Visages Villages, una sferzata di vento fresco

Visages Villages della quasi novantenne Agnès Varda è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes dove la regista francese, solo due anni fa, ha ricevuto la Palma d’Oro alla carriera. La formula del documentario è ormai uno dei suoi capisaldi, basti pensare a titoli come Mur murs (1981), Les glaneurs et la glaneuse (2000) e Les Plage de Agnès. Per questo suo nuovo film-viaggio, la regista è accompagnata dall’artista francese JR. Lui trentenne emergente della scena artistica e lei veterana del cinema, due personalità molto diverse eppure anche tanto simili tra di loro.

Alla base di Visages Villages c’è un’idea semplice: perlustrare la Francia di provincia, incontrando persone, testimoniando così quelle che sono le realtà limitrofe. Fermandosi in piccole località, i due autori intervistano persone che raccontano le proprie esperienze di vita. Ecco quindi che sulla scena compaiono pensionati, operai, coltivatori, allevatori e artigiani che hanno deciso di ripopolare villaggi che col tempo erano stati abbandonati. C’è quindi una riflessione di carattere umanistico da parte dei filmmakers, a dimostrazione di quanto le rispettive sensibilità siano vicine.

Lei con i capelli bicolore, lui con occhiali da sole e cappello al quale non rinuncia mai. I due si prendono in giro, si provocano, ma nonostante tutto fanno emergere una grandissima sintonia. Del resto, entrambi condividono l’essere stati outsider nei rispettivi ambienti, lei unica donna di un gruppo di cineasti rivoluzionari, lui street artist che si è imposto sulla scena anche all’estero: personalità fortissime e solo in apparenza sprovvedute.  Varda con l’entusiasmo e la freschezza di una ragazza, assieme a JR creatore di giganteschi collage fotografici, vagano in vari paesini della Francia con il loro furgone-macchina fotografica. Il progetto dei due artisti è quello di invitare le persone all’interno di questo mezzo dove si stampano foto istantanee in bianco e nero. Le gigantografie vengono incollate sui muri delle case, su abitazioni mai terminate, fabbriche, fienili, serbatoi d’acqua e sul relitto di un bunker nella spiaggia di Saint-Aubin-sur-mer.

Tracce evanescenti, ma potenti di una vita appiccicata su aride superfici che immediatamente diventano impronte di vite di persone comuni, dando voce a chi non è abituato a parlare, a vedere a chi non sa guardare. Visages Villages è sia un inno all’arte sia in un road movie rivisitato. Viaggio di scoperta per gli stessi operatori. È un collage, un puzzle di uomini, di capre, di pesci e di tracce di un mondo scomparso e riportato in vita. Visages Villages è un film sulle immagini e per le immagini, sul cinema e per il cinema, l’impossibilità di rendere permanente un’immagine in una vita che corre via veloce. Poetica dello sguardo più volte evocata nel corso della pellicola anche se l’occhio non è più in grado di saper vedere perché logorato dall’età o celato dietro a occhiali scuri. Tralasciando qualche goffaggine stilistica o strizzatina d’occhio, non capendo fino in fondo se lei è veramente così o se lo fa apposta, alla fin dei conti tutto funziona. Perché, sinceramente, quando lo spettatore vede le gigantografie dei piedi e degli occhi della regista incollate sui vagoni di un treno affinché possano visitare altri posti e luoghi, è un momento commovente.

Il cinema che la coppia di regista realizza è istintivo, non vuole proclamare, dichiarare o sentenziare; è quel cinema che suscita interrogativi senza dettare risposte. Il cinema che aderisce allo stesso corpo della regista e ai suoi stessi pensieri. La Varda instaura un sublime metacinema in cui il caso è la fonte della creatività stessa. Capisaldi della Nouvelle Vague sono rievocati in una dimensione nostalgica, celebrandone il ricordo con la presenza-assenza della figura di Jean-Luc Godard. Il cinema che Agnès Varda propone è quello che non dipende dall’età, ma da come si guarda. Nonostante gli occhi siano appannati dalla vecchiaia, hanno sempre energia e capacità di “vedere” cose nuove: fino a lasciare senza fiato.

Alessia Ronge

Alessia Ronge

“Tu mi uccidi, tu mi fai del bene.”
- Hiroshima mon amour
Alessia Ronge

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