Interruption, imitazione della vita (e della morte)

Tycoon Distribuzione dimostra tutto il suo coraggio a fare uscire nelle sale italiane un film come Interruption, passato al Lido di Venezia nel 2015. Un’opera che poggia le basi su un sostrato così arcaico da elevarsi automaticamente a motivo d’interesse per gli amanti del cinema e, prima ancora, quelli delle tragedie greche. Il regista Yorgos Zois, apparso anche in Alps di Lanthimos, prende l’Orestea di Eschilo e la rimodella aggiungendo suggestioni dall’episodio realmente avvenuto al teatro Dubrovka (Mosca) dove perirono un centinaio di spettatori.

Interruption è una spietata metafora della società umana. Sono ombre dentro un contenitore trasparente le anime intrappolate sul palco. È il teatro che imita la vita, l’arte che si fa imitazione distorta della realtà, l’arte che è interruzione della vita, il teatro che copia la realtà. I classici sono sempre attuali perché parlano di qualcosa che varrà sempre. Le modalità d’interazione e le reazioni sono le stesse da secoli e secoli a questa parte. Alla fine ci si riduce sempre a mangiare e riprodursi, a dormire e uccidere, ad amare e odiare. Le emozioni sono categorie riproducibili, tutta la gamma di frasi, domande, risposte fa capo a un copione comune che viene trasmesso geneticamente. Si cambia posizione, ci s’immedesima in qualche altra persona, però ci si deve sempre e poi e confrontare col mondo.

Zois sa quali sono le sue radici, sa qual è la storia del suo paese, quale la cultura, quali le tradizioni. Non l’ha dimenticato. Come lui, non l’hanno dimenticato gli altri individui di spettacolo che hanno parlato dell’oggi rapportandolo al passato. La Grecia è una nazione fatta a pezzi da un’economia feroce e poi sbranata da governi stranieri assettati di sangue e bisognosi di un capro espiatorio. La stirpe ellenica ha coscienza della propria identità e non può scordare chi ha provocato le ferite profonde a quella terra che tanto ha saputo dare al progresso dell’umanità.

Costa-Gavras sta lavorando alla riduzione cinematografica di Adults in the Room sulla crisi greca del 2015 (il libro da cui è tratto è di Yanis Varoufakis, brillante mente ed ex ministro delle Finanze durante il governo Tsipras). Il già citato Yorgos Lanthimos ha sviscerato i costituenti patogeni di una popolazione antichissima. Nel suo Symptoma, Angelos Frantzis ha provato a immortalare quello sconforto senza fine e quella ossessione spettrale che vagano da un lato all’altro della penisola. E con Interruption, Yorgos Zois si è nascosto dietro a una rappresentazione impossibile da spiegare o da comprendere totalmente, ma in grado pur tuttavia di restituire un’idea di confusione e di perdita di punti di riferimento che l’emblema del nuovo millennio.

Simone Tarditi

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