RomaFF14: Downton Abbey, eleganza della parola e del costume

Che poi, alla fine, non c’è mai stato un vero bisogno di un film di Downton Abbey, o, almeno, la stessa esistenza di questo non riesce ad espandere il discorso sulla conferma delle incredibili qualità narrative e di messinscena dello stesso progetto televisivo.
Radunando una schiera di fan in tutto il mondo, il film di Downton Abbey si colloca lontano dagli eventi televisivi, facendo qualcosa che X-Files provò durante gli anni di maggior successo, ovvero spezzare la serialità televisiva con un episodio al cinema, con più budget, una storia mai dispersiva, ma ricca di approfondimenti e autoconclusiva. Insomma, qualcosa che nella sua  natura avesse un unico e solo obiettivo: confermare il grande successo della serie anche al cinema.

Con Downton Abbey questa operazione risulta incredibilmente riuscita. In prima base, il grande successo al botteghino nel mercato statunitense, con quasi 160 milioni di dollari incassati. Risultato non male per una produzione di scarsi 20 milioni con una cura ai dettagli quanto alle scenografie e i costumi davvero impressionante. Numero di incassi che corre di pari passo al numero di fan sparsi nel mondo tanto da aggiudicarsi anche una distribuzione non indifferente (Universal).
Con i reali d’Inghilterra che sono in procinto di passare dei giorni nella tenuta di Downton Abbey, i suoi abitanti sono in fermento: c’è da organizzare la casa, il banchetto, le decorazioni e qualunque altro bisogno sia di stretta necessità agli invitati.

downton abbey recensione

Nelle due ore di film si dipanano due storyline: al piano superiore i reali e relativi intrecci familiari, portati avanti dal trascinante cinismo del personaggio di Maggie Smith, con poche battute ma sempre innestate al momento giusto per capovolgere la situazione. Al piano inferiore gli inservienti, i quali dovranno vedersela in una sfida sull’onore con la servitù dei reali che vogliono mettere al bando i primi che avere il controllo per i successivi due giorni.
Affascinante è quanto questa classe di lavoratori sia così dedita alla sua mansione tanto da farne uno stile di vita: servire è l’arte più antica del mondo, qualcuno la riconduce a Dio stesso e la stessa posizione è un privilegio per cui bisogna lottare con le unghie e con i denti per mantenerlo.
Di poco conto ciò che succede altrove, con saccenti parentesi per inquadrare questi anni ’20 ancora bigotti e bisognosi di evoluzione, tanti elementi inseriti in un contesto errato e motivo per cui sviluppati al di sotto delle reali potenzialità del messaggio che veicolano.

Senza spiccare per particolari meriti, il film Downton Abbey sembra essere più la testimonianza di un successo planetario senza tuttavia reggere le redini della serie, motivo per cui risulta di facile fruizione anche per chi ci si avvicina a digiuno dalla serie.

Gabriele Barducci

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- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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