Venezia75 – Restauri: Nothing Sacred, quanto vale una fake news?

Chi viene alla Mostra del Cinema di Venezia e desidera stare lontano dal glamour e dai film proiettati in anteprima, può chiudersi a vedere tutti i giorni vecchie pellicole restaurate e illudersi di non essere qui. È un’idea folle, ma almeno una persona che lo fa ci dev’essere fra le migliaia di pellegrini che transitano annualmente al Lido. Un’idea folle perché basterebbe andare a Bologna per Il Cinema Ritrovato. Un’idea folle, talmente folle che avrebbe potuto finire in Nothing Sacred se solo il film avesse trattato il tema dei festival, venisse girato oggi, qualcuno fosse realmente interessato a una cazzata del genere e soprattutto se non ci niente di meglio da girare e da visionare.

La screwball comedy scritta da Ben Hecht e diretta da William A. Wellman (sì, quello del primo adattamento di È nata una stella mentre contemporaneamente a Venezia75 rincorre un po’ di visibilità l’omonimo film con Bradley Cooper e Lady Gaga) è costruita attorno a un concetto semplicissimo: una notizia falsa entra nei cuori degli americani e da lì non c’è più verso di farla uscire. Hazel Flagg (Carole Lombard) viene creduta con poche settimane di vita dopo una contaminazione da radio e il giornalista Wally Cook (Fredric March) la va a cercare per poterne tirare fuori un articolo sensazionale che non solo possa risollevare la sua carriera, ma il destino dell’intera testata per cui lavora. La ragazza, che in realtà sta benissimo, viene portata a New York dove riceve attenzioni e omaggi, conduce una vita mondana, s’innamora di Wally. Poi però la verità viene a galla e subentrano delle conseguenze.

Tra esotici sultani che in realtà sono dei lustrascarpe, manifesti incrostati sulle staccionate, incontri truccati di pugilato, uomini col toupée lasciati soli durante serate di gala, uova crude post-sbornia, patine bianche come la mucillagine sul volto degli attori per consentire che il Technicolor attecchisca bene, scoiattoli in stanze d’albergo, finti suicidi, fiori color rododendro e un’eroina suo malgrado, Nothing Sacred procede freneticamente divertendo non poco.

Nulla di serio, appunto. Persino l’identificazione stessa della cittadina (inesistente, nella realtà) dove Hazel si sarebbe ammalata rientra pienamente nel reame dell’assurdo: Warsaw, come la capitale polacca, ma in Vermont. Va bene che tra i lati positivi dei primi coloni in America non c’è indubbiamente stata la fantasia e molti luoghi hanno lo stesso nome di città del Vecchio Mondo, ma c’è di più. Nothing Sacred, nel suo ribaltare ogni cosa, fa sì che tutto sia il contrario di tutto. E dov’è che il popolo degli anni ’30 conosce quel che succede nel mondo? Sui giornali, imbottiti di notizie farlocche come quella del film. Quanto valgono le notizie? Quanto durano? Quanto ci mettono i quotidiani a diventare pezzi di carta con cui incartare pesci al mercato? Quella di Nothing Sacred è una denuncia compiaciuta, divertita, quasi un’accettazione dello stato di fatto in cui versa la diffusione d’informazioni negli USA.

In Book Club (2018) c’è una scena in cui Diane Keaton, dopo aver preso un ansiolitico, spiega ad Andy Garcia perché sia così agitata di volare in aereo. Il motivo che con nonchalance sciorina è quello di non aver mai parlato con nessuno che si sia schiantato al suolo. Perché? Perché quando succede, di solito muoiono tutti. Anche Carole Lombard ne sa qualcosa.

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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