La fine di tutto in Avengers: Endgame

Sapevamo come sarebbe andata a finire, o almeno, sapevamo il punto di chiusura, ma narrativamente il destino di molti personaggi Marvel era appeso ad un filo.

Non abbiamo mai trattato con grande cura progetti quali cinefumetti o simili. Ci dedichiamo le giuste righe, per dare un feedback positivo o negativo che sia, pur consapevoli della natura da cinema mainstream e blockbuster dell’opera.
Archiviato Avengers: Infinity War, Endgame si palesa, come suggerisce il titolo, la resa dei conti finale, la vendetta su cui il gruppo di eroi ha fondato il suo nome. Niente storie troppo sofisticate o svolte di trama che qualcuno non abbia già intuito nella miriade di articoli scritti tra ipotesi e azzardi.

Avengers: Endgame come film d’intrattenimento della grande macchina cinema, funziona alla grande, proprio perché se Infinity War era il film di Thanos, Endgame è il film dedicato alla vecchia guardia degli eroi Marvel.
Iron Man, Captain America, Thor, Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, la base degli Avengers come la abbiamo conosciuta nel primissimo film è cambiata drasticamente, non per le decine di aggiunte successive, bensì dallo schiocco di dita di Thanos che ha cancellato metà degli esseri viventi in tutta la galassia.

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Ancor prima di una storia gloriosa di vendetta, quella di Endgame è una storia di sconfitta e affronto di ciò. Il senso di aver perso una battaglia così grande è un macigno per ogni personaggio che si muove nel nuovo mondo decimato, al meglio delle possibilità umane per sopravvivere.
Endgame è un film fatto a misura delle facce e delle responsabilità di queste persone, non più eroi, ma semplici persone che piangono per la perdita dei propri cari e non accettano nessuna parvenza di speranza. “Non darmi speranze” dice Occhio di falco alla Vedova Nera quando questa lo raggiunge dicendogli di avere un piano per rimediare agli eventi di Infinity War.
Tutto si indirizza allo spettatore, alla stretta necessità di comunicare una ferrea volontà di tirare finalmente le somme su quella saga che, piaccia o non piaccia, ha tenuto incollati sulla poltrona migliaia di persone.

Dopo più di dieci anni, questa grande fase Marvel si chiude, i vecchi Avengers vanno via, rispettivamente con i propri destini da scoprire, per lasciare spazio a nuove storie e nuove eroi.

Di grande intrattenimento anche se nella parte centrale, il secondo atto, il ritmo sfiora il tedioso a causa di eccessiva ripetizione di alcuni eventi ormai già ripetuti più volte durante le prime fasi del film.

Meglio l’incipit e la resa dei conti finali. Si percepisce un senso di epico non generale, ma personale per ogni emozione che può aver trasmesso un dato personaggio nell’arco delle sue avventure in più e più film. Ci possiamo disperare come confortare, ma si esce con la consapevolezza di una visione più che gratificante. Criticare è possibile, ignorare certi eventi però è praticamente impossibile e l’attenzione è tutta su Avengers: Endgame, giustamente.

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Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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