Il Cinema Ritrovato 2018: None Shall Escape, la guerra secondo André De Toth

“I think It’s just beginning”

None Shall Escape: il film hollywoodiano del 1944 che illustra lo sprofondare nella seconda guerra mondiale e ne profetizza la fine un anno prima che avvenga per davvero. L’incipit anticipa di un quindicennio i tribunali e i processi ai criminali nazisti di Judgment at Nuremberg e prosegue facendo largo uso di flashback che finiscono per costituire l’ossatura principale del lavoro di De Toth.

Nonostante sia oggi considerato un classico nel suo genere e appassioni ancora generazioni di cinefili, None Shall Escape è un b-movie girato con grande convinzione e poco denaro. Su tutte, è innegabile la mancanza di scenografie costose tant’è che il paesino polacco dove è ambientata la vicenda principale risulta palesemente ricostruito alla veloce su un set per pellicole western e lo si nota dagli edifici, dalle strade troppo polverose. Quella è una cittadina per cowboy e puledri di fine XIX° secolo americano, non il contesto urbano di una piccola comunità europea di fine anni ’30. È un problema la mancata sospensione dell’incredulità? No, nient’affatto, perché None Shall Escape ha un suo fascino tutto particolare.

A metà strada tra war-movie con una sola sparatoria e legal drama, la pellicola di De Toth pare soprattutto un esercizio di propaganda americana nella lotta contro il pericolo nazista. L’attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941) è già avvenuto da un anno e mezzo prima delle riprese del film e molti altri prodotti cinematografici dell’epoca hanno ritratto Hitler & Co. nel ruolo di autentiche minacce alla democrazia. L’ha fatto Fritz Lang in Man Hunt del ’41 e Hangmen Also Die! del ’43, prima ancora l’hanno fatto nel 1940 Alfred Hitchcock (Foreign Correspondent) e soprattutto Frank Borzage col suo notevolissimo The Mortal Storm, indimenticabile lungometraggio che ha ben più di un punto di contatto con None Shall Escape.

Cos’hanno in comune questi due film? Entrambi hanno mostrato al pubblico statunitense i campi di prigionia (Borzage) o il modus movendi consistente nello stipare dentro i treni le persone destinate ai campi di sterminio (De Toth). Il primato su chi sia stato il primo a Hollywood a mostrare le bocche di quell’Inferno chiamato Olocausto è ancora oggetto di dibattito da parte di storici del cinema, ma questo riguarda il presente e, a conti fatti, è una vittoria del chissenefrega. Ciò che importa è quel che i due film raccontino: come sia avvenuto lo scivolamento nel secondo conflitto mondiale e di come, piano piano, le menti siano state plasmate con la folle dottrina del Nazionalsocialismo.

C’è tanta finzione perché pur sempre di cinema si tratta, c’è tanta edulcorazione dell’orrore bellico, non c’è intento documentaristico, però è comunque un elemento di cosciente condivisione collettiva. Gli spettatori guardano queste storie sul grande schermo, si appassionano, patteggiano per i protagonisti, imparano a odiare un nemico che c’è anche fuori dalla sala. È la solita zuppa del Bene contro il Male, solo che la guerra sta furoreggiando per davvero e bisogna schierarsi dalla parte giusta, cioè di fianco a mamma America, gravida di democrazia da spargere su tutto il globo.

Quando esce The Mortal Storm, gli USA non sono ancora entrati in guerra e non ci sarebbero entrati ancora per parecchi mesi. Il contenuto anti-nazista è così forte che Adolf Hitler ne impedisce l’uscita in Germania, il Baffetto s’incazza così tanto che impedisce la release di ogni titolo della casa di produzione MGM sul suolo tedesco. Quando invece è il turno di None Shall Escape, i segni della caduta del tiranno nazista sono già visibili e nel 1945 avrebbero portato alla fine della WW2.

Al di là dell’importanza storica a cui ha contribuito anche la presenza nel cast dell’attrice Marsha Hunt, fragile bellezza e incolpevole vittima del Maccartismo, il film di De Toth vince la prova del tempo anche in virtù della sua sostanziale semplicità seppur macchiata qua e là da un didascalismo macchinoso, ma comprensibile per l’epoca. Quel che colpisce, come per The Mortal Storm, è il discorso portato avanti sull’ascesa del Nazismo. Il dolore maggiore è nelle parole strozzate e nei pianti di quei personaggi che vedono i loro parenti, amici, vicini di casa cambiare dall’oggi al domani e che non possono riconoscere più in quel concentrato abominevole d’ideologie sbagliate.

Ci sono due scene che esprimono questo senso di sconforto infinito. In una viene mostrata una ragazza che, seppur ancora infatuata del suo pretendente amoroso, non riesce neanche più ad abbracciarlo perché sull’uniforme di lui sono ben presenti i simboli del Nazismo (mostrine e aquile). Nell’altra, invece, viene mostrato uno dei protagonisti donare al figlio una medaglia a forma di svastica e dirgli “There’s only one truth: National Socialism”. Ancora un oggetto portafortuna e simbolo di potere, esattamente come la croce in 6 Hours to Live (1932), altro film proiettato durante questa 32ma edizione de Il Cinema Ritrovato. L’attore che interpreta il ruolo del padre convertito alla causa germanica è Alexander Knox, il cui personaggio porta una benda nera sull’occhio esattamente come il regista André de Toth, ma anche Raoul Walsh, John Ford, Nicholas Ray. Una successione di guerci filmmakers americani di cui, per ognuno, è presente un titolo alla kermesse bolognese (nell’ordine: Women of All Nations, The Brat, In a Lonely Place).

Qualche paragrafo prima si è fatto riferimento all’unica sparatoria presente in None Shall Escape. È la scena in cui viene mostrata la barbara fucilazione di un gruppo di ebrei che si oppone, sacrificando così la propria vita in un ultimo disperato tentativo di fuga, al salire sul treno diretto verso i campi di concentramento. È una scena brutale, che fa gelare il sangue per la ferocia con cui tutto avviene in pochi secondi. Quando i corpi privi di vita giacciono sparsi, a terra compare una croce sullo stile di quelle disseminate nello Scarface di Howard Hawks. Questa è la morte. Una strage sorda, si sentono solo le incessanti mitragliatrici, lo stesso rumore che si dev’essere impresso nelle orecchie del regista prima di lasciare l’Europa.

Nel settembre del 1939, De Toth viene mandato in Polonia dalla Hunnia, società cinematografica con sede a Budapest, per documentare l’invasione nazista. Il regista ha l’occasione di vedere da vicino l’inizio della seconda guerra mondiale. La sua attività di reporter prosegue per i mesi successivi: osserva la caduta dell’esercito polacco, diventa testimone di scontri sanguinosi dietro le linee tedesche. Segue le truppe di Hitler nella loro marcia di morte da Cracovia fino a Lublino. Nei pressi di Zamość assiste alla terribile distruzione di una chiesa dopo essere stata depredata degli oggetti preziosi. Le statue e le reliquie dei santi vengono demolite e così anche i finestroni, l’altare. De Toth fa tesoro di questa esperienza e la ripropone nel suo film. Qualche mese dopo, emigra in Inghilterra e poi da lì parte per gli USA. È il 1942, ha ventinove anni e viene assunto dalla Columbia Pictures. Nell’agosto del 1943 inizia le riprese di None Shall Escape (è il suo secondo lavoro a Hollywood) che termina a ottobre.

Dell’attività svolta come cineoperatore sul fronte europeo rimane traccia in None Shall Escape: è la scena della distribuzione di cibo nel paesino polacco filtrato attraverso il mortificante e impietoso occhio della cinepresa nazista pronta a documentare l’opera di mansueta sottomissione. Dopo essere stato privato della libertà, un popolo viene tenuto a bada con la denutrizione. Segue l’annientamento dell’identità, la riduzione della dignità a qualcosa di cui si può fare a meno pur di rimanere in vita. Queste sono le regole della guerra. E nel momento in cui ciò accade, ecco farsi strada un’idea di resistenza che nel film è già pienamente presente.

Quando None Shall Escape esce nelle sale americane e del Regno Unito è ormai il 3 febbraio 1944, l’anno dopo viene candidato all’Oscar per il miglior soggetto assieme a un altro atipico film di guerra, Lifeboat di Hitchcock, ma in quell’edizione stravince la commedia Going My Way di Leo McCarey che si porta a casa anche quel premio. Nel resto dell’Europa, la pellicola di De Toth esce solo dopo la fine della guerra (sul suolo italiano nel 1946 col titolo Nessuno sfuggirà).

André De Toth, benda sull’occhio / Locandina cinematografica italiana

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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