La grande lezione di Spider-Man: Un nuovo Universo

Ce lo hanno raccontato sin da piccoli, di essere unici, forse destinati a fare qualcosa di grande. O magari no e quindi abbiamo, per osmosi, assorbito nel nostro cervello tante decine di migliaia di film, serie tv, cartoni animati con protagonisti i super eroi. Belli, colorati, dalla parte dei giusti.

Il cinema d’altronde come possibile è sempre stato dietro a questa moda, raccontando con l’audiovisivo una storia fantastica, magari anche quella di un superuomo, mostrandoci cosa c’è dietro la maschera.
Christopher Nolan, con la sua trilogia dedicata al Cavaliere Oscuro di Gotham, ha mostrato come sia più importante la persona che indossa la maschera, relegando quest’ultima a semplice idea, vessillo di battaglia, un’idea, come rammenta Bruce ad Alfred in Batman Begins.

Quello che arriverà nelle sale il 25 dicembre 2018 è un particolarissimo film d’azione su Spider-Man, tutto da vedere, coccolare e spolpare al cinema anche più di una volta.
Al netto dell’infinità di prodotti supereroistici che regnano sovrano nel circuito cinematografico, con flop quasi (!) inesistenti, gettarsi anche in progetti di forte sperimentazione artistica – uno stile estetico del genere mai si era visto al cinema o in un prodotto dedicato alle masse – era una mossa azzardata. Considerato anche il minutaggio (120 minuti pienissimi, un evento raro per un prodotto d’animazione), far nascere e crescere alcuni timori era più che giustificato, ma ancora una volta è il risultato, il progetto che esplode davanti i nostri occhi che ci convince appieno dell’operazione, regalando al film, senza ombra di dubbio, la corona del miglior cinefumetto del 2018.

Spider-Man: Un nuovo universo sembra voler rimproverare un aspetto fondamentale che manca a tutti i cinecomics odierni, ovvero la necessità di superare il concetto di unicità supereroistica. Il Batman di Nolan era per l’appunto un simbolo, che sarà portato avanti per decenni da persone diverse, ma chi, tra tutto il pantheon Marvel e DC, è l’eroe del quartiere? Esatto, Spider-Man, ecco quindi che con la scusa della collisione di alcuni universi, lo Spider-Man di questa dimensione, Miles Morales, per un notevole twist di trama, dovrà raccogliere la pesante eredità di Spider-Man, divenire l’arrampicamuri in breve tempo e aiutare tutte le controparti supereroistiche, venute da una dimensione parallela, prima che tutti questi varchi possano chiudersi e impedirne quindi la morte, sia della dimensione che dello Spider-Man ospitante.

Una sola e grande lezione ci lascia questo film: affrontare e ragionare sul semplicistico atto che il valore dell’unicità, in film del genere come nel cinema in generale, è un concetto anacronistico con i tempi che stiamo correndo oggi, e il gruppo è il vero cuore pulsante del singolo, la collettività, che si riunisce in un vessillo di giustizia e oltre a raggiunge i propri obiettivi, ragioni anche sul loro ragion d’essere.
Potrebbe essere semplice essere un supereroe, proprio uno Spider-Man di quartiere – la consapevolezza che lo stesso plot narrativo non avrebbe mai funzionato su un altro eroe – eppure quella maschera rossa e blu comporta traumi, gioie e sofferenze che solo i più forti di cuore e volontà potranno indossare. E qui si va giù sulle solite morali dei supereroi, ma non è la sede più adatta.

Al netto di tutto, Spider-Man: Un nuovo universo si palesa come un film da cui è impossibile uscirne annoiati o esasperati, perché ha quel dono magico per cui vuoi bene a quelle animazioni su schermo e anche uscito fuori dal cinema, quegli eroi continuano a vivere dentro te.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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