Men In Black – International, Black suits coming

In qualche modo è ciò che ci riesce meglio, inquadrare, contestualizzare e indicizzare un certo titoli in un panorama odierno, guardando dietro e avanti ad un titolo in questione.
Men In Black – International esce fuori dalla classica produzione travagliata: Men in Black 3 è stato un successo planetario inaspettato, con i costi di produzione che si gonfiavano giorno dopo giorno e la paura di un flop al botteghino, quando invece con i suoi quasi 630 milioni di dollari annullò il dubbio su quanto il franchise MIB a distanza di più di 10 anni potesse ancora interessare al pubblico.

Finito questo capitolo e sicuramente con gli stessi Will Smith e Tommy Lee Jones che non volevano tornare con un quarto capitolo, indicando questo terzo come chiusura della loro storia, si concretizzò un improbabile cross-over per mandare avanti i MIB senza i due attori, ovvero far incontrare due franchise, quello dei MIB con 21/22 Jump Street. Sulla carta un’idea tanto folle quanto potenzialmente funzionante, ma poi tra annunci, smentite, un MIB 4 confermato e poi rimaneggiato, tutto si perse in news, indiscrezioni e rumor.
Poi i primi ciak, le prime immagini di Chris Hemsworth e la conferma che un quarto capitolo di Men in Black era in lavorazione, con un film che si collocava come sequel, riconoscendone la mitologia fino a quel momento, ma cercando uno slancio da reboot.

Senza girarci troppo attorno, Men In Black – International è un film che fatica a portare a casa anche la più semplice delle situazioni, ed è davvero un gran peccato. Idealizzata – magari indirettamente – come saga contenitore di tutto ciò che ha funzionato al meglio negli anni ’90 e ’80 (fantascienza, narrazione leggera ma intelligente, buddy movie, umorismo tagliente e capace di creare momenti cult), la trilogia di Men In Black – ci mettiamo dentro anche il secondo, dai sì – è stato il saluto crossgenerazionale per abbracciare l’arrivo degli anni 2000 e di quello che possiamo indicare come la nascita e proliferazione dei cinecomics, ed è proprio da quest’ultimi che prende spunto Men In Black – International, cercando fin troppo ingenuamente la strada facile e povera, infarcendo lo schermo di attraversate nel globo, attori di gran richiamo, una trama banalotta e sostanzialmente poco interessante, qualche spalla e alieno ben riuscito e nulla più.

mib international recensione

Di tutto ciò che si è costruito per fondare la bella ed affascinante mitologia dei Men In Black non vi rimane nulla, o almeno, si è persa tutta quella magia affascinante per cui si guardavano gli uomini in nero con uno sguardo acuto e attento, cercare il mistero dietro quelle armi spaziali o il loro neuralizzatore.

Insomma, proprio in queste piccolezze, su una tavola ampiamente apparecchiata da altri, MIB International sbaglia proprio la portata principale. Viene difficile affezionarsi ad una storia che sembra un semplice pretesto per montare di conseguenza tante e diverse scene d’azione.

L’aspetto più deludente è come la coppia Chris Hemsworth e Tessa Thompson, nonostante si siano già incontrati altrove, qui sembrano distanti anni luce, in pieno overacting e sfiduciaci palesemente di tutta questa operazione.
Sono ottime tutte le spalle, da Liam Neeson a Rebecca Ferguson, ma troppo poco per salvare un film preda di una confusione senza precedenti e mancanza di carisma. E poi sì, un film MIB senza carisma è difficile immaginarlo, motivo per cui la delusione è stata doppia e più scottante.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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