L’uomo e la fragilità della maschera: Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan

batman begins posterLa comprensione del male, in tutte le sue forme. Il fanatismo estremo che in qualunque modo si esprima, possa generare solo malcontento, violenza e morte.
Per ovvi motivi, abbiamo allegramente tralasciato i restanti due capitoli di Batman del post Burton, ovvero Batman Forever e Batman & Robin. Certo, la qualità cominciò drasticamente a scarseggiare, complice anche una visione autoriale o di contenuti che si andò a perdere mano a mano. Ancora Batman Forever riusciva a veicolare il pericolo freaks, ma Batman & Robin perdeva ogni identità nel singolo frame in cui vedevamo Mr. Freeze con le ciabattine pelose a forma di orso polare.
No, alla Warner Bros questo non era piaciuto e tutto il progetto, ormai alla deriva, ricevette un sonoro stop dai piani alti.

Il rilancio, come sappiamo, avvenne con Batman Begins, con un giovane Christopher Nolan pronto a sondare il terreno per portare a quello che è innegabilmente la rivoluzione cinecomics di questa prima decade degli anni 2000.

Esattamente come ci siamo lasciati con Batman Returns, la figura di Bruce Wayne si avvicina a un percorso interiore atto a rivalutare il male come le stesse persone che lo esercitano o si muovono in nome di esso.
Batman Begins di Christopher Nolan, ancor più di essere un film su Batman, è sempre stato un film su Bruce Wayne. Tutta la trilogia si muove attorno all’uomo, non la maschera, con quest’ultima che viene prontamente giustificata. Bruce Wayne assiste all’iconica morte dei suoi genitori. Ormai orfano cova dentro di se una rabbia sconsiderata, muovendosi dentro villa Wayne senza una bussola, picchiandosi con altri all’università e mostrandosi scontroso (uno spot promozionale per il videogame Batman: Arkham Origins in appena una manciata di secondi riesce a veicolare tutto questo male, odio e tristezza in modo assolutamente fantastico).

Bruce Wayne agli occhi di Nolan diviene a tutti gli effetti una persona altamente squilibrata, non tanto per il semplice fatto di vestirsi da pipistrello – lo stesso Bruce a cena fuori definisce Batman una persona che non ci sta molto con la testa – quanto per mostrarlo psicologicamente instabile.

Queste turbe derivano da due grandi traumi (elementi fondamentali anche per il Batman di Snyder, ma ne riparleremo poi), il primo già citato, l’aver assistito all’omicidio dei suoi genitori, il secondo è cadere nella grotta ed essere attaccato dai pipistrelli. Esattamente come un paziente instabile che necessita sia di un maestro (Ra’s Al Ghul) che di uno psicoterapeuta (Alfred), lo stesso Bruce, consapevole della sua strada mascherata dietro un mantello e un fanatismo personale da vigilante, costruirà proprio in quel luogo buio la sua Bat-caverna, palese rappresentazione dell’inconscio di Bruce, un luogo remoto dove avranno luogo sogni e incubi del vigilante mascherato. Una sorta di terapia d’urto necessaria per prendere consapevolezza della nuova realtà. Iconica la scena in cui Bruce invita Alfred a vedere alcune caratteristiche all’interno della caverna, come la cascata, ma quest’ultimo stesso rimarrà sempre distante perché deve essere Bruce a rinascere e plasmarsi in quel posto, infatti la scena del battesimo tra i pipistrelli, oltre a segnare la concretizzazione interiore di Batman (molti attribuiscono l’idea interiore di Batman nell’istante stesso della morte dei Wayne) risulta anche di una potenza estetica visiva impressionante.

Bruce Wayne quindi è di giorno il classico rampollo multimiliardario, playboy e filantropo dalle belle macchine e belle donne, e di notte assume l’identità dell’uomo pipistrello a caccia di delinquenti, di quel mostruoso male che divora la città di Gotham fin dalle fondamenta. L’idea di salvare la città, la sua città è un’indiretta eredità pesante ricevuta dal defunto padre. Lo stesso ruolo di Thomas Wayne sarà importantissimo per la delicata psiche di Bruce. Ancor più della madre (ruolo che ricoprirà maggior importanza in Batman V Superman, ma se ne parlerà presto anche di questo), la missione di salvare Gotham con le buone azioni ha fruttato poco. Soltanto con l’omicidio dei Wayne qualcosa ha cominciato a smuoversi, simbolo di un degrado e di una saturazione che i cittadini di Gotham non sono più disposti a tollerare, portando molte persone a dedicare vita e carriera al bene, vedi il Commissario Gordon, Rachel o lo stesso Harvey Dent, ma a smuovere tutto è stato un uomo, che continua la crociata ereditata dal padre vestito da pipistrello, il famoso gusto per la teatralità sottolinea Gordon annunciando i disordini del Joker, la stessa teatralità che usata nel modo giusto, diviene un’arma potente. Bruce Wayne combatte il male con un surrogato del male. Lo stesso Gordon sottolinea che la linea ufficiale della polizia è di arrestare Batman. La sua idea di giustizia, rimane pur sempre un ideale, frutto di un fanatismo non sempre giustificato che non potrà fare altro che generare proseliti.

Nolan dunque detta la vita: a differenza dei precedenti di Burton, dove ci si concentrava sul concetto del mostro, il regista inglese vuole narrarci dell’uomo dietro la maschera e di come la sua psiche instabile, possa creare nello stesso personaggio di Batman una contraddizione vivente per quanto riguarda il concetto di giustizia.

Con Il Cavaliere Oscuro, Nolan compie il passo definitivo. Ora, nota a margine: parlare in modo esaustivo de Il Cavaliere Oscuro è pressoché impossibile, motivo per cui ci concentreremo essenzialmente su ciò di cui abbiamo bisogno, quindi gli uomini, il doppio, le maschere.

Sempre partendo di ciò di cui il regista ha bisogno, Il Cavaliere Oscuro può essere considerato come una grande riflessione o apologia sul Male. Ancor più di Batman Begins, Gotham in questo secondo capitolo ha un ruolo molto più marcato e incisivo, sarà proprio sia il campo di battaglia che scacchiera per il Joker, così da posizionare le sue pedine, ma ancor di più Gotham sarà la grande risposta che tutti e tre i personaggi – Bruce Wayne, Joker e Harvey Dent – cercheranno nelle loro azioni intraprese.

Come già mostrato prima, Il Cavaliere Oscuro propone ben tre distinti personaggi, tre uomini, ognuno con una sua propria psiche che rifletterà direttamente su un fanatismo ben definito, quale il caos per il Joker, la giustizia trasversale per Bruce Wayne e la giustizia nuda e pura per Harvey Dent, che diverrà pedina perfetta per il Joker proprio a dimostrazione di come il fanatismo si presta come primo deterrente per il Male assoluto e la relative trasformazione del paladino di Gotham nel temibile Harvey “Due Facce” Dent è la sublimazione di un’opera magistrale.

Il Cavaliere Oscuro è un film malvagio, dove il Male emerge in ogni sequenza mostrando quando la stessa inflessibilità di Batman, porti a una costante discesa nell’oblio di una psiche fratturata, quella di Bruce Wayne. La morte di Rachel ne è un chiaro esempio, l’impossibilità di Bruce Wayne di abbandonare la maschera per poter essere finalmente felice (qui sarebbe da fare una grande parentesi riguardo l’ultimo comics di Batman #50 con il matrimonio tra Bruce Wayne/Batman e Selina Kyle/Catwoman che sfuma a pochi passi dall’altare proprio per una questione di identità: Batman può ancora esistere se Bruce Wayne diverrà finalmente felice? Concetto che approfondiremo durante Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno) e continuare a lottare per la salvaguardia di Gotham da parte di un giustiziere caotico (Due Facce) e un distributore costante di anarchia (Joker). In questo gioco di maschere, di doppi e di identità frantumate – il discorso tra Bruce e Alfred riguardo una missione compiuta da quest’ultimo è esemplare: bruciare la foresta, usare mezzi estremi, annullare come possibile ogni tipo di fanatismo di giustizia per venire a patti con la sua natura da criminale – farà da padrone la scena delle due navi pronte a distruggersi a vicenda, ma che desistono, simbolo di una speranza, di due realtà o due maschere, che riescono a coesistere nonostante le forti diversità, tra cittadini e criminali.

Bruce Wayne decide quindi di sacrificare una delle sue maschere per salvaguardare quella di Harvey Dent. Lo stesso Batman gira il volto di Dent ormai deceduto, lasciando alla luce la parte del viso non sfigurata. Con Rachel morta e la sua forte morale in qualche modo compromessa, Bruce Wayne sprofonda in un oblio senza fine. Il Joker ha vinto. Bruce Wayne è sempre stato un criminale che si è nascosto dietro una bugia per salvaguardare il suo operato.
Non siamo lontani dunque da quel ragazzo che in Batman Begins era prono a uccidere l’assassino dei suoi genitori nascondendo la pistola nella tasca della giacca. Lo scontro con il Joker tramuta Bruce Wayne in personaggio che quasi brama la morte. Nel suo piccolo ha fallito, si prende la colpa della scia di sangue che ha lasciato Harvey Dent per salvaguardare quella speranza che sembra rinascere tra i cittadini di Gotham. Una bugia che è costata a Bruce Wayne tantissimo, che decide di sparire dalle scene, appendere il mantello al chiodo e lasciarsi cullare dalla rabbia e dalla tristezza che lo hanno sempre contraddistinto.

Come prassi nel cinema del regista, il Batman Nolaniano ha visto crollare tutte le sue certezze davanti i suoi occhi, quelle stesse certezze necessarie per tenere in piedi due personaggi (Bruce e Batman) che si ritrovano improvvisamente a crollare in una grotta vuota, buia, oscura. Stavolta non c’è più nessun Thomas Wayne che possa venire a recuperare entrambi. Qualcosa, nuovamente, nella psiche di Bruce Wayne si è rotto. Per sempre.

Gabriele Barducci

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"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
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