Appunti sparsi su Il professore e il pazzo

Sebbene fedelissimo all’originale, il titolo del film farebbe più facilmente pensare a una commediaccia americana invece che a un robusto biopic d’altri tempi qual è. Dalle molte tribolazioni produttive (i diritti del romanzo sarebbero stati acquistati addirittura nel 1999, per non parlare dello stop durante le riprese per una causa legale intentata e persa da Mel Gibson e il regista nei confronti della casa di produzione per aver cambiato una location e non aver concesso dei giorni extra per rigirare delle scene) fino a una mancata anteprima all’interno di qualche festival o sede prestigiosa, Il professore e il pazzo arriva in sordina nelle sale di mezzo mondo quasi contemporaneamente alla sua uscita anche in video on demand.

Sicuramente penalizzato da una regia anonima, ma sorretto da una buona sceneggiatura a cui pare in origine abbia lavorato anche John Boorman, Il professore e il pazzo narra di come sia nato e si sia sviluppato l’Oxford English Dictionary nell’Inghilterra tra il XIX° e XX° secolo (dal 1879 al 1928, il film ne racconta i primi fondamentali anni). Vicenda barbosa? Niente affatto. La compilazione dei vari volumi rappresenta uno dei momenti più entusiasmanti e significativi del progresso umano, una conquista parimenti importante alla colonizzazione della terre nel Nuovo Mondo (viene così chiuso dallo sceneggiatore Farhad Safinia un ipotetico cerchio aperto il decennio prima con il brutale Apocalypto, uno studio antropologico di stampo primitivo).

Le sfide, i rischi, gli imprevisti, gli intoppi che il filologo James Murray affronta non senza difficoltà portano al raggiungimento di una conoscenza universale -e che oggi diamo per scontata- proprio in quanto contraddistinta da trasversalità culturale: ricchi e poveri possono accedere agli stessi concetti formulati alla stessa maniera. Uno step, questo, che un poco permette lo smantellamento delle differenze di classe se non altro per quanto concerne l’uso di medesimi lessemi.

È una concomitanza di forze a produrre questo risultato. Murray viene infinitamente aiutato da William Chester Minor (grande interpretazione di Sean Penn), medico statunitense diventato folle durante la Guerra di Secessione, ma capace anche di essere genialmente lucido una volta confinato in manicomio. L’unione di queste due menti distinte è data da un obbiettivo comune: la creazione del più completo dizionario di sempre. Nel fare ciò, al di là di eventi chiaramente romanzati e semplificati, Il professore e il pazzo rappresenta una mosca bianca nel panorama attuale. Un lungometraggio fuori tempo massimo, cinematograficamente più vicino agli anni ’90 che al 2020, che però finisce con l’essere dissimile dai prodotti medi dell’ultimo periodo (un merito, ovviamente). Se, inaspettatamente o meno, l’Era digitale ha portato con sé i germi dell’imbarbarimento e dell’ignoranza, film come Il professore e il pazzo rappresentano da un lato un motivo d’interesse, dall’altro una riflessione attualissima sull’importanza delle parole. La direzione mira altrove rispetto all’Ex Libris – The New York Public Library di Frederick Wiseman o al Doubles Vies di Assayas, chiaro, tuttavia anche qui si combatte una rivoluzione non violenta: quella dell’evoluzione del sapere.

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Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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