Cosa aspettarsi da Joker di Todd Phillips

Alienazione, società oppressiva, il Taxi Driver di Martin Scorsese e psicolabili in giro per la città di Gotham con una maschera da pagliaccio. Mai avremmo pensato di avere così interesse per quello che, senza indugio, ombra di dubbio o parvenza di vergogna, è ufficialmente a meno di smentite il primo cinefumetto arrivato in concorso ad un Festival cinematografico. Addirittura in una cornice come quella del Festival di Venezia.

Andiamo per gradi.
In una realtà audiovisiva dove ci si sbatte per avere il franchise cinematografico di punta, da sfruttare e spremere fino al midollo, la Warner Bros, che detiene i diritti di sfruttamento dei personaggi DC, sulla scia della Marvel propone il suo DC Extendend Universe. Aquaman, Wonder Woman, Shazam!, tutti successi che comunque sono un semplice segnale di buona omologazione, quando invece per cercare di emergere e differenziarsi, serve il progetto inedito.
Fuori Snyder dalla produzione per i motivi già noti, entra Walter Hamada che pur continuando la produzione di film per arricchire il filone principale, apre la strada a film slegati da esso, che possano vivere e morire all’interno di quel minutaggio e come apripista serve il progetto forte.
Arriva Scorsese che produce, un’idea su un film inedito sul Joker, Joaquin Phoenix che accetta purché si tratti di un film singolo (l’attore aveva rifiutato la parte di Doctor Strange per la Marvel a causa degli eccessivi impegni a lungo termine) e la possibilità di sviscerare una storia forte, fuori dalle righe, mandando palesemente a quel paese chiunque si aspetti un film sul Joker nudo e crudo.

Le conferme non tardano ad arrivare: Joker non seguirà assolutamente le fonti del fumetto. C’è da dire che le stesse origini della nemesi di Batman non sono mai state raccontate e ufficializzate in nessun canone, bensì rappresentate sotto forma di riletture, tra tutte la più famosa è proprio The Killing Joke firmato da Alan Moore.

joker

Proprio da questa opera potremmo fermare un primo punto su cosa aspettarci dal Joker di Todd Phillips. Negli anni ’80, il fumetto come tante altre forme di comunicazione, quali il cinema, subiscono una vera e propria rivoluzione. Il cinismo si fa strada tra le tavole dei grandi autori, plasmando gli eroi e antagonisti, in messaggi al mondo con chiari sfondi politici. Essi diventano pedine importanti nell’evoluzione e contestualizzazione storica di quel periodo.
Il Joker di Phoenix non sembra quindi staccarsi da questa boa indicativa. Facile quindi il paragone con il Taxi Driver di Scorsese – o anche Re per una Notte – che ci sembrano sempre paragoni giusti, ma funzionali solo a giustificare alcune necessità di catalogazione.
Da altri direttori di Festival che hanno visto il film si è alzato un coro unanime, di un film destinato a far parlare per molto tempo, di interpretazioni incredibili e di una storia raffinata e stratificata.

Bisogna anche capire la stessa natura del progetto che, come già detto oltre essere un grosso dito medio a chi si aspetta un film tratto dai fumetti, vuole veicolare un forte messaggio, calcare sul semplicistico concetto di una società che spinge al limite i suoi cittadini finché forse proprio uno di questi, prodotto di questa stessa pressione, reagirà con violenza inaudita verso i suoi capi e padroni.

La presenza della famiglia Wayne riflessa in particolare su Thomas – padre di Bruce – che è in corsa per una carriera politica, amplia il discorso e l’ipotetico scontro tra i due uomini, proprio sulla base della città di appartenenza, quella Gotham City teatro non più di miracoli americani, ma di caos, anarchia e totale follia.

Dalle premesse e da ciò che sappiamo, Joker sembra voler essere quel film costruito su quello stesso fascio di luce su cui i due matti volevano camminare nel vuoto. Poi il fascio si spegne e si cade giù nel baratro. Ci aspettiamo il classico viaggio all’inferno, su un gommone di anarchia, pilotato da un attore che difficilmente sbaglia i ruoli che accetta.

Gabriele Barducci

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`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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