Berlinale68: L’isola dei cani di Wes Anderson

isola dei cani vero cinemaSeguendo una scia tematica già intravista nel precedente cortometraggio Cat Days, alla Berlinale gli occhi sono tutti puntati sul nuovo lavoro di Wes Anderson, questa volta in stop motion, il secondo dopo Fantastic Mr. Fox, ovvero Isle of Dogs, L’isola dei Cani.
Attingendo ad uno stile narrativo familiare alle storie o leggende orientali, L’isola dei Cani è ambientato nel Giappone 20 anni avanti nel futuro dove lo sconfinato amore per il popolo orientale per i gatti ha portato lo stesso governo a bandiere ogni tipo di cane dal paese. Si dice che siano infetti da una strana malattia, ma le coincidenze sono troppe, molti pensano al complotto. Comunque sia, l’ordinanza governativa bandisce ogni razza canina su un’isola artificiale, assieme a tutti i rifiuti della popolazione.

Per quanto lo stile apertamente kitsch e hipster del regista abbia forti ammirazioni come detrattori, con questa sua seconda avventura nel mondo dell’animazione, Wes Anderson dimostra come questa formula narrativa gli sia più congeniale, riuscendo nell’operazione di accerchiarsi di grandi attori a prestare le voci ai suo protagonisti canini (Bryan Cranston, Bill Murray, Scarlett Johansson, Edward Norton) come di curare e creare ogni singolo dettaglio congeniale alla finalità della storia.

Eppure in questo circolo di cani parlanti e giapponesi malvagi, Anderson presenta una storia semplicistica, accarezzando la fiaba per narrare principalmente di identità, di quello che siamo e che cerchiamo di lasciarci dietro, ma anche di riconciliazione e di cambiamenti.
Questo futuro così vicino e così distante è diventato concreto a causa della meschinità dell’uomo adulto, della censura politica. La situazione verrà sovvertita dalla missione rivoluzionaria di un bambino che si recherà sull’isola per cercare il suo cane, mosso da un sentimento di affetto, una visione che esce fuori dai ranghi politici di odio o repressione.

Piacevolissima la realizzazione finale dell’opera, nonostante alcune premesse iniziali non vengano mantenute, partendo da un racconto corale che finisce per mutare in una riflessione intima dove il focus sul migliore amico dell’uomo si plasma perfettamente puntando una critica all’odio del diverso che serpeggia nell’odierna società.
Il film arriverà al cinema in Italia soltanto a Maggio.

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Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
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