni e segmenti di storia, ma tutti fanno parte di tasselli nel raccontare la più grande invasione terrestre da parte di mostri, alieni e altre forze oscure, di cui questo The Cloverfield Paradox cerca di dare spiegazione e origine, pur rimanendo sempre molto confusionario.
Difatti è innegabile come nonostante la libertà narrativa del genere, il film sia notevolmente un passo indietro ai primi due, trovando con uno script molto approssimativo e una recitazione tra le peggiori viste negli ultimi anni.

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Sono rare quelle occasioni, ma necessitano di un passaggio tutto loro, motivo per cui The Cloverfield Paradox è veramente un film brutto (scritto male, al limite della logica, recitato peggio), ma situato all’interno di una cornice narrativa e produttiva del genere, assume improvvisamente forme più sinuose e divertenti. Il format funziona, ancora di più se inserito in una distribuzione streaming, difatti ragionando globalmente, ci rendiamo conto di come Netflix sia effettivamente il miglior mezzo con cui far proseguire la saga (si parla già di un quarto capitolo in fase di riprese in arrivo ad ottobre 2018) dato che per i motivi già citati poc’anzi, portare al cinema The Cloverfield Paradox sarebbe stato un suicidio, ucciso da incassi sicuramente non esaltanti e una critica che, come stiamo già vedendo, ha cominciato la sparatoria senza fine sul film.

Ma noi, nonostante ne condividiamo gli evidenti difetti e limiti, ci siamo divertiti e ne riconosciamo il valore come interessante modus operandi per proseguire il franchise sotto quest’ottica narrativa. Ormai siamo in balia di tanti dubbi sulla storia in generale vista finora e già prevediamo come il quarto capitolo cambierà nuovamente carte in tavola, facendoci arrabbiare o appassionare di più alla saga.
I titoli che sembrano preannunciare ogni cosa: The Cloverfield Paradox, un film brutto che ci è piaciuto. Paradosso.

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Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
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