Upgrade, sogni innestati e incubi futuristici

Upgrade è il nuovo film del regista/sceneggiatore Leigh Whannell (Saw, Insidious) che segna il ritorno anche in cabina di regia a distanza di tre anni del discreto Insidious 3 (2015). Prodotto dalla Blumhouse di Jason Blum (Split, Get Out) ormai unico baluardo per il genere horror in America, il film è un cyber-punk, body-horror movie che sembra uscito direttamente dagli anni 80s per i suoi differenti aspetti, stili e influenze.

Ambientato in un futuro distopico non ben definito, Upgrade narra la storia di Grey Trace (il brillante Logan Marshall-Green, già visto nell’ottimo The Invitation) un autocarrozziere e di sua moglie Asha, impiegata per un importante azienda di computer chiamata Cobolt. Un giorno, mentre Grey riporta la macchina ad un cliente di nome Eron Keen, giovane miliardario e proprietario dell’azienda rivale Vessell, la giovane coppia viene aggredita da una gang anonima: la moglie Asha perde la vita e Grey diventa paralitico. Eron decide così di sdebitarsi verso Grey impiantando nel suo cervelletto un microchip chiamato STEM, un’ I.A. che gli permetterà non solo di camminare di nuovo, ma di potersi vendicare dei responsabili della morte di sua moglie grazie ad un “upgrade” che lo renderà un implacabile macchina per uccidere.

Non ci addentreremo nei meandri della trama più dettagliatamente per non rovinare tutto l’effetto sorpresa di questo ingegnoso thriller. Upgrade sembra quasi uscito da un episodio di Black Mirror diretto dal James Cameron di Terminator per quanto riguarda la componente “action” e, al Cronenberg di Videodrome per quanto riguarda invece gli elementi del body-horror e della fisica della trasfigurazione dei corpi data da impianti meccanici innestati nella pelle, come pistole e altre armi impiantate direttamente nei soggetti umani con l’unico scopo di potenziarli e renderli sempre meno umani.

“Aggiornamento” è forse la parola cardine di questo film. Whannell in un mondo sempre più soggetto al miglioramento dato dalla tecnologia ci trasporta in un’avventura che ha molto a che vedere con il progresso attuale sia in campo medico sia in quello tecnologico (computer, telefoni, automobili). In questo futuro distopico (molto simile a quello di Looper per via del suo basso budget) l’essere umano grazie a questi innesti riesce a fare di tutto, come ad esempio uccidere le persone tramite uno starnuto che attraverso dei microchip infiltrano dei batteri nell’ organismo. Nel film sono inoltre introdotti elementi proventi dal cinema di Cronenberg con il suo Existenz e Matrix: la realtà virtuale e le connessioni con il VR. L’intento è far capire come presto o tardi si preferirà vivere in un sogno pre-programmato piuttosto che nella triste e dura realtà futuristica.

Upgrade è probabilmente l’esempio perfetto di come creare un piccolo cult con elementi già visti, ma pur sempre restando coerenti con una sceneggiatura che vuole arrivare allo spettatore nella maniera più genuina e onesta possibile, con un finale aperto che non lascia presagire nulla di buono per il futuro.

Upgrade 2018 film recensione

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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