Uncut Gems è un vero diamante grezzo

La vita di Howard è frenetica e senza apparente sosta. Ha un piccolo banco di gioielleria dove cerca di vendere pezzi pregiati a clienti di tutte le fasce, dal semplice borghese incuriosito fino al famoso giocatore di pallacanestro cui affidare grossi gioielli e sperare di incassare una grossa cifra. Uscito da quel piccolo spazio domestico, la sua vita è altrettanto incasinata: ha un debito di più di 100 mila dollari con un criminale di zona, una ex-moglie che lo odia, dei figli da mantenere e una compagna attraente a cui Howard non riesce a riversare il giusto sentimento, tra momenti di grande passione e altri di litigi.

Il nuovo film dei Safdie Brothers è una vera e propria bomba ad orologeria. Si tratta di uno di quei prodotti per cui ci si ferma davanti lo schermo (lo trovate su Netflix) mani giunte sotto il mento a tenerci la testa e un agglomerato di attenzione, misto ad ansia e preoccupazione che ci attanaglia e ci lega sulla poltrona. In qualche modo intuiamo sin da subito l’epilogo di quella storia, ma vedere scorrazzare Howard su e giù per le strade, continuare a piazzare scommesse sportive, impegnare brillanti e gioielli che ha appena ricevuto in prestito per cifre sempre più esigue a seconda della situazione in cui si trova, per poi girare l’angolo e gestire quella somma e quel denaro in un altro modo.
Uncut Gems nella sua lucida follia si mostra come un film incredibilmente compatto, capace di trasmettere un vero e proprio costante disagio nella visione. L‘Howard di Adam Sandler in qualche modo ci appare anche disgustoso e lontano da qualunque forma di empatia, nel suo modo di essere un ebreo avaro e palesemente squilibrato, beato dal denaro, dai gioielli e dipendente dalle scommesse sportive. Più volte invocherà una tregua, si maledice sputando sangue e lacrime e quando tutto sembrerà girare per il verso giusto, sarà sempre lui che rovinerà tutto piazzando ancora un’altra scommessa, con il suo volto da che disperazione si illumina a giorno per un nuovo brivido del gioco e della possibilità di raddoppiare quella cifra ottenuta, cifra che avrebbe potuto impegnare per pagare i debiti che lo stanno tartassando.

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In qualche modo vogliamo bene a Howard, in una piccola dose: lo capiamo, quasi lo giustifichiamo, vorremmo il meglio per lui solo per smettere di essere in costante ansia per tutte le sue azioni scellerate e in questo piccolo uomo vediamo la voglia di cambiare vita, di modellare il il sogno americano attorno una pietra tanto rara quanto ottenuta con il sangue altrui.
Essenzialmente, nel suo piccolo, c’è tutto questo in Uncut Gems, un film che per più di due ore non fa altro che posizionarsi su questo piccolo ebreo nel mostrarci la sua routine e vediamo il disagio, la psicosi, l’instabilità mentale i dialoghi freddi e taglienti, il caos, la costante sensazione di assistere quasi a una tragedia greca, perché la possibilità che da dietro l’angolo possa uscire qualcuno e picchiare Howard è sempre più concreta minuto dopo minuto.

I Safdie inoltre aggiungono una New York fatta di bassifondi e di poveri spacciatori della nuova eroina, capace di rendere iperattivi solo i migliori compratori, ovvero i diamanti. Le dipendenze qui sono all’ordine del giorno, affrontate con grande lucidità registica senza dover mai scendere in discorsi banali: questo sono il male di Howard, ma nella sua apparente vita glitterata e lucente.
Un po’ come succede nei migliori film di supereroi, Howard è l’ennesimo anti-eroe americano, che ha sognato la grandezza, l’ha cercata e ottenuta con tutte le sue forze e dipendenze e alla fine è rimasto inglobato in una bolla di periferia e false speranze. Un po’ come la vita.

Gabriele Barducci

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