TFF36: Double Feature sul finlandese Heavy Trip e Juliet, Naked con Ethan Hawke

Che sia per via della mostra Soundframes in corso alla Mole o che sia l’influenza sempre maggiore e reciproca con il più importante tra festival emergenti del capoluogo piemontese (il Seeyousound, che nel 2019 festeggerà la sua quinta edizione), sono diversi i film presentati al TFF36 che trattano il tema della musica. Tra questi, spiccano Heavy Trip (produzione nordica) e Juliet, Naked (più appetibile per il grande pubblico). Due film diversi fin dalle premesse (l’uno racconta l’ascesa di una band emergente, l’altro narra di un cantautore, Tucker Crowe, che ha lasciato le scene e di cui si son perse le tracce), ma uniti dall’essere totalmente scanzonati.

Quella di Juliet, Naked è la storia di una delle (fasulle) figure chiave dell’alternative rock di primi anni ’90, il quale ha appeso la chitarra al chiodo propria quando stava iniziando ad avere successo. Ossessionato da questo rocker (interpretato da Ethan Hawke, che alla 36ma edizione del Torino Film Festival porta anche il suo Blaze) è un uomo di mezz’età, noiosissimo, il cui unico stimolo nella vita è il cercare di venire a capo del mistero. Perché il cantante ha smesso di suonare? Cosa gli è successo? A volte, tanto nella vita quanto nei film, è meglio lasciar le cose come stanno senza smuoverle. A volte, no. Una catena di eventi, prevedibili e improbabili, mette in moto la fine di una relazione, l’inizio di una nuova, viaggi intercontinentali, gravidanze e un nuovo album.

Juliet Naked recensione film TFF36

Film semplice e al contempo piacevole questo Juliet, Naked. Che male fa un po’ di leggerezza? Per certo, il film è frutto di un amore incondizionato per la musica rock (il regista, Jesse Peretz, ha diretto molti videoclip dei Foo Fighters tra cui alcuni degli esordi, tipo Big Me o Learn to Fly) e ciò che a visione terminata rimane è un concetto su cui non ci si sofferma mai abbastanza: l’importanza che l’usufruente dà a un film, un libro o, come in Juliet, Naked, un album. In una delle scene più interessanti, il fan e l’ex rockstar sono a cena insieme e finiscono con il litigare perché il primo si è affezionato moltissimo alle canzoni composte dal cantante mentre quest’ultimo le disprezza e non vuole neanche parlarne. Non è così, in fondo? Non ci si lega di più a quello che fa qualcun altro che a ciò che si produce per conto proprio?

Differente, si è già detto, è Heavy Trip (titolo originale: Hevi Reissu), commedia su un gruppo metal, gli Impaled Rectum, alle prese con i pregiudizi della provincia finlandese e la voglia di andare in Norvegia per suonare al Northern Damnation Festival. A diciott’anni mica scopi se ascolti gli Slayer” canta Fabri Fibra nel nuovo disco di Salmo ed è quello che si può dire dei musicisti nel film: tante sfighe, un morto, parecchio vomito, riff di chitarra all’apparenza tutti identici, aspettative deluse, un photo shoot all’autovelox, una sala prove nello scantinato di un mattatoio, bare che fanno crowd surfing, arresti, terroristi e via discorrendo. In ballo c’è anche un primo demo fortunato ed è ciò che dà avvio alla vicenda. Per farla breve, Heavy Trip è il perfetto film di cui gli americani potrebbero fare un remake di successo.

Heavy Trip recensione film

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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