Venezia75 – Restauri: La notte di San Lorenzo, la guerra secondo i Taviani

Nascondersi. Lavarsi in fretta. Essere incinta. Fuggire nella notte. Non riconoscersi nel buio. Mangiare troppo e non essere più abituati a riempire lo stomaco. Non avere più ostie e usare al posto le molliche di pane. La tragedia di rompere tutte le uova nel paniere. Osservare la campagna bruciata dal sole. Essere brutti e sentirsi belli. Perdere la verginità prima della fine dell’estate. Fare le boccacce e gonfiare un preservativo come se fosse un palloncino. Trovare sigarette americane. Pattugliare e resistere. Ammazzare e soccorrere. Godere della pioggia. Verrà la guerra e avrà i tuoi occhi.

L’immagine, spalmata sulle locandine, con cui si ricorda di più La notte di San Lorenzo dei Fratelli Taviani (uscito nelle sale nell’ormai lontano 1982 e restaurato in occasione della 75ma Mostra del Cinema di Venezia) è quella di un soldato fascista trafitto da così tante lance che a malapena gli stanno tutte nel corpo. Le armi sono scagliate da alcuni legionari romani in una visione adolescenziale tra il miraggio e l’illusione lenitrice della sofferenza, della morte. Quando il dolore e la paura sono troppi, i cervelli più fragili trasformano la realtà in fantasie perché non possono accettare quel che s’imprime negli occhi. È fantasmagoria, forse, ma soprattutto metamorfosi della percezione che dura qualche secondo e poi dovrebbe tendere a svanire.

La notte di San Lorenzo Taviani recensione

L’Italia. Quanti morti sotto la terra, millenni di guerre e di popolazioni che si sono massacrate a vicenda e di cui ora riposano gli scheletri dentro le colline, tra le fondamenta delle città e della civiltà democratica. Quanti ce ne sono stati e quanti probabilmente ce ne saranno. Se la guerra per André De Toth nel suo None Shall Escape è una presa di coscienza dello sprofondare in una stagione di barbarie e devastazione, per i Fratelli Taviani è occasione di riflettere sulla sopravvivenza di una collettività senza eroi né vinti. I molti protagonisti avanzano nelle campagne toscane senza una vera e propria meta, spinti dall’istinto a sopravvivere, a fuggire dalla minaccia tedesca e fascista, confidando nell’arrivo delle truppe americane che si stanno avvicinando giorno dopo giorno. Ci vorranno ancora molti mesi, quasi un anno, per la liberazione, ma la speranza è un dardo a lunga gittata che squarcia le tenebre del terrore.

L’idea degli Stati Uniti come faro che possa guidare fuori dal conflitto bellico è ben radicata nel cuore degli italiani, si pensi all’apparenza più spensierato Polvere di stelle diretto e interpretato da Alberto Sordi, pellicola di qualche anno prima che illustra con disincanto l’operato positivo e negativo delle truppe e del governo statunitense nel rapportarsi con la difficile situazione del Bel paese.

La notte di San Lorenzo, tra allegoria e simboli, si avvicina molto all’ultimo film dei Fratelli Taviani come duo artistico: Una questione privata, con l’attore Luca Marinelli. Nell’uno si trovano elementi presenti anche nell’altro titolo, tra scene d’interni in cui tutto è pulito, ordinato, mentre fuori furoreggia la Seconda Guerra Mondiale, e casolari dati alle fiamme dopo che i suoi inquilini sono stati sterminati (indimenticabile la scena della bambina, miracolosamente scampata al massacro della famiglia, che rientra in casa a bere e poi torna a coricarsi di fianco ai cadaveri in Una questione privata).

Vittorio Taviani è morto il 15 aprile 2018 e ha partecipato solo in veste di sceneggiatore all’adattamento cinematografico dal romanzo di Beppe Fenoglio tirato in ballo nel paragrafo precedente. Suo fratello Paolo, auspicando di saperlo presto dietro la macchina da presa, consegnerà a Martin Scorsese il premio alla carriera durante la 13ma edizione della Festa del Cinema di Roma.

Simone Tarditi

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