Seeyousound 2018: su The Potential of Noise, Betty, Radio Kobani

La quarta edizione del Seeyousound – International Music Film Festival si è conclusa il 4 febbraio 2018, ma c’è la necessità di parlare ancora di tre documentari visionati durante i giorni di programmazione. Tre prodotti diversi tra di loro, a livello tematico, a livello narrativo, a livello geografico, ma con un scopo simile: raccontare una storia vera agli spettatori.

BETTY – THEY SAY I’M DIFFERENT (Phil Cox, 2017)

Betty Davis. Condivide un simile nome e un uguale cognome acquisito con la star del cinema, ma è regina e pioniera del funk, sposata con il trombettista Miles Davis e … scomparsa misteriosamente dalla circolazione da decenni. Cosa l’è successo? Dov’è? Perché è uscita di scena quando il successo stava arrivando? Se Betty – They Say I’m Different ha un merito è quello di parlare più della Davis come persona che come performer. Dall’incontro con Jimi Hendrix a quello con il futuro marito (nonostante non è che amasse poi così tanto il jazz, eh), emerge il ritratto di una donna solitaria, non amante delle interviste, fortemente legata al padre e assolutamente non intenzionata a tornare a incidere musica. La sensazione di non avercela fatta fino in fondo è accompagnata da quella di essere stata troppo avanti per la propria epoca.

Incompleto e inappagante tanto per chi conosceva già la cantante sia per chi ne aveva solo sentito parlare e non l’aveva ancora ascoltata. Cinquanta minuti di durata e un poco didascalico. Si sarebbe potuto fare di più. Onore al merito comunque per aver dato qualche risposta e portato alla luce frammenti di verità.

RADIO KOBANI (Reber Dosky, 2016)

Scenari da fine del mondo, apocalittici. Città distrutte, semi-abbandonate. Pioggia e fango. Cadaveri decomposti. ISIS e Facebook. Teste senza corpo, corpi senza testa. Fetore, ossa, vestiti ammuffiti. Lamiere, cemento, polvere. Morte ovunque, ma anche un lento ricovero e un ritorno alla vita. Radio Kobani mostra tutto questo orrore filtrandolo attraverso l’unica emittente radiofonica rimasta a Kobane per opera della resistenza di una ragazza kurda. Un documentario potente, più reale di così … si muore, letteralmente. Grande lavoro di regia e montaggio.

THE POTENTIAL OF NOISE (Reto Caduff & Stephen Plank, 2017)

Conny Plank (1940-1987) non è stato un semplice produttore discografico, ma un creatore di suoni, un architetto della musica. Ha aiutato band a trovare se stesse, a reinventare il proprio sound facendo sì che le loro canzoni diventassero eterne e in grado di non invecchiare con l’inevitabile passare del tempo. Ha segnato un’epoca e ispirato la generazione successiva di tecnici del suono. Devo, Underworld, Ultravox, Neu!, Kraftwerk, sono alcuni gruppi da lui prodotti. In The Potential of Noise, il figlio Stephan prova a scoprire qualcosa in più su suo padre, scomparso quando lui aveva solo tredici anni.

Basta una sola immagine per sintetizzare il genio di quell’omone seduto dietro il mixer: lui che in Giappone, nell’ultimo viaggio della sua vita, registra uomini che giocano a pachinko e pensa a come convertire quel rumore in musica. Un viaggio fatto di polaroid, strumentazione, vinili, krautrock, nastri magnetici, filmati d’epoca e di uno studio di registrazione che non esiste più ed è stato rimpiazzato da altro (come mostrato, similarmente, nel breve documentario Loud Places mostrato nella sezione 7Inch del festival Seeyousound). The Potential of Noise è l’impossibile venire a capo di enigmi artistici, familiari, professionali, ma quanto affetto e quanto amore sovrastano il muro di synth in loop e innovazioni pioneristiche eretto da Conny Plank.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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