Ma esattamente, Bombshell, cosa vuole narrare?

Nel 2016, l’amministratore delegato di Fox, in particolare la sfera giornalistica di Fox News, è Roger Ailes. Anziano e sovrappeso, egli vuole le donne della sua redazione sempre in tiro, campi lunghi sugli studi televisivi e gambe nude sempre accavallate e gonne più corte possibili.
Per gli altri è il gusto del guardare che allieta gli spettatori a casa che gli regala sempre grande audience. Le steccate a Trump in piena campagna elettorale dunque poco entrano in un discorso di piacere degli occhi.

Ben presto scopriamo subito il lato oscuro di questo grasso signore: far venire nel suo ufficio privato le nuove leve e molestarle sessualmente, dal guardarle le mutandine fino ad atti espliciti (forse) con un semplice finalità: il posto di lavoro dei sogni, non essere più una segretaria o lavorare dietro le quinte ma avere la lode del palcoscenico, arrivare nelle case di tutti gli americani.
Come dice lo stesso personaggio di Margot Robbie, Fox è un’istituzione per molte famiglie statunitensi, al pari di una religione “da che ho memoria, in casa si è sempre visto Fox, perciò non voglio perdere il posto, sarebbe una blasfemia”.

bombshell recensione

Di Bombshell, altro film che salta la sala per arrivare direttamente su Prime Video, se ne potrebbe parlare come una grandissima occasione mancata, la reale consapevolezza di aver sul piatto un tema tanto scottante – fatto di cronaca avvenuto per l’appunto a cavallo tra il 2016 e il 2017 – e la possibilità di mostrarne le tante implicazioni, che non toccano l’aspetto delle molestie sul lavoro o del ruolo della donna nel mondo del lavoro, bensì una quantità impressionante di venature che avrebbero reso il film sicuramente molto più gustoso, rilasciando invece un insipido piatto.
Il ruolo dei media, la diretta influenza politici su di essi come la stessa convivenza di addetti ai lavori, in contesti dove il sesso e il machismo sono predominanti, mentre si rifugiano in realtà omosessuali e con il poster di Hillary Clinton appeso in camera.
Quel gusto pop e narrativo de La Grande Scommessa viene riproposto, lo sceneggiatore d’altronde è lo stesso e cerca di bissare un ipotetico secondo successo con la stessa formula: prendi un evento controverso e ne indaghi le diverse cause ed effetti affidandoti a più punti di vista, ognuno che incarna un aspetto particolare, quale quello sociale, economico o psicologico.

Tutto perfetto e ben organizzato, ma a mancare è proprio il film, lasciando allo spettatore un’incessante sequela di eventi di cronaca, incollati e tenuti su soltanto dalla bravura degli attori, meno dalla perizia e dal ritmo della storia.
Gretchen Carlson (Nicole Kidman) lancia la bomba e poi nasconde la mano, poi si aggiunge Megyn Kelly (Charlize Theron) ad affondare la lama per poi passare su Kayla Pospisil (Margot Robbie), giovane di tante speranze e ideali che gli vengono letteralmente violati e violentati. Il personaggio inedito per cui identificarsi e infatti è la peggiore delle tre, specialmente quando tra muco e lacrime confessa all’amica lesbica le ingiurie ricevute.
Non un film costruito sul film del MeToo, no, semplicemente un’occasione persa, tant’è che situazione del genere la storia ne ha donate tante, tantissime, ma qui l’attenuante del media e dell’influenza politica (Trump non si è risparmiato battute misogine) avrebbe potuto scavare talmente a fondo da restituire una narrazione sicuramente migliore di quello che viene messa in scena.

Bombshell è passato ed è scomparso così, su internet, in streaming e forse è stato meglio.

Gabriele Barducci

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