Parasite, parassiti sociali dei nostri tempi

Bong Joon-ho è stato fin troppo chiaro già dalla proiezione del film, uscito poi vincitore, a Cannes: per favore, non spoilerate troppo del film. Difficile dunque addentrarsi nei tanti pertugi di colta raffinatezza e simbolismo che il regista ha infarcito il suo ultimo film.

C’è una famiglia povera – poverissima – e una famiglia ricca – ricchissima. La prima cercherà, con l’inganno, di avvicinarsi alla seconda, in particolare il figlio più grande del nucleo familiare disadattato comincerà a dare ripetizioni, fingendosi studente universitario, alla figlia della famiglia benestante. La paga è ottima, d’altronde per chi ha nulla, lo sperpero generoso dei ricchi, diventa un’incredibile occasione, così sempre con l’inganno, farà entrare nella casa dei ricchi, anche gli altri membri della sua famiglia, non spacciandoli mai come tali – tutti amici di, conoscenti di.

Quando questo macabro dipinto, per quanto innocente, viene pennellato con tutti i colori disponibili, dal thriller, alla commedia nera, con quel tocco horror che non guasta mai, Bong Joon-ho sposta la camera nella terza direzione: lo scantinato della casa dei ricchi, che nasconderà ben più di un mistero.
E ci fermeremo qui con la trama, puntellata il giusto per lasciare di assaporare il resto.

parasite

Lotta di classe, la sinistra contro la destra -non politica però. Mai come in questa occasione, Bong Joon-ho racchiude in questa pellicola, tanti degli stilemi che lo hanno consacrato come mano orientale incredibilmente prolifica di film mai banali e sempre disseminati di una forte struttura di analisi e critica sociale.

Come era in Memories of Murder con lo specchio del sistema politico che si infrangeva con il modus operandi delle forze di polizia, al semplicistico scontro tra classi sociali di Snowpiercer, tramutando un fumetto in un raffinato manifesto di rivalsa sociale.

Parasite è quanto di più forte e concreto sia uscita dagli ultimi dieci anni di cinema di Bong Joon-ho. La mano con cui gira ogni singola scena, infarcita da dettagli così insignificanti all’apparenza che racchiudono ulteriori messaggi di analisi, vedi la casa della famiglia disagiata, piena di scartoffie e altro, tutto così in disordine ma dannatamente importante per loro, mentre la casa della famiglia ricca, piena di oggetti cari, preziosi e di valore e nessuno di loro che riescono a dare un giusto valore a tale oggetto, posizionandolo come un classico ricco arrederebbe la sua grande villa.

Il regista gioca sapientemente con il generi, fondendo e costruendo principalmente come una commedia nera – già dal suo incipit, con i figli poveri che cercano di rubare segnale Wi-Fi dalla vicina o da un locale nei paragi – ma liberandosi subito delle catene di genere per andare oltre, indagare in una storia che, in special modo nella seconda parte, diventa una vera e propria tragedia greca. Più vicino a Jordan Peele o ai recenti lavori di Lanthimos, Parasite è un’incredibile esercizio di stile e drammaturgia che conferma e ripropone il talento incredibile di questo Autore nell’affrontare storie mai banali, bensì, sfruttare e veicolare il genere, per rendere una perfetta fotografia dei nostri tempi, che guardando al passato (Memories of Murder) o al futuro (Snowpiercer), niente cambia e niente muta per rendere l’evoluzione e la storia nulla, facendo ricadere l’essere umano ad un parassita e cannibale di altri suoi simili, senza speranza di redenzione o di poter rivedere di nuovo la luce del giorno o il bianco di un inverno.

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Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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