Berlinale70: Frem, l’aurora dei ricordi

Mentre il Nord Italia sprofonda nella paranoia per il coronavirus indotta dai media, all’interno della sezione Forum a Berlinale70 passa un documentario che, per contenuti mostrati, mai più lontano potrebbe essere dall’attuale condizione in cui versa il nostro paese. Niente supermercati saccheggiati, niente scorte di Amuchina, nessun episodio d’intolleranza verso le etnie asiatiche, nessun timore verso il mondo circostante. Si tratta di Frem, diretto da Viera Čákanyová.

È la cineasta a descrivere l’intento del suo lavoro fin dalle primissime immagini, catturate su pellicola e su supporto magnetico: “Ho girato questi filmati in analogico, come reminiscenza di una struttura materica, di una materia biologica, di noi … prima che tutto se ne vada, prima che scompaia, prima che diventi qualcos’altro. Volevo preservare ciò come un ricordo romantico dell’essere umano”. E sono immagini di onde su scogli, alghe a riva, uccelli sulla spiaggia, bambini che giocano, ma anche di animali uccisi, sventrati, fatti a pezzi, investiti.

La transizione che segue è quella che introduce all’intima natura di Frem, una serie di riprese in digitale realizzate con un drone sulle coste dell’Antartide. Una raccolta di viste aeree: le alture sul mare, le distese innevate e senza orme, frammenti di ghiaccio staccatisi e galleggianti in mare, foche non disturbate dal dispositivo elettronico che le filma, pinguini impauriti che si schierano in difesa o fuggono stortamente come in una comica Keystone, balene che se ne fregano e manco ci fanno caso, albatri che becchettano carcasse. Non mancano dei dinosauri in CGI. Non manca neppur un uomo, un unico, minuscolo come una formica, intento a fare il bagno completamente nudo in quelle acque gelide e a trovare ristoro in quella che è la sua abitazione: un rifugio a forma di container.

Più che un “requiem per l’homo sapiens”, come recita la tagline sul poster, l’intento di Frem pare legato a una visione sentimentalizzata della sua realizzatrice. Più che un testamento dell’umanità, Frem è un testamento personale per i ricordi filmici che Viera Čákanyová ha voluto collezionare insieme. Frem, la cui pronuncia vuole inevitabilmente giocare molto sul termine frame, mescola assieme le immagini di cui si compone, le pixelizza, le ripercorre avanti e indietro, come se altrettanta manipolazione potesse essere fatta del materiale mnemonico, che, sì, ha il potere di procedere in qualsivoglia direzione temporale.

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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