In linea con l’assassino, al telefono con la morte

Ci lascia Joel Schumacher e, purtroppo come in questo caso, la pletora di ricordi si concentra solo quegli unici film oggettivamente brutti che hanno riempito la sua poliedrica filmografia. Niente da dire o da difendere, eppure è anche difficile trovare un regista che abbia sfornato solo capolavori.
Dai batcapezzoli, alla batcarta di credito, ma anche l’occhio di aver lanciato attori quali Matthew McConaughey, Keifer Sutherland e Colin Farrell.

Proprio questi due sono i protagonisti di uno dei migliori film della prima decade del 2000 firmati da Schumacher, In linea con l’assassino (2002 per l’esattezza) a cui fa eco anche lo sporco, ma solidissimo Tigerland, sempre con Colin Farrell ma uscito due anni prima. Questa alchimia e la capacità di scovare bravi attori e ritagliargli una parte cucita su misura era un elemento che molti, attori e registi, stanno ricordando nei loro messaggi di commiato per la scomparsa del regista: lavorare con lui era speciale, sapeva ascoltare e distribuire bene i ruoli e valorizzarli quando poteva.

Vedere il faccione di Colin Farrell per la prima volta è spiazzante. Lo si descrive subito come un attore arrogante, sicuro di se e falso. Probabilmente Schumacher lo aveva ben adocchiato già da prima e con Il linea con l’assassino, gli restituisce tutta questa sensazione a pelle, mostrandosi subito come un personaggio odioso.

in linea con l'assassino

Stuart Shepard è proprio così, un pubblicitario arrampicatore sociale, spregevole, bugiardo e fedifrago. Gira su e giù per New York con accanto un novellino a cui promette successo e lo sfrutta come può. Tra un gossip e un servizio fotografico schedulato per i suoi clienti, si ferma in una cabina telefonica a fare una chiamata. Da lì non ne potrà uscire, perché un cecchino lo ha preso di mira. Se metterà un piede fuori dalla cabina, lo ucciderà. La sua colpa? Essere uno schifoso bastardo. Redimersi sarà l’unico modo per avere salva la vita, una seconda possibilità con un mirino rosso puntato sulla tempia.

Joel Schumacher ha dimostrato di dare il meglio delle proprie capacità in progetti di basso budget e basso profilo. Il linea con l’assassino è tra questi, un film quasi semplicistico nella realizzazione, ma ben più complesso nella sapiente gestione del ritmo quanto del montaggio e dell’uso di ogni risorsa a disposizione.

La camera si alterna, tenendo un profilo stretto e agosto dentro la cabina, il fiato sul collo e il sudore sulle punte dei capelli di Stuart, mentre quando è fuori, i campi sono lunghissimi. Questa contrapposizione distingue due mondi ben distinti, l’agognata libertà, la quotidianità vissuta da prostitute dall’aria stanca, poliziotti con un matrimonio fallito e due donne in contrapposizione tra di loro, moglie e futura amante. La cabina al centro, una cornetta da cui esce una voce e una scelta difficile.
La costruzione della storia, quanto del personaggio, non è nuova a Schumacher. Il background con cui si affaccia a questi stereotipi è sempre stato importante per iniziare un rapporto di immedesimazione con lo spettatore. Noi odiamo Stuart, ne vediamo le debolezze quanto il suo essere viscido e mano a mano che la sua corazza cede, riusciamo a comprenderne il dolore. Nel quadro genere, l’assassino silenzioso, il killer delle buone intenzioni, è un novello Batman – Ah! – che giudica e annienta le mele marce del sistema.

Cambiane uno, per cambiare il mondo, forse. Ricordare Joel Schumacher per ciò che ha sbagliato è abbastanza bigotto e segno di pochezza. Come tanti altri, vediamo cosa ci ha regalato, che è stato tanto, di gran cuore e ha seminato altrettanto in altri giovani registi.

Gabriele Barducci
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