La prima notte del giudizio e il cinema anti-Trump

la prima notte del giudizio poster

Già dal primo teaser trailer, la natura del progetto sembrava abbastanza palese e la visione ha confermato ogni dubbio: La prima notte del giudizio si pone, senza vergogna, come semplicistico film di propaganda nera contro la presidenza Trump, e tutto questo un po’ ci dispiace.

Lungi da schierarsi pro o contro questa posizione ma lo scrittore e regista James DeMonaco, già da quel primo La notte del giudizio (The Purge in originale) aveva dimostrato di avere un’idea concreta in testa, tanto malsana quanto affascinante, così da gettarla nel genere distopico e accelerare senza sosta verso il suo obietto. Jason Blum gli crede, gli da i classici 3 milioni standard per le sue produzioni, tanto da affascinare gli spettatori del globo, incassare milioni su milioni e assicurarsi di continuare, promuovere e chiudere la sua parabola sulla nuova e crudele parabola americana. L’idea di un sequel quindi rischiava di confermare quelle rughe che il terzo capitolo aveva cominciato a mostrare. Così si decide di battere la strada del prequel, idea concettualmente interessante ma assolutamente non sfruttata.

Con un prequel DeMonaco, che qui firma solo la sceneggiatura, avrebbe avuto lo spazio per mostrare dilemmi morali e politici nel momento in cui i Nuovi Padri Fondatori degli Stati Uniti avrebbero deciso di avallare questa purificazione. Inutile dire che tutto questo non avviene, confermando l’idea di una serie che cominciava a mostrare stanchezza e un prequel, concentrarsi sulle origini di questo evento avrebbe sicuramente dato una notevole ventata d’aria fresca.

la prima notte del giudizio

Purtroppo la storia parte subito a poche ore dall’inizio di questo test, che come tale non comprenderà tutto il suolo degli Stati Uniti ma solo l’isola di Staten Island. Le vicende narrate si concentreranno su un gangster nero di quartiere e due fratelli, anche loro neri. Non si sottolinea il colore della pelle per necessità di politicamente corretto o meno, infatti sarà lo stesso film che punterà il focus continuamente su questa divergenza sociale: i mercenari cattivi e borghesi sono tutti bianchi impettiti, i neri invece sono poveri, ridotti alla fame e ad accettare i 5000$ offerti dal Governo se si decide di partecipare al test.
Aggiungeteci un Presidente degli Stati Uniti che ricorda alla lontana Trump e un finale che incalza la lotta dei neri, ecco, c’è da chiedersi  quando esattamente la saga de La notte del giudizio è morta per rinascere come film di mera propaganda di bandiera indifferente, che sia pro minoranze etniche o contro una presidenza vergognosa, il concetto è alla base, con un film che rovina quanto ben fatto dai precedenti tre capitoli, mostrando il fianco continuamente con una storia più votata all’action che ad approfondire le conseguenze socio-politiche di questo Sfogo.

Peccato. Ora in ballo c’è una serie tv. Magari la formula seriale potrà dare più linfa al genere, o almeno lo speriamo viste le intrinseche potenzialità narrative e contenutistiche.

Gabriele Barducci

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"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
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