L’uomo fedele, film che più francese non si può

È cosa risaputa che le francesi prendano il tradimento con filosofia. Ovvero: sapere, ma non disperarsene. Nel dubbio, far finta di niente. Se si è molto brave: avallare eventuali relazioni extraconiugali, cosicché l’uomo al centro del triangolo amoroso si stanchi ben presto della nuova conquista e non riesca a togliersi dalla mente l’altra.

Il colpo da fuoriclasse lo mette a segno Marianne (Laetitia Casta) ne L’uomo fedele di Garrel, film sul triangolo amoroso in salsa parigina. Figura molto francese e molto truffautiana (ben lontana dalle femmine italiane, appartenenti al genere “mi fanno male i capelli”), Marianne spinge Abel (Louis Garrel, e chi altri mai potrebbe essere) tra le braccia della giovanissima cognata Ève (Lily-Rose Depp). Abel, bello, intelligente, fascinoso, del tipo che così ne sfornano solo i lucernari di Parigi, è da sempre il sogno di Ève. Fa il giornalista e indossa i più ciancicati e affascinanti maglioni di tutta la Francia. Come tutte le cose spasmodicamente desiderate e finalmente ottenute, però, Ève si stanca prestissimo. E Abel tornerà, più innamorato che mai, da Marianne.

l'uomo fedele recensione

All’origine del triangolo amoroso c’è una vecchia storia di corna: dieci anni prima Marianne e Abel erano fidanzati, ma lei lo tradì con Paul, loro grande amico, e si fece mettere incinta. Salvo poi diventare vedova all’improvviso. Così all’improvviso, che Joseph (Joseph Engel), il figlio ormai novenne avuto con Paul, sospetta un avvelenamento (di nuovo Truffaut), di cui mette prontamente a parte Abel, dopo che quest’ultimo è tornato a frequentare Marianne a seguito della morte del marito.

In un film francese fino alle midolla, sullo sfondo di una Parigi ventosa e poco accogliente, Garrel condensa un piccolo trattato sull’amore extraconiugale, sul tradimento e sulla saggezza di chi non ne fa una tragedia. Siamo lontani dalla Parigi da cartolina, città dell’amore e dei sospiri. Piuttosto, è la città dell’ambiguità e del sospetto, come quello che Abel prova costantemente per Marianne, a causa dei dubbi seminati da Joseph. Non ci sono grandi sobbalzi: dalla tradizione cinematografica oltralpe L’uomo fedele eredita, oltre a un certo cinismo per quanto riguarda le umane faccende sentimentali, anche un pizzico di frivolezza (che non è necessariamente un difetto). Guardando l’insieme, però, si capisce che al film manca qualcosa che cementifichi il tutto. I tre comprimari – tra cui una suadente Casta e un affascinante e narcisista Garrel, qui nella tripla veste di regista, sceneggiatore e attore – sono le tre colonne portanti del film. A Garrel va l’ulteriore plauso di aver scosso la giovane Depp: l’ultima volta che l’avevamo vista, in Planetarium della Zlotowski, spalancava gli occhioni e vedeva gli ectoplasmi. Verve pervenuta meno di zero.

Francesca Sordini

"Io non ho bisogno di dirlo, perché lo si nota a leghe di distanza: sono brutto timido e anacronistico. Ma a forza di non volerlo essere sono riuscito a fingere tutto il contrario."
(Gabriel García Márquez, "Memoria delle mie puttane tristi")
Francesca Sordini

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