Misteri e caffè bollente in Pokémon: Detective Pikachu

Un film come Pokémon: Detective Pikachu non ha bisogno di nessun tipo di presentazioni e lo stesso si presenta in sala con questa grande consapevolezza realizzando su schermo il world building di un’utopia che tutti, amanti e non, abbiamo assimilato in circa due decadi: i Pokémon esistono, camminano con noi e possono essere anche catturati, allenati, allevati o fatti combattere in battaglie più o meno legali.

Da questo semplicistico punto, si snoda la trama del film, con un protagonista ex allenatore di Pokémon e uno strambo Pikachu parlante assuefatto di caffeina e da un’unica missione: ritrovare il suo partner, padre del giovane protagonista, ritenuto dal mondo morto.
A contorno di questo i classici tipi loschi, quelli che tramano all’oscuro di tutto e tutti mentre in un laboratorio segreto Mewtwo medita di fuggire dalla trappola di metallo in cui è stato rinchiuso – con grandissimo omaggio a quello che era il primissimo film d’animazione dei Pokémon, quello del 1998, che vedeva Mewtwo contro Mew.


I Pokémon dunque tornano al cinema in una forma ancora inedita nonostante la lunga carriera che ha toccato card game, videogiochi, manga, anime e film d’animazione, ovvero la formula del film in live action, restituendo una nuova visione di questi animaletti vicina a quella del nostro mondo.
Indirettamente – o non – il film si prefissa almeno due obiettivi: parlare sia ai fan di vecchia data che a quelli nuovi. D’altronde fenomeni come quello dei Pokémon è pari solo a DragonBall per durata decennale e fiamma della passione che ancora fatica a sopirsi, anche grazie a una continua produzione di materiale.

Detective Pikachu riesce a comunicare meglio con gli spettatori più piccoli, perché nel suo abbracciare più pubblico possibile, alla fine ci si rende conto che la resa finale è quasi un ibrido non ben definito, e forse è la miglior soluzione audiovisiva che potesse prendere questo prodotto, perché nella stretta necessità di far contenti tutti, qualcuno o nessuno, Detective Pikachu prende la strada sterrata, allunga il giro, dentro ci mette grande personalità, vizi, problemi, una trama da thrillerone anni ’30 con continui plot twist (ed è forse la parte che si segue con maggiore difficoltà) e tanta, tanta azione, specialmente nel terzo atto, del tutto inaspettata e incredibilmente piacevole e incalzante.

Che Warner Bros ne voglia fare un franchise o no, non è dato sapere, ma al pari di altri film di grande portata (vedi Endgame), Detective Pikachu è davvero un grandissimo film evento per qualcosa che riguarda i Pokémon, perché che li abbiate seguiti o no dall’inizio, Detective Pikachu smuove quella sana voglia di curiosità, di fiondarsi al cinema e scoprire cosa hanno fatto con quelle creaturine che si sono tagliate una fetta importante dell’immaginario nerd, e il risultato finale è quello che ci si aspettava, carico di nostalgia, di colori sgargianti, divertimento e Pokémon in live action, una roba che solo pensata venti anni fa, sarebbe stata da sballo. E di fatto lo è.

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Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci
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