Venezia77: 50 (o dos ballenas se encuentran en la playa), l’amore ai tempi della Blue Whale

Venezia77: 50 (o dos ballenas se encuentran en la playa), l’amore ai tempi della Blue Whale

September 14, 2020 0 By Gabriele Barducci

Pubblicizzata e presentata alle masse non più di un paio di anni fa, ma esistente da una buona decade con molti mangaka giapponesi che ne hanno trattato il tema, quello della Blue Whale si è contraddistinta tra mitomania, esagerazione e colpi su colpi da parte di testate giornalistiche e non. Strano dunque che nessuno aveva pensato prima di oggi di farne un film.

Félix ed Elisa sono due adolescenti di 17 anni che stanno “giocando” alla Blue Whale, quello delle 50 sfide giornaliere che portano al “premio” finale, il dover suicidarsi per prendersi (e dunque togliersi) la loro vita, strapparla alle grinfie di un quotidiano che non gli appartiene e di un futuro incerto. I due ragazzi vivono nell’ombra di qualcosa che non capiscono, che li mettono a disagio, Suicidarsi previa organizzazione selettiva e ben calibrata, è il modo più ordinato e meno traumatico per affrontare l’atto.

Il film, opera prima del regista Jorge Cuchí, per più di 25 anni attivo nel campo della pubblicità, ha ben chiaro l’obiettivo da raggiungere, meno invece nella consapevolezza dei propri mezzi con cui arrivare al punto. Potrebbe essere grossolano l’errore dunque di vedere questi due ragazzi come vittime di un sistema che li ha stritolati giorno dopo giorno, accusando della loro infelicità e depressione un sistema di valori e affetti che non rientra nel loro ordine naturale delle cose. I due infatti si conosceranno verso la prova numero 45: si rispecchiano in questo dolore e si amano sin da subito e proprio per siglare questa emozione, la promessa è quella di suicidarsi assieme. Peculiare la richiesta di lei “uccidiamoci nella vasca, tagliandoci le vene nell’acqua piena di schiuma, tanta schiuma, così quando ci troveranno non sapranno mai che eravamo depressi”.

Elisa dunque vuole uccidersi assieme a Félix perché non vuole morire da sola. Su questo fronte, il film viene salvato da delle interpretazioni fulminanti, infatti i due attori si trasformeranno in veri gusci vuoti, privi di ogni emozione, anche quando uccideranno persone nella folla quotidiana urbana, oppure decideranno di assassinare assieme una persona “cattiva”. A delle interpretazione chirurgiche c’è la mancanza di una struttura che possa giustificare la ricercata empatia per questa ragazzi: si infliggono dolore, si mutilano la pelle, uccidono persone e tutto il film ci chiede di giustificarli, di capirli. La loro morte è il sollievo finale, due anime che sono consapevoli di poter essere libere dalle spoglie mortali per amarsi solo nell’aldilà.

La morale dunque surclassa le intenzioni finali per far divenire il film un coacervo di contraddizioni che mettono a dura prova lo spettatore (e i pesantissimi 122 minuti si sentono tutti, diventano anche molesti) che in più di un’occasione si chiederà da che parte stare, se lasciarsi trascinare e capire questo dolore e giustificare le loro azioni o semplicemente assistere a una pellicola di due ragazzi depressi e sbandati. Ovunque lo si vede, si potrebbe non cogliere l’obiettivo del regista, meglio dunque lasciarsi andare a qualche bella trovata visiva (l’aldilà idealizzato come una spiaggia dove amarsi accerchiati da balene morte spiaggiate in bianco e nero)

Gabriele Barducci