Tomb Raider, la nuova Lara Croft ci piace

Tomb Raider posterMettiamoci l’anima in pace, i tempi delle forme sinuose, dei costumi aderenti che puntavano a mostrare le tette di Angelina Jolie sono finiti. Per fortuna direi. Passasse ancora il primo film, ma il secondo era davvero inguardabile. Se nel primo capitolo la Jolie non aveva nessuna voglia, nel secondo è come se lo avesse interpretato la sua controfigura. Ma bando a ciance di questo tipo, i film con protagonista Angelina Jolie erano anche figli di un tempo passato (2001 e 2003) dove Lara viveva ancora la sua prima incarnazione videoludica e festeggiava il suo essere icona – rispettivamente – sexy, girl power e anche icona pop degli anni ’90. Quindi la Lara della Jolie era indistruttibile, carnale, dedita all’azione e al niente sesso.

Anche in questo Tomb Raider, la Lara Croft di Alicia Vikander non fa sesso, ma rimane un personaggio più genuino. Fedele quindi alla seconda versione videoludica, il reboot cinematografico si costruisce attorno al reboot del videogame. Quindi Lara torna ventenne, giovane ereditiera che ancora non riesce a superare la scomparsa del padre – forse morto, forse vivo, non si sa – e quindi rifiuta la sua eredità, si dipana in lavoretti senza conto e si allena pur non ottenendo grossi risultati.
Come il genere vuole, un indizio, la missione per arrivare in un’isola sperduta e un’antica tomba con relativo antico potere maledetto da evitare e/o sfruttare.

La Lara Croft di Alicia Vikander segue le regole del momento, contestualizzando e confezionando un film che ancor prima d’avventura, vuole essere un survival movie spicciolo certo, ma di grande impatto per il personaggio che da anni conosciamo o che dobbiamo conoscere di nuovo, perché la Lara della Vikander è sì bellina e graziosa, ma è una ragazza come tante, forte di una grande temerarietà, ma ancora ingenua e volubile. L’avventura di questo film segnerà la nascita dell’eroina che negli anni ’90 è divenuta una forte e influente icona pop.

Tomb Raider Alicia Vikander

Ad una prima parte davvero soporifera – peccano la totale fedeltà all’opera videoludica senza adattamento e le solite chiacchiere per impostare trama e personaggi – ne segue una seconda molto più funzionale ed entusiasmante. Ammiccando ogni tanto a Indiana Jones e L’ultima Crociata, rapporto padre-figlio in primis, da survival movie, Tomb Raider giura fedeltà al titolo che porta e si addentra in tombe, indovinelli, trappole mortali. L’avventura, quella che ogni tanto ci chiediamo che fine abbia fatto al cinema, sia nelle piccole che grandi produzioni, emerge, senza rivoluzionare nulla, risultando però onesta con la semplice finalità del divertimento, senza comunque tralasciare un minimo di intimità per poter capire e immedesimarsi nel personaggio.

Un primo capitolo quindi promosso, ottimo trampolino di lancio per qualcosa che può e deve evolversi, lasciando perdere la fonte videoludica per concentrarsi sul cinema, quello vero, di esplosioni, azione e avventura, che ogni tanto sembra mancare nel panorama.

Gabriele Barducci

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- Bruce Springsteen
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