Aterrados – Terrorizzati, l’horror argentino che guarda in Oriente

Le sperimentazioni di genere, in particolare nel mondo dell’horror, sono più importanti di quanto si possa pensare, difatti con una buona idea e la giusta dose di tecnica e gestione del ritmo, si scopre con gusto nuovi registi e autori degni di farsi notare e apprezzare con qualche virtuosismo in particolare.

Sul catalogo italiano Netflix è presente Aterrados – Terrorizzati, particolarissimo horror argentino che, come suggerisce già il titolo e lo stesso motivo per portarvelo su queste pagine virtuali, attingendo da diverse e altre metriche narrative, si rivela essere un esperimento ben riuscito, rafforzato proprio da tutti i suoi difetti.
Che cosa si intende con questa frase? Essenzialmente che i difetti di questo film, ne sono anche il punto forte, anche se forse chiamarli difetti è fin troppo gratuito e poco contestualizzato.

In un quartiere di Buenos Aries, si registrano strani eventi paranormali che stanno colpendo più famiglie, ognuna vittima di un particolare evento, quasi tutti fin troppo violenti. Un poliziotto e un gruppo di investigatori del paranormale cercherà di trovare una soluzione a tutto questo.

Il regista Demiàn Rugna si prende tutto il tempo necessario per introdurci nel cuore della vicenda, addirittura la bellezza di poco meno di trenta minuti per incontrare finalmente i nostri protagonisti. Prima di questo incontro, ci propinerà diverse storie, piccoli eventi paranormali infarciti da diversi salti temporali, che hanno tutti luogo in questo piccolo quartiere. Il regista comunica una tacita conferma: lì, in quel quartiere, c’è qualcosa. Come e perché si spera – invano – che venga investigato durante il prosieguo del film e chiedere spiegazioni forse è troppo, ma in tutto questo basti pensare l’unica verità assoluta: il paranormale esiste e quindi dopo aver fatto questa promessa di fede, si può andare spediti verso un minutaggio e un finale assolutamente inconcludente con tutto ciò visto fino a quel momento.

aterrados terrorizzati recensione

La carta vincente di questo film è proprio tramutare una narrazione puntellata e mai chiara in un racconto angusto, fastidioso, incomprensibile e proprio per questo, stranamente affascinante. Risulta anche dannatamente convincente la realizzazione di tutti questi strani eventi paranormali che richiamano a gran voce il genere horror orientali, sia nella messinscena che nella situazioni – la figura chiave di una donna in vestaglia bianca insanguinata che si muove a una manciata di cm da terra senza controllo, è un quadro cinematografico fin troppo definito e contestualizzato nella nostra testa.

Nulla di nuovo sotto il sole, in particolare quando un prodotto così volutamente fallace può venire facilmente criticato da una grossa fetta di pubblico, ma preso proprio per la sua realizzazione che predilige tanto make up a discapito dell’aiuto in corner della CGI, conferisce a tutta l’opera un senso di completezza inedito e qualche bel brivido lungo da schiena.

Difficile quindi sbilanciarsi con quello che potremmo definire un voto universale perché i difetti sono evidenti e potrebbe turbare non poco seguire una storia che si sviluppa orizzontalmente e a chiazze fin troppo espanse per avere un quadro comprensibile. Ci si lascia cullare dalle immagini terrificanti, il senso di impotenza e i classici jump scare ben assestati e una ricchissima mitologia che paga lo scotto di non essere stata approfondita e la saga di Insidious ha dimostrato che approfondendo i giusti elementi, anche l’horror ha quel valore di legacy che molti blockbuster di oggi faticano ad ottenere.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

You may also like...

Condivisioni