A Star Is Born: La Diva Gaga

Era il 1932 quando George Cukor girò il film capostipite. Poiché il regista era d’animo spiccio, lo intitolò A che prezzo Hollywood?, per poi ingentilire il titolo nel ’54 col film più famoso di Judy Garland dopo Il mago di Oz: È nata una stella. Di mezzo, una omonima pellicola di William A. Wellman. Siccome la parte della protagonista femminile si attaglia bene alle superstar, dopo Judy Garland la parte della cantante misconosciuta scoperta e resa famosa da un pigmalione alcolizzato e in decadenza fu di Barbra Streisand. Nel 2018 a quella parte arriva Lady Gaga, al suo esordio come protagonista assoluta.

Con Barbra Streisand ha in comune la poca bellezza e il grande talento. Lady Gaga è l’unica superstar vivente che può fregiarsi del titolo di diva, dove il termine ha lo stesso peso che ebbe per personaggi come Rodolfo Valentino ed Eleonora Duse. Nell’epoca di Internet tutti sono famosi (almeno per quindici minuti, come diceva qualcuno che avrebbe adorato un personaggio come lei) e quindi nessuno lo è per davvero. Lady Gaga, invece, è capace di presentarsi al Lido seduta sul bordo di un taxi veneziano, le gambe accavallate, la capigliatura anni ’50, il corpo generoso strizzato in un tubino nero e i tacchi a spillo. Nessuna, a memoria d’uomo, s’era mai presentata così alla Mostra del Cinema (no, Izabel Goulart non ha lo stesso portamento).

Il fatto che non sia bellissima non inficia il suo status di diva. È peraltro una delle cose più ribadite nel film, oltre che uno dei suoi tanti punti deboli: quando Bradley Cooper, ubriaco e strafatto, cerca di attaccarla in qualche modo, la accusa sempre di essere brutta. E Lady Gaga, in A Star Is Born, continua ad esserlo anche dopo aver raggiunto il successo. Nella vita reale, invece, non è così: una passeggiata sul red carpet di Venezia così sbalorditiva, con un vestito di Valentino tutto rosa con le piume, è difficile a replicarsi.

Se la storia di A Star is Born è quella ormai canonizzata da decenni di remake, nel film di Bradley Cooper diventa fin troppo banale. Si capisce che l’attore si è molto divertito, forse un po’ troppo: si è praticamente tagliato su misura la parte di Jackson. Tuttavia, è in grado di arricchire il personaggio – che, ricordiamolo, è sempre tragico – con un accento pastosissimo. Da parte sua, Lady Gaga è brava quanto basta, anche se in alcuni passaggi gigioneggia. Accanto a loro, un gigante, l’unica parte veramente maestosa del film: Sam Elliott, nella parte del fratello agente costretto a ripulire lo sterco lasciato dal fratello minore. Il tema principale è atavico (quello che Cukor, appunto, riassunse magistralmente nel titolo del film del ’32): il sistema commerciale che cerca di inquinare il talento puro e sincero. Strappalacrime al punto giusto.

A Star is Born Lady gaga recensione

Francesca Sordini

Francesca Sordini

"Io non ho bisogno di dirlo, perché lo si nota a leghe di distanza: sono brutto timido e anacronistico. Ma a forza di non volerlo essere sono riuscito a fingere tutto il contrario."
(Gabriel García Márquez, "Memoria delle mie puttane tristi")
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