Berlinale70: Amazon Mirror, cambiare e distruggere

Presentato nella sezione Panorama di Berlinale70, il documentario Amazon Mirror (titolo originale O Reflexo Do Lago) si apre con una dichiarazione del Presidente Getúlio Vargas: “Ogni brasiliano sogna nel profondo di vedere l’Amazzonia. I nostri compiti erano quelli di conquistare la terra, controllare le acque, assoggettare le foreste. E durante questa battaglia, che sta andando avanti da secoli, stiamo ottenendo una vittoria dopo l’altra”.

È il 1945. Negli anni successivi il Brasile vede l’arrivo di molte corporazioni straniere, tra cui i giapponesi, incapaci di produrre l’alluminio in patria. Nella contea di Tucuruí (un tempo chiamata Alcobaça) viene costruita una centrale idroelettrica di dimensioni mastodontiche, ovviamente senza alcun riguardo nei confronti del paesaggio, senza pensare ai problemi che tale opera avrebbe provocato. L’insediamento della diga scatena dapprima una proliferazione di zanzare e altri insetti trasportatori di malaria, poi, in un secondo momento, la deforestazione. Tonnellate e tonnellate di legname vengono portate via da quelle zone, ma solo dopo che le foglie degli alberi sono state irrorate di agenti chimici per causarne la caduta. Ne consegue una strage di animali che provano a fuggire di lì, per non parlare dei veleni depositatesi nel terreno. Il tutto, solo al fine di far entrare soldi nelle casse della classe politica bisognosa di fondi per la propaganda. Chi ai tempi ha vissuto tutto ciò è oggi il testimone di un’estinzione ambientale. Quei ricordi della povera popolazione locali sono l’unica eredità lasciabile ai figli.

O Reflexo Do Lago Amazon Mirror Berlinale review

O Reflexo Do Lago, tra le opere migliori visionate alla Berlinale di quest’anno, colpisce per la semplicità di una narrazione “fluviale” che procede esattamente come un corso d’acqua: va avanti seguendo un filone principale e ruscella in microscopiche realtà secondarie. È una riflessione -ed è contenuta nel titolo stesso- sulle trasformazioni, sui cambiamenti, sul distruggere, sul creare. L’essere umano cresce nella Storia modellando quel che ha attorno a sé per perseguire un’idea di evoluzione (necessaria?) che è governata dalle leggi economiche, dal denaro.

Il Brasile di O Reflexo Do Lago è infatti oggetto di un’invasione avvenuta non attraverso milizie estere, bensì per mezzo del capitalismo. La t-shirt con Mickey Mouse, la bottiglia di Fanta riciclata per contenere il carburante, il bingo, tutte propagazioni dell’America in un contesto sempre più minacciato. Eppure lì, come altrove, la vita sembra andare avanti comunque, nonostante tutto. Neanche le foreste bruciate nel 2019, qui mostrate nella loro desolante vastità, sembrano ostacolare quella conquista tanto desiderata da Vargas e ora da Bolsonaro. Un desiderio di autodistruzione, irrefrenabile.

Simone Tarditi

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