Appunti sparsi su Cinétracts (1968), cinquantuno anni dopo

La presentazione di Livre d’Image a Cannes ha marcato i cinquant’anni dalle rivolte del maggio ’68, rivolte che investirono proprio il più famoso festival di cinema in Francia. Uno spartiacque socio-culturale sul piano internazionale, ma anche all’interno della filmografia di Jean-Luc Godard, da allora mai così vicino al trattare col suo lavoro le dinamiche e le trasformazioni della politica. Qualche tempo dopo, nascerà il Gruppo Dziga Vertov, ma le avvisaglie di un cambiamento in corso sono già visibili in La cinese o, per esempio, nel film collettivo Lontano dal Vietnam (entrambi del 1967).

In mezzo a tutto questo c’è un passaggio fondamentale, quello del progetto Cinétracts (1968), anch’esso frutto di registi diversi: una quarantina di brevissimi cortometraggi, realizzati in b/n e su supporto 16mm, legati tra loro da una stesso tema (il Maggio francese) e molto spesso dalle medesime fotografie che vengono riciclate, riutilizzate, ricontestualizzate, creando suggestioni non sempre identiche. Immagini statiche che dialogano tra di loro, che trovano significati ulteriori quando su di esse vengono scritte a mano parole, frasi intere, slogan. Un cinema muto, pienamente materiale, invendibile e che trova canali distributivi alternativi (luoghi d’istruzione, opifici, etc.) per diffondere il verbo dell’opposizione al potere.

È Godard a organizzare l’esperimento Cinétracts, ma vi contribuiscono personalità come quelle di Alain Resnais, Chris Marker (ideatore iniziale, pare), Philippe Garrel (incredibile o meno, nel 2018 suo figlio Louis avrebbe poi interpretato Godard in un contestato biopic) e molti altri meno noti. Ognuno dei loro cortometraggi ha una vita indipendente, un suo destino e nel trascorrere dei decenni alcuni devono essersi smarriti. Qualche anima pia ha recuperato quel che oggi rimane e in fondo a questo articolo se ne può trovare un collage (più o meno) ordinato. Uno straordinario documento ideologicamente viziato, ma al contempo inamovibile. Affascinante, inquietante. Anche se non lo si vuole identificare come un tassello godardiano, rimane comunque un esercizio fuori da ogni canone. E se, invece, si volesse ridurre tutto Cinétracts a numeri e vocaboli, potrebbe venir fuori quel che segue:

001 idranti, fumogeni, proiettili di gomma, studenti in rivolta, studenti in classe, studenti seduti su statue, studenti che formano barricate, studenti che lanciano sanpietrini, studenti che strappano manifesti e ne creano di nuovi, barellieri trasportano feriti, strani personaggi compaiono e si lasciano fotografare 003 volti innocenti e funerali, pugni alzati, compagni, mazzi e corone di fiori, mani disarmate 004 caschi e visori, foto riproposte, scudi, visi insanguinati, colpi alla testa, cadaveri sulla strada 005 solidarietà civile, slogan muti e bocche aperte, cancelli e fabbriche chiuse, primavera, comizi, sigarette, strade pitturate, socialismo 007 teste sfasciate, vetrine sfondate, progresso 008 fuoco e microfoni 009 giornali e bandiere 010 rivoluzione, scrittura, comunismo, fascismo, atti di violenza 012 società, insieme 013 lettere mancanti 014 forze 015 ritratti 016 studio, lavoro 019 lotte notturne, catene umane, picchetti 020 occhi, nasi 018 francesi brava gente, scritte e parole 021 rivendicazioni di classe 023 l’amore e l’odio 026 articoli, indesiderabili, scale, portici, chiavi inglesi 027 alfabeto, guerra civile, addomesticamento televisivo, turni 029 anni, simboli, cognomi, terrorismo 030 gesso sulla lavagna, maschere 040 teoria, capitale, sviluppo, sipario strappato.

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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