Triple Frontier e l’odore dei soldi bruciati

Ci sarà un giorno in cui il pubblico – abbonato e non – capirà la funzionalità principale della sottoscrizione di abbonamenti da proporre ai suoi spettatori. Come paga un abbonamento un appassionato incallito di cinema sempre alla ricerca di titoli di gran qualità, succede che a pagare un abbonamento sia anche una casalinga che non ha nessun interesse nel vedere film criptici o dalla forte morale sociale, ma solo vedere un film.

Triple Frontier in questo caso specifico guarda oltre, cerca lo zoccolo duro di addetti del campo o appassionati per una storia che cerca la sua dimensione narrativa con una regia tecnica, forte e consapevole del messaggio che vuole veicolare.

Ritroviamo Chandor in cabina di regia, regista che abbiamo seguito sin dal suo primo film che in qualche modo, sembra ricollegarsi facilmente non solo a questo Triple Frontier, ma continuare un discorso socio-politico sugli Stati Uniti e il potere/valore del denaro.

triple frontier recensione

Cinque uomini ex agenti speciali vengono richiamati per una missione top secret: rubare i soldi a un barone della droga, portarli a casa per poi prendere le proprie quote sul malloppo. La missione è rischiosa, dato che come suggerirà il titolo, passare la frontiera a piedi sarà più difficile del previsto a causa del classico incidente che porterà i cinque uomini ad abbandonare i propri mezzi per avventurarsi a piedi.

Quello di Chandor è un cinema che si plasma attorno i suoi protagonisti, portatori di un destino che corre parallelo al messaggio che veicolano. In particolare tra tutto il cast a spiccare è Ben Affleck, uomo, ex soldato, disilluso dalla vita che incarna una critica socio-politica ben più stratificata di quanto si mostra – purtroppo – superficialmente nel film.
Come lui, il resto dei suoi compagni sono il ritratto del fallimento, non come uomini, ma di una sconfitta tacita che si è insediata nelle radici dell’essere umano, ormai specchio di un paese che ha abbandonato i suoi commilitoni dalle parti più anguste del paese. Nonostante la “sconfitta” o l’odio si rimane attaccati con un invisibile cordone ombelicale a tutto ciò, quasi l’unica idea concreta nel pieno abbandono di ogni identità o morale.

I soldi rubati, forse, sono gli stessi che circolano nei traffici tra servizi segreti Statunitensi e altri cartelli della droga o organizzazioni criminali. Meglio bruciarli quindi, per riscaldarsi. D’altronde proprio la forte moralità con cui si costruisce ogni personaggio presentato sembra schiacciata dalla pesante missione che hanno accettato. Ci si raccoglie attorno al fuoco a raccontarsi storie e bruciare mazzette da migliaia e migliaia di dollari. Con quegli stessi dollari loro hanno comprato vita e morte di abitanti che hanno subito l’intervento democratico delle forze armate statunitensi, ma non tutto si può comprare con il vil denaro.

Chandor si mostra nuovamente come un regista sopraffino e non ci meravigliamo se la stessa Bigelow, che doveva dirigere originalmente il film, si sia fermata a dare qualche consiglio al regista, dato che la sua messinscena tecnica è più ferrea del solito: il ritmo è incalzante e le stesse sequenze d’assalto sono scritte da Boal con molta più consapevolezza a fronte degli ultimi lavori dello sceneggiatore (Detroit su tutti). C’è la tecnica e la tenacia per tenere storia e profilo alto per più di 120 minuti. Le criticità avvengono nel terzo atto dove il risolvo di critica muore per alcune decisioni delle più infelici, non supportate da il giusto background per giustificare alcune azioni di tutti i membri del gruppo.

Di Triple Frontier rimane un cinema di grande cuore e grande tecnica, forse più simile ai lavori di Taylor Sheridan e della sua nuova idea di western moderni, ma sempre conditi da questa costruzione e decostruzione dell’individualismo – davanti e non i soldi – con cui Chandor ha dimostrato di essere uno dei migliori registi su piazza da tenere fortemente d’occhio.

triple frontier recensione
Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

Latest posts by Gabriele Barducci (see all)

    You may also like...

    Condivisioni