TFF36: Il frizzante capodanno di Happy New Year, Colin Burstead

Per i frequentatori del Torino Film Festival è ormai una prassi pressoché annuale trovare in programma qualcosa di Ben Wheatley, quasi quanto Sion Sono (quest’anno, stranissimo caso, assente). Nel 2015 e nel 2016 è stato rispettivamente il turno di High-Rise e Free Fire, per il 2017 il regista non aveva nulla di pronto e, mentre si appresta a dirigere un nuovo adattamento di Rebecca dal romanzo di Daphne Du Maurier da cui Hitchcock trasse il suo celebre film, quest’anno ha fatto uscire l’atteso Happy New Year, Colin Burstead (in anteprima italiana al TFF36).

Trentuno dicembre, riunione di famiglia mescolata a festa tra amici. Il capodanno è sempre una merda dice tra sé e sé, scendendo dall’auto, uno degli invitati. Tra parenti, ex amanti, vecchi compagni di merenda serpeggiano malumori, vengono tirati in ballo tradimenti, saltano fuori segreti e confessioni, ci si osserva a vicenda, si studiano le reazioni degli altri. C’è chi è sul lastrico, chi chiede in prestito soldi, chi cerca di rimediare ai propri errori senza poterci riuscire. Tutte le donne piangono a turno e a volte anche all’unisono. Si respira un’aria pesante e nei corpi c’è più alcol che sangue.

Happy New Year Colin Burstead

Divertissement col coltello tra i denti quello di Happy New Year, Colin Burstead pienamente avvicinabile ai già citati High-Rise e Free Fire, soprattutto per la volontà di concentrare tutta la narrazione all’interno dello stesso spazio e in un arco temporale limitato. Nel cinema di Ben Wheatley, i personaggi tendono a essere posti sullo stesso piano e, in linea di massima, a stare simpatici allo spettatore, il quale tuttavia non riesce mai a patteggiare veramente con nessuno di essi ed è un fatto interessante dal momento che permette di mantenere un’eguale distanza da tutti. Ampliando il concetto: ognuno fa schifo a modo suo e non fa nulla per nasconderlo; in virtù di ciò ci si può solo intrattenere con una fiera del grottesco come questa, sperando di non essere simili a nessuno dei patologici casi umani mostrati.

Non così lontano, per certi versi, dal The Party di Sally Potter, l’Happy New Year, Colin Burstead di Ben Wheatley trova il suo punto di forza più grande proprio nel protagonista il cui nome dà titolo al film: un mattacchione bizzarro con la sigaretta elettronica tra le dita, un cinico bastardo che quando vede sua madre caduta a terra non si china per aiutarla a rialzarsi e lo fa solo perché quella di lei è solo una messinscena per attirare attenzione. Colin Burstead è un uomo in bilico tra una crisi di nervi e l’istinto omicida, ma che opterà (almeno a parole) per la via col minor dispendio di energie: mandare a fare in culo quella gente, genitori e fratelli compresi.

Nota a margine: è da cortocircuito metacinematografico l’arrivo alla villa da parte di Sam Riley e Alexandra Maria Lara, già “coppia” nel 2007 per Control, il biopic su Ian Curtis e i Joy Division.

Simone Tarditi

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