Godzilla II – King of the Monsters, all hail the King!

Quello che fa Godzilla II – King of the Monster è una chiara operazione di pulizia e indirizzamento già iniziata con Kong: Skull Island.
Dopo aver aperto le danze con il primo Godzilla di Gareth Edwards del 2014, nel 2017 con l’uscita di Kong: Skull Island si confermò anche la creazione di quello che viene denominato MonsterVerse, ovvero un universo condiviso dove portare su schermo epiche battaglia tra mostri mentre distruggono intere città.

Con questa terza pellicola ufficiale, la rotta narrativa viene indirizzata verso le intenzioni produttive future, quindi la vena autoriale e pacata, la regia chirurgica e ricercata vengono in parte accantonate, per abbracciare una finalità più attenta all’occhio e al valore cromatico, assieme a una dose di azione massiccia e feroce.

Con una messinscena quasi impeccabile nei colori – la fotografia di Lawrence Sher è perfettamente in linea con la finalità distruttiva del film – Godzilla II – King of the Monsters è un’orgia di colori e di azione, un susseguirsi di scontri sempre più grandi e feroci tra Godzilla, Mothra, King Ghidorah e Rodan che decidono di darsela di santa ragione per quasi più di due ore.

godzilla II king of the monsters recensione

Alla base di questo scontro, le solite questioni di predominio razziale, concetto che purtroppo comincia ad essere fin troppo ridondante negli ultimi anni. Lo scontro tra razze era avvenuto prima con il reboot del Pianeta delle Scimmie, poi evoluto con Jurassic World e lo ritroviamo anche qui, dove tra i titani e il genere umano sembra esserci un rapporto di sudditanza – i titani sono visti come antiche divinità e quindi diretti proprietari di questo pianeta – sviluppato sempre tramite il disagio familiare, con un quadretto di moglie, marito e figlia infarcite dal miglior incipit spielberghiano.

A deludere semmai è proprio la svolta drammaturgica, laddove il pubblico aveva già dimostrato di preferire le classiche “botte da orbi” su schermo, la sceneggiatura non rinuncia ad inserire la parabola umana – debole – che automaticamente rende quasi tutta la storia un piccolo colabrodo di situazioni dove ci si mette la classica toppa grazie alle tante e diverse apparizioni dei grossi kaiju su schermo.

Chiaramente, tolte queste piccolezze, la forma supera di gran lunga il contenuto narrato e traccia la linea per tutto ciò che verrà dopo, ovvero continuare ad attingere dai film originali di Godzilla, inserendo sempre più riferimenti ben distinti (ci sono almeno tre momenti di chiaro omaggio al primo e al quarto film della saga originale) e spianare la strada per tutto ciò che verrà dopo, rispettivamente Godzilla Vs. Kong nel marzo 2020 e un già tacito Godzilla 3, o almeno è quello che speriamo, perché ciò non toglie di star assistendo ad un film dove ci sono mostri grandi come grattacieli che si sparano onde di energia dalla bocca.

Ultimo ma non meno importante è un plauso alla Warner Bros. che è riuscita a creare, nonostante tutto, un piccolo universo narrativo che con tutti i suoi possibili difetti, ha un potenziale pazzesco che film dopo film riesce a far emergere a piccole dosi. Un universo narrativo nato un po’ per caso che riesce a fare la gioia di tutti, nerd e non.

godzilla II king of the monsters recensione

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

You may also like...

Condivisioni