Berlinale68: The Silk and the Flame, vite senza voce

Con The Silk and the Flame (sezione Panorama Dokumente alla 68ma Berlinale appena conclusasi col premio alla regia per Wes Anderson e il suo L’Isola dei Cani), il regista Jordan Schiele affonda nel dolore sconfinato e nella disperazione di quella Cina lontana dal progresso e dal fiorire economico sbocciato di recente. Se la nazione più popolosa al mondo sta vivendo, agli occhi esteri, il suo momento di gloria (anch’esso finirà, gli esperti non solo dicono molto presto, ma che le prime crepe nel sistema finanziario cinese comincino a farsi notare come le smagliature sui corpi cresciuti troppo in fretta), di sicuro questo non vale per tutti i suoi abitanti. I nuovi ricchi stanno facendo i soldi veri, i poveri stanno male oggi come stavano male ieri.

In un bianco/nero che impedisce ogni illusione positiva e qualsiasi speranza, The Silk and the Flame è un ritratto di famiglia alla Wang Bing: desolazione, sofferenza, squallore, tristezza, infelicità. La madre di Yao è muta, suo padre non è più autosufficiente. Il resto dei suoi parenti se la cava leggermente meglio, ma ogni speranza per un futuro roseo e prospero è impedita sul nascere. È il disagio umano incarnato (di documentario si tratta). Il villaggio di Jiwa nella provincia di Henan non è Pechino, non è Hong Kong. Pare più il set abbandonato di Full Metal Jacket o di qualsiasi altro film. Un luogo dove ogni edificio è fatiscente, dove le strade a malapena possono essere definite tali, dove si tira a campare perché non si sa fare altrimenti.

Nel descrivere la vita dei suoi familiari senza lasciare nulla all’immaginazione, Yao si lascia andare anche a catartici monologhi che sembrano tanto delle confessioni. Il suo volto, di cui è impossibile stabilire l’età, si staglia su un fondale nero come la notte più buia in un dialogo tra sé e sé (e lo spettatore, muto come sua mamma). C’è davvero della catarsi? Aprirsi verso un’immaginaria audience di sconosciuti e spalancare le porte della propria esistenza e della propria casa può servire a cosa, esattamente? Se, come detto nei primi minuti di The Silk and the Flame, la famiglia è quell’istituzione che deve fare sentire al sicuro i suoi membri, allora la ricerca di una massa anonima di uditori e osservatori può essere un modo per fuggirne?

Jordan Schiele dà voce a chi non ce l’ha, non ce l’avrà mai. Quante storie come quelle di Yao ci saranno là fuori tra l’oltre miliardo di persone in Cina? Storie uniche, storie simili, storie che verranno spazzate via dal vento del futuro non appena smetteranno di essere raccontate e non ci sarà più nessuno a raccogliere.

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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