Venezia76 – Restauri: L’impermanenza di The Incredible Shrinking Man

The strange, almost unbelievable story of Robert Scott Carey began on a very ordinary summer day. I know this story better than anyone, because I am Robert Scott Carey”.

La scelta di portare alla 76ma Mostra del Cinema di Venezia (sezione restauri) una pellicola come The Incredible Shrinking Man (in Italia anche conosciuta come Radiazioni BX: distruzione uomo, titolo dai toni profetico-apocalittici inventato di sana pianta) è facilmente spiegabile tramite quell’autoreferenzialità di cui un festival deve farsi carico nel collegare sapientemente il proprio passato con il presente: nell’edizione del 2017 il film di apertura fu il tematicamente simile Downsizing, accolto senza entusiasmo dagli spettatori e dalla stampa. La vicenda narrata è pressoché la medesima: un uomo con una vita normale finisce col diventare sempre più piccolo, minuscolo, infinitesimale, con tutte le conseguenze che ne derivano. Nel film di Alexander Payne c’è una precisa volontà dietro a questa decisione, in The Incredible Shrinking Man il protagonista è vittima di uno sfortunato evento.

Durante una gita in barca con sua moglie, contesto in cui la pace e il relax regnano sovrani, un uomo di mezza età viene investito da una nube tossica che gli lascia addosso radiazioni e brillantini. All’inizio tutto sembra uguale a sempre e la quotidianità prosegue indisturbata, qualche mese dopo iniziano gli spaventosi sintomi: perdita di peso e una progressiva riduzione dell’altezza. I test medici per determinare quale sia la causa e quale cura si possa adottare sono inconcludenti, la regressione di Robert è inarrestabile. Non ci sono soluzioni o vie d’uscita, come in un incubo. E così procede il film, senza sosta, instancabilmente, lungo i suoi ottanta minuti di durata. Il finale è cosmico-buddista, contro ogni aspettativa.

Sorprendente e votato a un puro intrattenimento non sciocco, The Incredible Shrinking Man è il risultato di un gran lavoro di regia, dietro la cinepresa c’è infatti Jack Arnold, la cui fama è giustamente legata a prodotti ibridi di fantascienza e horror (basti pensare all’immortale cult Il mostro della laguna nera recuperato e riaggiornato da Guillermo del Toro con il suo The Shape of Water), con una preferenza nei confronti di un’indagine pseudo-scientifica, terminante in una riflessione spiritualissima, piuttosto che per la ricerca dello spavento a tutti i costi.

Pertanto, le pellicole di Arnold inquietano per la loro vicinanza alla realtà paranoica vissuta ai tempi dagli americani, alimentata da pericoli atomici e provenienti da altre dimensioni, come nel caso di un film di due anni prima, Tarantola, che qui il regista cita platealmente omaggiandosi da solo. A metà strada tra i beceri B-movies e la serie A di Hollywood, senza sconfinare mai da una parte o dall’altra, questo è grande cinema anticipatore della spettacolarità degli anni ’80. Imperdibile per gli amanti del genere.

The Incredible Shrinking Man recensione gatto

Meowww.

Simone Tarditi

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