Tutto quello che avreste voluto vedere al 4° Fish&Chips Film Festival

Fish&Chips si conferma in questa quarta edizione come uno degli eventi da non perdere nel panorama culturale torinese. La formula non cambia e, come nelle passate edizioni, l’erotismo e la sessualità sono il linguaggio che viene esplorato attraverso diversi generi e proposte che altrimenti non avremmo l’opportunità di vedere. Dopo quattro giorni di festival si torna a casa con un sacco di spunti di riflessione e con molte idee da mettere in pratica. Fish&Chips è sicuramente destinato a crescere ma al momento ci godiamo la sua dimensione ancora ridotta che ne favorisce l’atmosfera familiare.

La sua formula s’ispira a un altro festival ormai presente da anni: il Porn Film Festival di Berlino e, non a caso, molti dei film proposti sono di registi tedeschi, girati nella capitale o con performer e autori che abitano lì, da sempre all’avanguardia sul fronte della liberazione sessuale e della sperimentazione artistica. Forse non a caso il film che è stato scelto per l’inaugurazione, Touch Me Not, della regista rumena Alina Puntille, ha vinto la Berlinale 2018 e anche in questo caso Fish&Chips conferma la sua vocazione innanzitutto cinematografica, dandoci la possibilità di questa anteprima.

inaugurazione con direttrice Chiara Pellegrini

Chiara Pellegrini, direttrice del Fish&Chips Film Festival

Touch Me Not è un film dall’impianto sperimentale a cavallo tra finzione e documentario e che si avvale di un metalinguaggio cinematografico esplicitato, così come è esplicita la volontà di innescare degli interrogativi su come ci si rapporta all’intimità con se stessi e con gli altri, attraverso il canale spesso dato per scontato del corpo. Touch Me Not lascia molti vuoti, non tutto viene spiegato, ed è qui che lo spettatore viene invitato a colmare questi vuoti narrativi con il proprio sentire; la regista stessa sente l’esigenza di entrare nel proprio film e porsi non soltanto come osservatrice, ma come parte di un’umanità contemporanea, che deve fare i conti con quello che la società si aspetta e i ritmi propriamente umani ed individuali. Sono molti i corpi che si vedono e che si incontrano: corpi disabili, corpi nudi, corpi bellissimi, corpi trans, corpi imperfetti e veri. In qualche modo è il film stesso a essere “nudo”, si vedono le telecamere, si vedono gli operatori, la regista, e i personaggi non sono solo dei personaggi ma degli individui spogliati di tutto quello che ci definisce normalmente all’interno di una società, non sappiamo che lavoro fanno o dove abitano, ma li conosciamo solo attraverso il percorso che fanno all’interno di questo film.

Oltre ai film in concorso e fuori concorso, grande rilievo hanno avuto la serie di incontri gratuiti tenuti allo Spacenomore, autentico momento di dialogo e di confronto. Il primo evento è stata una conferenza sull’evoluzione del porno, con un excursus su quella che è stata più precisamente la storia della distribuzione del porno in Italia, data dal critico e collezionista Sandro Avanzo e dal regista Davide Ferrario, fino al post-porno, di cui hanno dato conto la porno attivista ed educatrice sessuale Slavina e il performer francese Pierre Emö, che ha recitato in diversi film proposti durante il festival.

E’ proprio Slavina, unica donna fra i relatori, a porre uno sguardo politico e marcando gli aspetti più sovversivi del fare pornografia etica oggi, una pratiche che si propone innanzitutto di rispettare le persone che ci lavorano e di smarcarsi dalla sessualità eteronormata e rivolta a un certo tipo di maschilità che ci è stata proposta finora. Il presupposto di questo tipo di porno, secondo Slavina è che può definirsi un “dispositivo autoritario che ti eccita tuo malgrado” e che in qualche modo ci educa rispetto a quello che dovremmo trovare eccitante.

Fish&Chips incontro evoluzione porno

Davide Ferrario, Slavina, Sandro Avanzo, Pierre Emö

Perciò, se la domanda generale che viene posta durante questo incontro è Dove va il porno? per Slavina è piuttosto “Dove va il sesso?” Ci stiamo decentrando dall’idea di sesso inteso come esclusivamente genitale, le sessualità e le pratiche stanno diventando più fluide, che gli anti-gender lo vogliano o no. Questo cambiamento può essere comunicato e fomentato attraverso una pornografia che ti toglie dai binari rassicuranti di quello che normalmente troviamo sexy. Slavina, che era inoltre giurata per la sezione cortometraggi, ha citato infatti una scena del film Our Alphabet, di Coco Schwartz e Alina Mann in cui i due partners si eccitano a vicenda passandosi sulla pelle dei ramoscelli di ortica. Slavina fa inoltre un appello a supportare finanziariamente realtà come Fish&Chips che creano degli spazi concreti di condivisione e dialogo sulla sessualità e soprattutto ci invita a supportare case di produzione che si dedicano a creare porno etico e di qualità. “Il porno andrà dove lo facciamo andare noi”, o meglio, dove andranno i nostri soldi.

Fish&Chips rivolge inoltre lo sguardo all’editoria indipendente con l’evento Molto Piacere e presenta Ossì, fanzine erotica e self proclaimed giornaletto porno che punta a contenuti fotografici e letterari di qualità e Frute, fanzine friulana nata come progetto di laurea che attraverso varie interviste tratta di temi cari al femminismo contemporaneo. E’ stato inoltre presentato il progetto Pleasure Rocks del collettivo Pornopoetica che ha avuto lo scopo di risemantizzare la roccia come oggetto erotico e sensuale.

L’incontro più seguito in assoluto è stato quello su il consenso nel BDSM, tenuto dalla psicanalista relazionale Serena Calò e due rappresentanti della scena BDSM torinese under 35, Alithia Maltese e Otmi. Il tema del consenso in quest’epoca post #MeToo è finalmente al centro del dibattito e l’associazione con le pratiche per lo più misconosciute del BDSM ha creato la giusta dose di aspettative e curiosità rispetto all’incontro. Dal dibattito che ne è scaturito è stato chiaro che fra il pubblico c’erano sia persone che conoscono bene l’ambiente BDSM e le sue dinamiche, sia persone incuriosite che avrebbero la volontà di avvicinarsi a questo mondo.

Alithia Maltese e Otmi, incontro sul Consenso del BDSM

Alithia Maltese e Otmi

Alithia e Otmi hanno discusso i vari protocolli di sicurezza che normalmente arrivano dal mondo anglofono e che sia avvicinano molto ad una teorizzazione dei rapporti fra i Top (dominati) e i Bottom (sottomessi) in cui si delineano delle dinamiche di potere basate sulla fiducia, sulla cura e la responsabilità verso il benessere psicofisico proprio e della persona con cui si sta giocando. Non a caso viene utilizzata la parola ‘gioco’, che sottolinea una dimensione ludica in cui ci si possa realmente lasciare andare. Serena Calò ha sottolineato innanzitutto l’etimologia della parola ‘consenso’ che letteralmente significa “sentire con”, e che quindi va oltre il semplice ‘dare il permesso’ ma ha a che fare con una dimensione di ascolto che dovremmo attivare verso noi stessi e in seguito con i nostri partner. Centrali nel BDSM sono il corpo e il concetto di potere, che spesso viene automaticamente associato al suo abuso o all’idea di un potere economico o politico schiacciante; nel BDSM il concetto di potere riacquista invece un significato neutro, legato all’idea di prendersi cura di qualcuno e al concetto di gioco.

Proprio di questo parla il documentario vincitore di questa edizione del festival The Artist and the Pervert, dei tedeschi Beatrice Behn e René Gebhardt. I protagonisti sono George Friedrich Haas, compositore austriaco i cui pezzi vengono suonati dalle orchestre più importanti del mondo e già considerati capolavori del ventunesimo secolo, e la sua compagna Mollena Williams, una performer e kink educator afroamericana. I due hanno una relazione dominatore-schiava completamente consensuale le cui dinamiche sono state rese pubbliche in un’intervista del New York Times. Mollena dichiara orgogliosamente: “Siamo stati messi nella sezione Arte, non in quella Lifestyle”.

La loro relazione si scontra con numerose critiche in cui vengono fuori i tabù più comuni sugli scambi di potere consensuale all’interno di una dinamica BDSM: le pratiche di dominazione non possono essere considerate femministe, una donna afroamericana che accetta di essere dominata è in realtà vittima di un patriarcato colonialista interiorizzato e così via. Niente di tutto questo è vero, il BDSM è compatibile con il femminismo e molto ha a che fare con l’autodeterminazione del proprio piacere. Il documentario mostra come fra Georg e Mollena ci sia quel rapporto di cura reciproca di cui si è parlato all’incontro sul consenso, della dimensione del gioco e di come i due partner si ispirino l’un l’altra nel proprio percorso di vita artistica e politica, lasciando intatta l’ambiguità su chi sia the pervert e chi sia the artist.

Fish&Chips Film Festival

Fra i documentari presentati quest’anno, spicca Samantha Hudson dello spagnolo Joan Porcel che racconta la storia dell’ascesa in rete di Ivàn, un ragazzo apertamente gay originario di Mallorca che al compimento della maggiore età si trasferisce a Barcellona e cerca di imporsi sulla scena musicale electroqueer, aiutato dai suoi amici, un coetaneo esperto youtuber che vorrebbe fargli da manager e il coinquilino nonché migliore amico, chiamato la sister. Il documentario accompagna Ivàn aka Samantha Hudson fra racconti di sesso occasionale, esibizioni live di canzoni dal titolo Comeme el coño (Leccami la figa) e serate con la sister in cui giocano alle drag queen consumate, fino alla caduta di Samantha, una caduta letterale che avviene da un balcone al primo piano che gli farà riconsiderare il suo agire senza pensare troppo alle conseguenze. Dopotutto Ivàn/Samantha ha solo 18 anni e avrò tutto il tempo per maturare.

Altro documentario degno di nota è Love Express, the disappearance of Walerian  Borowczyk, di Kuba Mikurda, sulla vita del regista polacco che ha mosso i primi passi con film d’animazione avanguardisti negli anni ’60 e che poi si è affermato in Francia con alcuni film dall’erotismo spiazzante come Immoral Tales e La bestia, fino alla decadenza artistica e all’indifferenza dei produttori.

Fra i lungometraggi di finzione anche in questo caso la scelta è ampia: si va dai drammi come Portraits of Andrea Palmer, di Huston e Lyons, girato in 16mm, che racconta la storia di una cam girl mentalmente instabile, oppure alla storia vera raccontata dal film belga We di Rene Heller, in cui il la scoperta della sessualità di un gruppo di adolescenti si rivela un gioco pericoloso con esiti tragici. Film come Bedbugs e Nina esplorano la sessualità dal punto di vista di rapporti famigliari e di coppia in difficoltà, fino ad arrivare ai film propriamente espliciti come Landlocked, che tratta di un romantico incontro a Berlino e Fuck them all, un viaggio nell’universo fetish di Maria Beatty, regista veterana del Fish&Chips Festival, in cui le distinzioni fra i sessi svaniscono completamente.

Unico titolo italiano in concorso, Cumper, del collettivo milanese Rosario Gallardo, inserito nella sezione fiction pur potendo definirsi a tutti gli effetti un documentario. A questo proposito torna utile la riflessione portata dal regista Davide Ferrario durante l’incontro sull’evoluzione del porno, su quello che lui chiama il “grado zero” del cinema, il nocciolo della sua ambiguità. Girare una scena in cui delle persone stanno facendo sesso può definirsi una ripresa documentaria in senso stretto, ma quella scena avviene comunque in funzione della telecamera ed è influenzata dalla sua presenza. Il film è un road movie, in cui seguiamo le avventure erotiche del duo Gallardo e dei loro compagni di viaggio verso l’Hacker Porn Film Festival di Roma, ed è girato a turno con camera alla mano negli spazi ristretti di un camper e in vari momenti di sosta. Perchè dunque inserirlo nella sezione fiction? Il film si apre con un’altra domanda, forse più importante: quattro persone unite dal desiderio possono definirsi una famiglia? Cumper è un grande si a questa domanda, con buona pace dell’ambiguità fra realtà e finzione.

Di certo sono reali le ripetute squirtate della Regina, incurante del pericolo di spruzzare la telecamera, i cellulari messi a caricare, le pentole con dentro la pasta. Chiunque si trovi nei paraggi viene immancabilmente investito da una pioggia eiaculatoria e risate a non finire. Verso la fine del film qualcuno intimerà alla Regina di squirtare, per una volta, fuori dal finestrino. Lo squirting è sempre un argomento di grande curiosità ed è stato il protagonista del Workshop di Eiaculazione per fike tenuto da Valentina aka Fluida Wolf e del cortometraggio presentato nella sezione XXX dal titolo Gush, in cui il protagonista Ciel ci mostra come nel tempo sia riuscito attraverso una stimolazione della prostata ad arrivare ad un orgasmo che somiglia in tutto e per tutto ad un’eiaculazione femminile.

Fish&Chips Film Festival Torino

Per quanto riguarda invece i film propriamente espliciti è nel cortometraggio che si ritrova la formula più adatta: a fare da capitana è sempre l’immancabile produzione di Erika Lust, nome arcinoto della pornografia contemporanea che si spera si smarchi presto dalle etichette riduttive come “porno femminista” o “porno per donne”. La Lust ha lanciato qualche tempo fa un interessante progetto chiamato X Confessions: chiunque è invitato a mandare le proprie fantasie erotiche sotto forma di brevi scritti, che vengono poi realizzate in cortometraggi diretti dalla stessa Lust e da guest directors. Non solo con questa mossa la Lust ha saldato il legame coi fan, ma X Confessions le garantisce una fonte pressoché infinita di idee. Molti i corti proposti provenienti dalla sua produzione, tra cui il vincitore Frostbite diretto dalla finlandese Laura Rämö.

In ogni caso la selezione dei cortometraggi espliciti di Fish&Chips lascia sempre piacevolmente sorpresi perché oltre a dare la possibilità di accedere a del porno contemporaneo di qualità, in alcuni casi i film proposti sfidano e scardinano le usuali concezioni del desiderio, dando ampio spazio alle sperimentazioni, sessuali e cinematografiche, ma anche all’ironia. Spicca per quest’ultimo aspetto Il lamento della ninfa, che ha vinto la menzione speciale, del francese Matock, in cui il protagonista canta l’aria di Monteverdi che dà il titolo al film, e viene costantemente interrotto dalle angherie di una dominatrice. Il canto viene quindi distorto da grida di dolore e di piacere ma continua imperterrito, fino alla golden shower finale. Un altro cortometraggio, stavolta della sezione soft, che punta sull’ironia è Sara’s intimate confessions, della norvegese Emilie Blichfeldt, in cui una ragazza supera le sue insicurezze grazie ai consigli della sua vagina parlante. Di tutt’altro tema si occupa invece The Chemo Darkoom di Harvey Rabbit, californiana trapiantata a Berlino, che rappresenta il lento percorso di riappropriazione della sessualità dopo aver affrontato un cancro e la chemioterapia, oppure Peculiar Tastes, del messicano Josè Navarro che tratta in maniera delicata seppur opprimente il tema della pedofilia.

La forza di Fish&Chips sta proprio nella programmazione mai scontata e nella volontà di proporre il sesso e l’erotismo in tutta la sua trasversalità, anche se si tratta di affrontare gli aspetti più difficili legati all’esperienza umana. Vince difatti la sezione lungometraggi fiction Sextape, del francese Antoine Desrosiéres, già presentato a Cannes 2018, che affronta il tema dello slut shaming, dello stupro e del revenge porn con il linguaggio della commedia. Sextape ha per protagonisti degli adolescenti francesi provenienti da famiglie musulmane che nonostante siano a conoscenza di temi come il femminismo, la parità di genere e il consenso, si ritrovano a perpetrare i comportamenti di un patriarcato opprimente ai danni delle fidanzate che di fatto vengono trattate come proprietà. Yasmina, la protagonista, nonostante sia a tutti gli effetti una vittima, riesce ad affrontare la situazione con sfrontatezza e coraggio, riuscendo a trasformare una storia potenzialmente drammatica in un’occasione di rivalsa per sé e la sorella. Antoine Desrosière, che non è potuto essere alla presentazione, ha inviato un videomessaggio di ringraziamento in cui è comparso nudo e molto a suo agio, ringraziando per il premio e auspicando una società più libera e aperta.

Fish&Chips si conclude con alcuni episodi di Sex School, un progetto della regista Poppy Sanchez, che si propone come una web series di educazione sessuale per adulti, che ha coinvolto diversi dei performer visti nei film di quest’edizione del festival, come Bishop Black e Parker Marx, facenti tutti parte della scena del queer porn berlinese. Fish&Chips ha quindi salutato il proprio pubblico con un’interessante lezione dimostrativa su come fare sesso a tre.

(Articolo a cura di Helena Falabino, accreditata stampa per Vero Cinema alla quarta edizione del Fish&Chips Film Festival)

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