Sex, Lies, and Videotape: il sesso secondo Soderbergh

Ann è bellissima, vive in una splendida casa ed è sposata con un giovane e attraente avvocato in ascesa. Sotto la smagliante superficie e le buone maniere la giovane donna è in realtà frigida, nevrotica e profondamente infelice. John, il marito, non sembra prestare particolare attenzione al pessimo stato in cui versa il matrimonio e per tutta risposta ai continui rifiuti di una moglie bella ma fredda, intreccia una storia con la di lei sorella Cynthia. Quest’ultima, spregiudicata e bohemienne, pur non nutrendo particolari sentimenti per John, attraverso la loro relazione di natura puramente sessuale, si prende una rivincita nei confronti della bella sorella alla quale si è sempre sentita inferiore.

A interrompere la routine di questo strano ménage à trois irrompe nelle vite dei protagonisti Graham, un amico di John dai tempi del college. Un tempo superficiale e donnaiolo adesso il giovane è profondamente diverso: senza una casa e con un’esistenza precaria e ridotta all’essenziale ha sostituito qualsiasi convenzione sociale con una schietta sincerità che ha, nella vita formale e borghese di Ann, un forte impatto. La fascinazione che Graham esercita su di lei subisce una battuta d’arresto quando la donna scopre (o meglio, è lui stesso a rivelarglielo) come egli vive la sua sessualità.

Impotente da tempo Graham infatti riesce ad raggiungere l’erezione e quindi l’orgasmo solo guardando delle videocassette con delle interviste che egli stesso ha condotto a diverse donne che raccontano le proprie esperienze e desideri sessuali. Se la scoperta genera in Ann una repulsione immediata, è sua sorella  Cynthia  a iniziare a nutrire interesse per Graham tanto da decidere di farsi riprendere mentre gli racconta i propri segreti.

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È con un film dal titolo ingannevole, che farebbe pensare a una innocua ma sofisticata commedia sexy ma che in realtà parla apertamente di impotenza, masturbazione, tradimento, voyerismo e nevrosi che Steven Soderbergh fa il suo debutto a  Cannes nel 1989 aggiudicandosi la Palma d’oro.

Non c’è ironia in Sex, Lies, and Videotape, nessun tono da commedia o tragedia, nessuna scena esplicita; è piuttosto il dialogo a dominare. Le conversazione dei personaggi vertono intorno al sesso, certamente, ma senza essere mai scabrose; franche semmai, e sempre tese alla ricerca di quella verità e onestà, con se stessi prima che con gli altri, che forse permetterà a tutti di vivere finalmente a pieno non solo la sessualità ma, anche l’affettività.

Complicati non sono infatti solo i rapporti nella coppia costituita dal fedifrago John e la repressa Ann, ancor più problematici (forse perché tutto sommato vincolati da un legame affettivo reale) sono quelli fra quest’ultima e la sorella  Cynthia che dal canto suo sembra quasi disprezzare il cognato\amante che tratta come un mero oggetto sessuale. Il legame tra i due uomini, un tempo amici e complici, risulta nel presente completamente inesistente. La vita di Graham interessa a John solo nel momento in cui  inizia a vederla come una minaccia. La passiva onestà di Graham si rivela infatti molto più intrigante per le protagoniste rispetto alla ridicola e ostentata mascolinità di John che finirà per sopraffarlo.

Il messaggio profondo di questa curiosa opera prima di un regista appena 26enne sembra essere che la verità è l’unica strada percorribile per una vita affettiva appagante e che, quando si parla di sesso (al cinema come nella vita), non c’è in fondo nulla di cui essere imbarazzati o spaventati fino a quando si continuerà ad essere onesti.

Protagonisti del film 4 giovani attori perfettamente calati nei loro ruoli. Peter Gallagher (John) che in seguito ottiene una discreta fama comparendo in pellicole come America oggi e I protagonisti (entrambi diretti dal compianto Robert Altman) e che ritroveremo qualche anno dopo al fianco di Kevin Spacey e Annette Bening in American Beauty nel ruolo del grottesco agente immobiliare che diviene amante di quest’ultima. Un buon caratterista mai esploso del tutto che ad ogni modo si è reso riconoscibile anche per merito di una indubbia avvenenza vagamente disturbante, spesso utilizzata dai registi come strumento per rappresentare l’apparenza di cui non ci si può veramente fidare, come in Sex, Lies, and Videotape appunto.

Laura San Giacomo (Cynthya) proprio un anno prima del successo planetario di Pretty Woman e del ruolo di Kit, la coinquilina di Vivien (Julia Roberts), prostituta navigata ma dal cuore tenero che in poco più di 4 apparizioni regala una impronta indelebile al film diretto da Garry Marshall. Latina, graziosa e conturbante la si vedrà poco al cinema e molto in tv nei decenni successivi; un vero peccato non aver osservato sul grande schermo il maturare di un volto così affascinante e l’evolversi di una presenza scenica che recava una così sorprendente carica erotica.

Splendida protagonista di Sex lies & videotape è Andie MacDowell; bellissima, icona glamour degli anni Novanta con numerosissime campagne pubblicitarie e apparizioni in commedie romantiche divenute cult come Green Card, Ricomincio da capo e Quattro matrimoni e un funerale ovviamente. Troppo pochi i ruoli di vero spessore per Andie MacDowell, capace di grande intensità anche in contesti ben più drammatici come dimostrato in America Oggi di Robert Altman (grazie al quale condividerà con Peter Gallagher un importante riconoscimento come una Coppa Volpi speciale per il miglior cast alla 50esima Mostra di Venezia) e il troppo poco conosciuto Crimini invisibili diretto nel 1997 da Wim Wenders.

L’interprete che più di tutti ha ricevuto da Sex lies & videotape la benedizione (o la maledizione?) di un imprinting che ha condizionato molti dei suoi ruoli successivi è James Spader (Graham). Spesso interprete sul grande schermo di  personaggi estremamente vulnerabili, portatori di una sessualità vissuta intensamente come in Calda emozione dove è il giovane amante di Susan Sarandon e Crash di David Cronemberg in cui lo troviamo nel ruolo di un produttore cinematografico che dopo un incidente stradale precipita in una spirale di perversione. Il culmine, che segna però anche una china discendente per ruoli con queste caratteristiche nella carriera di Spader, è Secretary nel quale veste i panni del malinconico ma sadico avvocato E. Edward Grey.

Un film molto più che intimista Sex lies & videotape per un regista che non ha avuto paura di esplorare nessun genere o di misurarsi con differenti approcci registici. Fondamentale per comprendere a pieno la portata dell’evoluzione artistica di Soderbergh, il film scava inevitabilmente nell’intimo dello spettatore portandolo inevitabilmente a confrontarsi con uno degli archetipi rappresentato dai personaggi del film. Una opera non facile ma sicuramente necessaria.

Caterina Liverani

Caterina Liverani

"Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome."
- Paul Eluard, Libertà
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